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Il diavolo in convento

Questo post è una denuncia contro la ventilata chiusura o dismissione del Convento di San Francesco nel Comune di Tramonti, Costa d’Amalfi. Sarebbe un evento infausto ed infelice sia per la comunità francescana che per quella civile e religiosa del Comune tramontino. Significherebbe tradire in nome della modernità la devozione a San Francesco, cancellando un pezzo di storia di questa nobile terra non solo generosa ma anche operosa.

Non è un caso che sulla copertina di un recente libro edito dal “Centro di Cultura e Storia Amalfitana” e dallo stesso “Comune di Tramonti” appare un quadro di un noto artista di questi luoghi raffigurante emblematicamente “la Devozione del popolo di Tramonti a San Francesco”. L’opera è di Mario Carotenuto, un acrilico olio su tela, in formato grande che, tra l’altro, fa opportunamente da cornice all’aula consiliare del comune. Un patto che non può essere impunemente cancellato o annullato nè tanto meno ignorato dai cittadini di Tramonti e dall’intera comunità umana, religiosa e culturale della Costa d’Amalfi. Cercherò, per questa ragione, di inquadrare per quanto mi è possibile, in un giusto e corretto contesto storico, sociale, umano e religioso, la situazione. Facciamo appello a chi ha a cuore non solo le ragioni della fede e della devozione francescana, ma anche a chi intende conoscere, difendere e far crescere le radici di una identità. Non si cancella la storia di una comunità sotto i colpi di una presunta modernità. Cercherò di essere chiaro, fattuale e documentato in maniera da permettere a chi, lettore vicino o lontano, avrà la bontà di leggere questo articolo (che verrà diffuso online ed in ogni modo possibile) di poter partecipare attivamente, intervenendo anche con commenti, proposte ed osservazioni. Alla fine del post il lettore troverà un link alla galleria fotografica che abbiamo approntato per documentare i luoghi di cui stiamo parlando.

Il paese di Tramonti, in provincia di Salerno, Costa d’Amalfi, è uno dei tanti piccoli comuni d’Italia. E’ formato da tredici villaggi diversi e distanti tra di loro, disseminati in una vallata della costiera amalfitana. Fa parte dei Monti Lattari, un antico promontorio naturale, oggi diventato Parco Regionale, che si distende armoniosamente nel mare Tirreno, tra il golfo di Salerno e quello di Castellammare di Stabia. Va dalla vetta del Monte Cerreto alla Punta Campanella, arrivando quasi a toccarsi con l’isola di Capri. Una realtà diversificata nel tempo, caratterizzata dallo spazio in cui si colloca. Un territorio famoso sin dai tempi antichi, ma rimasto tagliato fuori dalle grandi trasformazioni del mondo circostante, ancora quasi intatto nella sua genuina originalità. Matteo Camera, noto storico amalfitano dell’ottocento (1807-1891), oltre cento anni orsono, nell’anno 1876, tracciò del paese di Tramonti un sintetico e documentato quadro nelle sue “Memorie Storico-Diplomatiche dell’Antica Città e Ducato di Amalfi”. Il lettore di oggi leggendo questo testo ha il piacere di scoprire non solo il sapore degli anni passati ma anche il valore del tempo trascorso in termini di memoria preziosa. La descrizione che il Camera fa della Valle di Tramonti, delle sue borgate, della storia degli abitanti e delle loro battaglie per la sopravvivenza, è abbastanza schematica e pittoresca, ma resta sempre documentata e realistica.

Ci separano più di cento anni da quando quella storia fu scritta. Eppure sembra che da essa, a noi del XXI secolo, ci divida non un secolo bensì un millennio. Come si fa allora a dare valore a secoli e millenni trascorsi e dimenticati se monumenti e documenti che fanno eco al tempo che passa, vengono ignorati, cancellati o addirittura distrutti? Scriveva un anonimo scrittore in un manoscritto del 1755, esistente nella biblioteca della Parrocchia di San Bartolomeo Apostolo, nella frazione di Novella, uno dei tredici villaggi di Tramonti: “Patiscono gli uomini tutti uno innato desiderio di tramandare ai posteri tutto ciò che da essi loro operato ne viene di rimarchevole e glorioso per mantenerne perpetua la memoria. Quindi suole allo spesso accadere che per potere maggiormente e comodamente un tale loro desiderio per altro fortissimo ponere in esecuzione, vogliono tutte le loro gesta trascrivere nelle grande visioni che vanno poi a fedelmente conservare ai loro posteri e discendenti”.

Ma oggi, in questo nostro tempo elettronico fatto di memoria digitale, che diventa di giorno in giorno sempre più infinita e potente, ma anche più aleatoria ed evanescente, nessuno sembra avere voglia e tempo di riconoscere e ricordare la propria identità. Uomini di questa valle di Tramonti che un tempo, come muli, e con i muli, portavano oltre il Valico di Chiunzi i loro carichi di frutta e di verdura da vendere ai lontani mercati di Nocera, di Pagani e di Sarno, oggi viaggiano su mezzi moderni e veloci. Una comunità che stenta a resistere agli attacchi della modernità, anzi sembra che abbia deciso di sposarla tradendo il suo passato. Anime residenti che si spostano di continuo, che lavorano quella poca terra rimasta all’invasione del cemento. Gente bombardata da tutti i tipi della moderna comunicazione. Ogni giorno vanno altrove per lavorare, comprare, vendere, farsi curare, studiare, per poi rientrare a sera nelle proprie case dove ritroveranno i propri anziani lasciati solo a coltivare l’orto, a ripulire la vecchia cantina o a rimuginare da soli i propri ricordi. Li ritroveranno seduti in salotto davanti alla TV a guardare il mondo degli altri. Mondi che non conoscono e che non sanno comprendere. Immagini che appaiono e scompaiono sullo schermo, finestre aperte su una realtà che farebbe loro compagnia se solo la sapessero leggere. Ma spesso si sorprendono a guardare senza vedere, sentono senza capire, parlano senza comprendere. Vecchi che osservano muti ed immobili i giovani che parlano, chattano, si inviano messaggi al cellulare, vanno e vengono, ascoltano musica scaricata dalla rete, preferiscono correre lontano inghiottiti dalla folla del tempo, sulle spiagge della costa oppure tra la folla delle città vicine e lontane.

E le memorie vere chi le conosce? Chi le conserva? Dove si nascondono? Chi le raccoglie? Chi le custodisce? Che razza di paese è diventato Tramonti? Una realtà umana che cambia, che si è cambiata, trasformata, diventata “altro”. Confrontatela con quella di cui parla e scrive a distanza di poco meno di trenta anni il frate francescano Salvatore Fierro nel suo libro e tiratene le conseguenze. Se poi avete bisogno di approfondimenti meditati e documentati non dovete fare altro che prendere tra le mani il ponderoso volume “Tramonti la terra operosa” di cui ho già detto. Una lettura indispensabile per far rivivere la memoria storica di una comunità che sembra però non sapere o volere più leggere nè ascoltare. Nemmeno l’accorata parola dell’ultimo frate del convento, il solitario fra Mario, smuove i pochi e fedeli amici rimasti di San Francesco quando si dice loro che tra poco il convento chiuderà i battenti e andrà altrove. Forse anche lui verso Maiori, ospite dell’altro convento e dell’altra comunità.

Nessuno sembra voler ascoltare la sua voce solitaria. Forse sperano che se ne vada presto da quel posto di vera missione, così potranno mettere le mani su quel monumento della storia di Tramonti dove ha vissuto per circa cinque anni dibattendosi tra mille problemi e antiche difficoltà. Lui stesso potrà dirvi che ormai quanto aveva previsto il suo buon predecessore e confratello fra Salvatore si è avverato. Il Convento di San Francesco non è altro che un “peso” troppo pesante per la confraternita, da sostenere non solo perchè senza sostegni economici nonostante i tentativi fatti di dare vita a realtà diverse e moderne di accoglienza ed aggregazione. La realtà è che alle difficoltà economiche si sono aggiunte anche quelle che sempre lo stesso fra Salvatore aveva paventato nel suo libro: la carenza di vocazioni. Fra Mario potrà parlarvi anche di qualcosa di ben più grave: la perdita della coscienza morale e religiosa di una comunità che sembra non volere più tenere fede al patto di devozione che strinse con il suo fondatore cinque secoli fa.

Sono state avanzate diverse proposte concrete per una eventuale acquisizione o utilizzazione del Convento di Tramonti. Ne ricordiamo due in particolare: 1. L’uso in comodato di tutto lo stabile per conto della Diocesi facendosi carico della manutenzione ordinaria e straordinaria. L’uso per fini pastorali (ritiro del clero - casa di accoglienza per gruppi diocesani e non, alla ricerca di spiritualità - sede per alcuni futuri parroci che dovrebbero operare sul territorio di Tramonti suddiviso in tredici piccole parrocchie). 2. la possibilità di far “convivere” nello stesso stabile, con necessari adattamenti tre comunità: la comunità delle Suore Serve di Maria Riparatrici al piano superiore dove stanno attualmente; uno spazio per sacerdoti impegnati nella pastorale e una sufficiente presenza francescana, molto richiesta dalla popolazione. Sono proposte che finora non hanno avuto esito da parte di chi deve decidere il futuro ed il destino di questa realtà conventuale che costituisce un pezzo di storia di Tramonti e della storia della presenza francescana in Costa d’Amalfi. Tutto tace al momento e di sicuro nessuna voce si sentirà nel frastuono estivo di questi giorni. Non pochi sperano, nonostante il pessimismo della ragione, che il portone del Convento di San Francesco continui ad essere aperto, come lo è stato per secoli, alla fede dei cuori e al fervore delle opere. Se invece queste porte si chiuderanno allora vuol dire che nelle sue mura si sarà insediato l’antico ed eterno nemico dell’Uomo: il Diavolo. Sappiamo che potrà manifestarsi sotto infinite spoglie. Sta a noi tutti, ed in chi crede in San Francesco in particolare, far sì che ciò non avvenga.

La galleria fotografica qui al link è opera del fotografo tramontino Antonio Salsano che ha prestato il suo ingegno alla causa gratuitamente.

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