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La Capri di Axel Munthe

“La Storia di San Michele” è un libro che venne pubblicato nel lontano 1929. D’allora non è mai stato fuori stampa. E’ un libro che parla non solo di un’isola per tutte le stagioni, sempre alla moda, ma anche del suo autore, la figura di uno straordinario medico svedese che aveva settanta anni quando cominciò a scriverlo. Decise di scrivere per insegnare a se stesso l’uso della macchina da scrivere. Fu un libro che ebbe un immediato successo. Il titolo sembra essere del tutto improprio, perchè non è affatto un romanzo.

Amo “La Storia di San Michele” per varie ragioni. La prima è che l’aveva mio padre nella sua biblioteca, in una edizione Mondadori del 1931, se non erro. Lui, piccolo titpografo ed editore, aveva letto e condiviso con il suo caro amico di letture “Totonno”, le recensioni del libro apparse sul “Corriere” e su “Il Mattino”. I due amici bibliomani non ebbero il piacere e l’opportunità di visitare quell’isola magica perchè troppo lontana dal loro piccolo e limitato mondo di provincia meridionale. Ci sarebbe voluta un’intera giornata di viaggio per attraversare in treno la Valle del Sarno, dove vivevano, alle spalle di “sterminator Vesevo”. Sarebbero dovuti arrivare a Napoli ed imbarcarsi su di un battello al molo Beverello, per quell’isola che tanto affascinava viaggiatori provenienti dalle parti più disparate del mondo. Non era una cosa facile a farsi a quel tempo. Un mondo del tutto diverso da quello di oggi. In solo qualche ora oggi ci arrivi da qualsiasi parte del mondo. Quando ci sei arrivato e l’hai visitata e posseduta, quell’isola diventa come se non ci fosse mai stata. Appunto: “l’isola che non c’è”.

Tutto resta come un abbaglio: una magia, una malia. Come magico ed ammaliante poteva essere il canto delle sirene che stordì Ulisse in quelle stesse acque qualche millennio fa. Un’altra ragione per amare questo libro è il fascino straordinario che emana la figura e la vita del suo autore: Axel Munthe. Terza, decisiva ragione consiste nel fatto che la lettura del libro ben si abbina con una visita all’isola di Capri. Anzi è una chiave di lettura fondamentale per entrare nello spirito dell’isola delle sirene. Ultimo, ma non meno importante motivo per fare questa lettura è che sia il libro che il suo autore possono, come dire, “materializzarsi”, visitando i luoghi dove l’autore ha vissuto e scritto la sua straordinaria vicenda esistenziale: la Villa sul Monte San Michele di Anacapri.

“In una Capri dove l’incanto luminoso della natura prende risalto dalla penombra segreta della storia e del mito, Axel Munthe, medico di fama internazionale, trova il proprio luogo di elezione, la terra dove costruire San Michele, la splendida casa in cui potrà essere pienamente se stesso. “La Storia di San michele” fu scritta su consiglio di Henry James in un momento particolarmente doloroso per l’autore ormai anziano, malato agli occhi, tormentato da un’angosciosa insonnia. Raccontando l’impegnativa e gioiosa realizzazione di un sogno, Munthe racconta di sè e dei suoi tempi, rievoca un’Europa cancellata dal conflitto mondiale, testimonia il drammatico nascere di un nuovo mondo, ma sopratutto coglie con straodinaria semplicità il legame profondo che intreccia ogni esistenza alle altre in un fluire di vita tra uomini, animali e luoghi. Nel rifugio che si è creato egli può consapevolmente ripercorrere i propri ricordi e attingere a quella fonte della saggezza che sgorga “nel nostro suolo, tra i profondi abissi dei nostri solitari pensieri e sogni”.

Molti critici hanno avuto difficoltà a definire questo libro come un romanzo. In effetti si può dire che il libro è una sorta di autobiografia, un libro di memorie, un diario esistenziale. Qualcuno addirittura l’ha definito “a story of death”, una “storia della morte” come lo stesso Munthe dice in una delle sue prefazioni al libro: “Forse a ragione, perchè la morte abbandona raramente il mio pensiero… Ho tanto lottato con la mia lugubre collega; sempre sconfitto, l’ho vista uccidere, uno dopo l’altro, tutti quelli che ho cercato di salvare …”. Ma Munthe, oltre che un esimio medico, fu anche un abile scrittore, grande narratore di storie e per questa ragione il suo può bene definirsi “romanzo”, per la sua capacità di forzare la realtà, sublimandola, facendo diventare il suo “vissuto” realtà romanzata. Un’altra osservazione importante circa questo libro va fatta da un punto di vista strettamente linguistico. Axel Munthe era nato in Svezia, era stato educato sia in patria che in Francia dove aveva anche lavorato, come aveva fatto anche in Italia. Aveva sposato una donna inglese ma non aveva mai risieduto in maniera stabile in Inghilterra. Eppure, nonostante ciò, al suo inglese non c’è nulla da rimproverare. La sua è una prosa chiara, scorrevole, densa di immagini. La punteggiatura precisa e rigorosa. Va ricordato anche che quando scrisse il suo libro il dottore era già quasi cieco ed usava la macchina da scrivere per la prima volta.

Se diamo una rapida occhiata all’indice della “Storia di San Michele” noteremo che gli argomenti spaziano dal suo primo arrivo a Capri, con cui si apre il romanzo, passa per la Francia, per Napoli, la Lapponia, la Svezia, Roma, Messina, attraversa il colera, il terremoto, i manicomi, gli ospedali e le tragedie umane di ogni genere, sempre in aiuto di chi ne aveva bisogno, per concludersi nella Villa ad Anacapri da dove fu poi costretto ad “andare via durante la guerra per due pagnotte di pane”. Una vita, quindi, che è un “romanzo”, o meglio ogni sezione del libro è un “romanzo” a sè. Tutto comincia da Capri e ogni cosa ha la sua conclusione nell’isola, nella vecchia Torre di Anacapri. Un consiglio da dare a chi sta per fare un viaggio a Capri è quello di leggere “La Storia di san Michele” prima di partire. E, sopratutto, una volta arrivati lì salire ad Anacapri e visitare la Villa di Axel Munthe sostando accanto alla Sfinge sul belvedere verso l’infinito.

Axel Munthe, nato a Oskarshamn, in Svezia il 31 ottobre del 1857 è morto a Stoccolma l’11 febbraio del 1949, fu, al suo tempo, uno degli svedesi più conosciuti. Trascorse la maggior parte della sua vita all’estero e deve la sua notorietà soprattutto alla sua opera di scrittore, filantropo e amico degli animali. A 23 anni si laurea in medicina a Parigi, dove apre il suo primo studio e sposa la svedese Ultima Hornberg. Nel 1884 corre a Napoli per soccorrere la popolazione colpita dal colera. Nel 1890 apre uno studio a Roma e consolidala sua fama di medico affermato e alla moda. In seguito viene nominato medico personale della regina Victoria di Svezia, che restò sempre sua paziente fino alla morte, avvenuta nel 1903. Dal secondo matrimonio, nel 1907, con l’inglese Hilda Pennington Mellor nascono due figli maschi. Nel 1943 Munthe lascia l’isola di Capri, dove ha vissuto - tranne breve pause - più di sessant’anni, e si ritira a Stoccolma, ospite del re Gustavo V a Palazzo Reale. Morirà nel 1949 a novantadue anni.

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