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L'estate di William Blake

Questa poesia dedicata all’estate è una poesia abbastanza difficile da interpretare. Essa rientra nella logica narrativa di un poeta che con il suo fascino, ancora tutto moderno, non si sa come definire, se folle o visionario. Dal titolo si capisce che è dedicata all’estate mediante la tecnica della personificazione. Questa ardente stagione viene infatti immaginata come un cavaliere che cavalca furiosi destrieri dalle narici di fuoco.

Il “cavaliere estate” viene invitato nella prima strofa a spegnere il calore, mentre nella seconda cavalca il ricordo di passate stagioni non tanto torride come quella attuale, una estate “just right”. A questa considerazione segue l’invito a sedersi e a “raffreddarsi”, anche se la cosa appare impossibile. L’orgoglio di questo cavaliere furente sembra infatti essere il suo calore incontenibile. E’ naturale che l’ambiente e la natura dei suoi luoghi ai quali il poeta appartiene non amino queste estreme condizioni. L’isola a cui appartiene Blake non sembra amare gli estremismi in tutte le diverse manifestazioni della condizione umana.

To summer

O thou who passest thro’ our valleys in
Thy strength, curb thy fierce steeds, allay the heat
That flames from their large nostrils! thou, O Summer,
Oft pitched’st here thy goldent tent, and oft
Beneath our oaks hast slept, while we beheld
With joy thy ruddy limbs and flourishing hair.

O tu che passi nelle nostre valli in forza,
tu che domini i tuoi fieri destrieri, spegni il calore
delle fiamme che escono dalle loro narici, o Estate,
tu sovente hai piantato qui la tua tenda dorata e spesso
sotto le nostre querce hai dormito, mentre guardammo
con gioia le rosee ali e i tuoi fiorenti capelli.

Beneath our thickest shades we oft have heard
Thy voice, when noon upon his fervid car
Rode o’er the deep of heaven; beside our springs
Sit down, and in our mossy valleys, on
Some bank beside a river clear, throw thy
Silk draperies off, and rush into the stream:
Our valleys love the Summer in his pride.

Sotto le nostre grandi ombre abbiamo spesso udito
la tua voce, quando la luna sul suo ardente carro
viaggiava sulle profondità del cielo, vicino alle nostre sorgenti,
siediti e nelle nostre muschiose valli,
su qualche riva di chiare acque di fiume,
stendi i tuoi drappeggi di seta e lanciati nel rivo,
le nostre valli amano l’estate nel suo orgoglio.

Our bards are fam’d who strike the silver wire:
Our youth are bolder than the southern swains:
Our maidens fairer in the sprightly dance:
We lack not songs, nor instruments of joy,
Nor echoes sweet, nor waters clear as heaven,
Nor laurel wreaths against the sultry heat.

I nostri bardi sono famosi per colpire le corde d’argento,
i nostri giovani sono più coraggiosi dei pastorelli del sud,
le nostre fanciulle più belle nelle allegre danze,
non ci mancano i canti, nè gli strumenti di gioia,
nè i dolci echi nè le acque chiare come il cielo,
nè le corone d’alloro contro il soffocante caldo.

Ora se pensiamo al clima con il quale si susseguono le stagioni sull’isola britannica possiamo ben dire che l’irruzione furiosa e potente, con la sua calura di destrieri cavalcati da simili cavalieri, può effettivamente destabilizzare menti e comportamenti. La cosa è vista in maniera quanto mai drammatica da parte dell’autore che è William Blake. Chi vive su questa isola, ne conosce la mitezza dei luoghi, la moderazione delle stagioni, le temperate manifestazioni umane che ben poco hanno a che vedere con gli intensi calori e persistenti intemperanze delle estati che possiamo avere dalle nostre parti. Come è il caso qui nel sud del continente, con questa roventa stagione che stiamo vivendo. Questa poesia di William Blake fa parte di un ciclo giovanile di composizioni chiamate “Poetical sketches” in cui vengono esaminate tra l’altro le quattro stagioni. Scritte tra tra il 1769 e il 1777 sono una specie di laboratorio poetico “avanti lettera” in cui William Blake forgia la vena poetica per la sua futura poetica visione del mondo.

Sebbene gli studiosi ritengano che queste composizioni poetiche non siano una grande cosa da un punto di vista artistico, esse sono quanto mai importanti per studiare come venne formandosi uno dei più grandi poeti inglesi di tutti i tempi. Alcuni critici hanno messo in evidenza il fatto che questi lavori mettono in luce il modo in cui venne a crearsi la grande forza creativa dal punto di vista della immaginazione. Il grande critico Harold Bloom ha scritto che queste composizioni anticipano le ambizioni poetiche di Blake in termini di sensibilità ereditata da Spenser, Milton e Shakespeare. Gli “sketches”> di Blake sono anticipatori della grande imminente forza immaginativa che caratterizzerà in seguito i suoi lavori sia in versi che in prosa o in forma grafica. Egli disprezzava fortemente le forme poetiche dominanti dell’epoca rifiutando la rima, rompendo i paradigmi, usando invece la rima visiva con la quale spezzava i canoni della metrica convenzionale. Un libro giovanile questo degli “sketches” di cui Blake conservò gelosamente alcune copie stampate privatamente e che vennero ritrovate nella sua biblioteca alla sua scomparsa.

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