Questo sito contribuisce alla audience di

La Cina e la fine del mondo

E’ appena uscito un libro che narra la storia di una nazione e della sua più grande crisi nella storia dell’umanità: acque inquinate, surriscaldamento, desertificazione. Questa nazione sta conoscendo il maggiore disastro ambientale di tutti i tempi. Ora si trova a fronteggiare scelte difficili, se non impossibili: accettare la catastrofe o fare cambiamenti radicali. L’avrete capito bene: questa nazione è la Cina. Sta scritto tutto a chiare lettere in questo libro appena uscito in Inghilterra.

L’ha scritto Jonathan Watts che lavora per il quotidiano inglese The Guardian e sta per diventare anche un professore universitario in scienze della comunicazione presso una università giapponese. E’ stato tra l’altro presidente dei corrispondenti stranieri in Cina ed ha ricevuto numerosi premi giornalistici nel corso degli ultimi anni. Jonathan Watts in questo importante libro compie un approfondito viaggio, che diventa anche uno studio accurato ed attendibile, su questo sterminato paese che è la Cina. Dalle dimensioni di un continente, tanto grande ed impenetrabile quanto diversificato e complesso nella sua individualità. Nonostante ciò l’autore è sempre attento ai dettagli umani, proponendo al lettore squarci di vita individuale in un paese che dall’esterno sembra non avere volto, o averne soltanto uno, omogeneizzato ed impenetrabile. Nessun lettore di questo libro potrà rimanere freddo alla lettura di ciò che Watts scrive.

Egli narra che quando era piccolo, a sera, prima di addormentarsi era solito pregare perchè qualcuno gli aveva detto che era importante farlo. Fare una preghiera affinchè tutti quei Cinesi non saltassero contemporaneamente, perchè altrimenti avrebbero spostato la terra dal suo asse terrestre provocando la distruzione del pianeta. Tre decenni dopo lui stesso, dopo avere trascorso a Pechino diversi anni per lavoro, continua ad essere preoccupato. Ma questa volta per qualcosa ancora più terribile dello spostamento dell’asse terrestre: la catastrofe ambientale che questo immenso paese sta per provocare. Fino alla conferenza sull’ambiente di Copenaghen del 2009 i Cinesi hanno sempre sostenuto che l’inquinamento del pianeta fosse da attribuirsi ai paesi dell’occidente e che fossero gli occidentali a doverne pagare le conseguenze. Oggi, con il suo documentatissimo libro, Watts dimostra il contrario. Frutto di lunghi viaggi in territorio cinese l’autore dimostra i gravi danni che stanno provocando le politiche perseguite da due tecnocrati al potere nel governo centrale cinese che egli chiama “Premier Earth” e “President Water”, rispettivamente un geologo ed un ingegnere idraulico, due tecnocrati assegnati allo sviluppo economico del paese.

Watts ha viaggiato in lungo ed in largo, da nord a sud, da est ad ovest ed ha potuto rendersi conto della realtà ambientale in termini di deforestazione, scioglimento dei ghiacciai, sfruttamento spietato del territorio. A prima vista si potrebbe pensare che questo libro sia un ennesimo libro sul cosidetto “pericolo giallo”. Ma dopo di avere letto le prime cinquanta pagine che ho avuto modo di leggere online ed in anteprima ci si rende conto che questa di Watts è una inchiesta che non offre vie di scampo, o via di uscita, al giudizio finale e decisivo su quanto questo grande paese sta facendo nel campo dell’ambiente. Un paese che sta certamente distruggendo se stesso e minacciando il resto del mondo. E noi occidentali, utili idioti, li stiamo aiutando.

E’ difficile stabilire quale sia l’esempio più eclatante di auto-distruzione. Milioni di tonnellate di acque di scarico nel Fiume Giallo, la regione nord del paese diventata così arida da rendere impossibile qualsiasi azione di pompaggio, i milioni di acri di terreno ridotti ad aride praterie, le foreste abbattute e via di questo passo. Orrori che non si possono comprendere, uniti ad altri minori che si possono capire. Le autorità cinesi sempre all’erta per attirare i turisti hanno individuato antiche bellezze, riportandole a nuova vita, quali ad esempio il mito di , “a remarkable act of chutzpah”, “un’azione intelligente”, come la chiama Watts, fatta da un governo che, in teoria almeno, è stato prima comunista, poi ateo, poi scientificamente orientato. Un tesoro di grande bellezza quale il lago Bigu nella provincia di Yunnan, un tempo un luogo di grande bellezza, è stato violato. Uno dei più noti registi cinesi, Chen Kaige, nel 2001 ci ha girato il film “la Promessa”. Incoraggiato dalle autorità del posto, ansiose di fare soldi rapidamente, durante la lavorazione del film, palificò il lago per costruirvi un ponte che conduce ad una casa di cinque piani per girare le scene d’amore. Finito il film è rimasto un ponte in rovina, con pecore che pascolano tra i rifiuti. Andate al link e vi renderete conto di quanto Watts denuncia.

E veniamo alle complicità da parte degli occidentali in questi crimini ambientali. Ci vantiamo tanto di amare il riciclaggio. Ma sapete dove vanno a finire tutti i nostri milioni computer fuori uso e i milioni di milioni di bottiglie di plastica? In Cina, ovviamente, a tanto per tonnellata. In una città Watts ha avuto modo di vedere piccoli negozi dediti al riciclaggio delle buste e bottiglie di plastica, delle balle di pannolini per bambini di produzione italiana, delle uova olandesi “kinder”, dei pezzi di Lego di manifattura francese, cartoni marchiati inglesi Tesco, scatole di marmellata di mirtilli della Marks & Spencer, cornflakes della Kellogg, scatole di patatine Wilkers, contenitori di polveri Persil e via inquinando e riciclando. Tutto si trasforma in milioni di piccole multicolorate palline di plastica, dette “plastic pellets”, largamente e variamente usate da industrie occidentali per gli scopi più incredibili. Watts ha visto città dove donne e bambini sono addetti a strappare circuiti da apparecchiature elettroniche esponendosi così a pericolose potenti miscele chimiche tossiche. Il 50% dei bambini di questa città hanno livelli di piombo nel sangue in eccesso col rischio di andare incontro a disordini mentali. Secondo Watts molte industrie americane dichiarano di riciclare in patria mentre invece lo fanno in Cina e altrove usando società satelliti a Hong Kong e Singapore. Numerose specie di animali marini stanno estinguendosi mentre il clima fa il suo gioco imprevisto. Questo è un libro che mentre denuncia deprime. Non esistono “mezze verità”. La Cina può essere davvero “la fine del mondo”.

Ultimi interventi

Vedi tutti