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L'estate senza fine di Shakespeare

Il tema dell’estate viene affrontato da Wlliam Shakespeare nel sonetto numero 5 della sua raccolta in una maniera quanto mai drammatica e realistica, legando il filo della continuità esistenziale a quello del ciclo naturale della vita e della riproduzione. Una visione forse troppo pessimistica e brutale, non per questo però meno realistica e veritiera.

Il sonetto 5 fa parte dei primi 17 che formano il gruppo dedicato alla “procreazione”. Il poeta usa nelle composizioni tutta la sua capacità di adulazione per invitare il “giovane”, che è nel pieno del suo splendore esistenziale, nella sua piena “stagione dell’estate”, a darsi una sistemata e decidersi a sposarsi per difendersi dal passare inesorabile del tempo e dalla inevitabile vecchiaia.

Those hours, that with gentle work did frame
The lovely gaze where every eye doth dwell,
Will play the tyrants to the very same
And that unfair which fairly doth excel;

For never-resting time leads summer on
To hideous winter, and confounds him there;
Sap checked with frost, and lusty leaves quite gone,
Beauty o’er-snowed and bareness every where:

Then were not summer’s distillation left,
A liquid prisoner pent in walls of glass,
Beauty’s effect with beauty were bereft,
Nor it, nor no remembrance what it was:

But flowers distill’d, though they with winter meet,
Leese but their show; their substance still lives sweet.

—-

L’ore cortesi che squisite danno
le forme al tuo bel viso, onde ogni sguardo
è avvinto, quel potere empio s’avranno:
fare meschino quel ch’era gagliardo.

Il tempo senza posa estate infonde
al tristo inverno, ch’entro lei s’inuna:
gelide linfe stringono le fronde,
beltà innevata è persa in plaga bruna.

Non rimanesse estate distillata,
liquida essenza in carceri di vetro,
beltà dal proprio effetto rovinata
senza rimedio avrebbe il tempo tetro.

fior distillato, se l’inverno avanza
perde il sembiante, e non dolce sostanza

Nel sonetto 5 della sua raccolta William Shakespeare paragona la vita del giovane alla vita dell’estate, mettendola in contrasto con quella del vecchio che è simile all’inverno, mentre i discendenti non sono altro che fiori distillati. Nella prima quartina il poeta rammenta al giovane che lo stesso trascorrere del tempo, che ha fatto diventare bello il giovane, si trasformerà in un tirannico dittatore che distruggerà tutto quanto ha fatto di bello. Il giovane viene descritto in maniera molto attraente tanto da “attirare ogni occhio”. Le ore del tempo hanno forgiato “the lovely gaze”, ma saranno implacabili nel distruggere quella giovinezza. Il poeta insiste a che il giovane si sposi per generare chi gli succederà nel possedere quella bellezza.

Nella seconda quartina il poeta definisce il tempo “instancabile”, (never-resting), e paragona l’estate all’inverno. Ma definisce quest’ultimo “hideous”, (odioso), perchè la linfa negli alberi non scorre più, frenata dal gelo. Egli paragona metaforicamente quella linfa vitale degli alberi in inverno, freddata dal gelo, al sangue quando scorre nelle vene di un vecchio. La linfa inaridisce anche le foglie che perdono così la loro bellezza, venendo a mancare una delle principali ragioni di attrazione e bellezza. Il giovane al quale il poeta si rivolge dovrebbe usare la sua “summer”, (estate), la sua giovinezza, prima che l’inverno, o la vecchiaia, facciano diventare letargico il suo sangue, modificando così i suoi tratti di bellezza “estiva”.

Nella terza quartina il poeta diventa “creativo”, per così dire. Egli suggerisce di conservare l’essenza dell’estate distillando e conservando il profumo dei fiori. Egli forse si riferisce all’essenza della pianta di vino “dandelion” che si trasforma in alcool: “A liquid prisoner pent in walls of glass.” Senza questo figlio-discendente nessuno si ricorderebbe dell’estate. Il confronto con questo profumo o vino, secondo il poeta spinge il giovane a produrre un suo simile che continui a ricordare al mondo ciò che lui fu.

Nel distico finale c’è la conferna della permanenza di questo vino profumato dell’estate e dei fiori che hanno distillato quel liquido prigioniero. Anche se arriva l’inverno ed essi sfioriranno, la loro essenza profumata resterà, “still lives sweet” - “liquido di vita”, che darà al giovane l’illusione e la vanità di sopravvivere alla sua giovinezza estiva. Una considerazione va fatta a conclusione della lettura di questo sonetto. L’invito perentorio e ripetuto che il Bardo rivolge a noi moderni lettori della sua immortale poesia è quanto mai valido. Un invito rivolto ai giovani a sposarsi e generare “offsprings” per sfidare l’inverno e la provvisorietà della vita di ogni essere vivente. Soltanto così l’estate non avrà mai fine, affinchè sia una continua trasformazione attraverso il cambiamento.

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