Questo sito contribuisce alla audience di

Una mente androgina

La “parola” è maschile o femminile? Non intendo il sostantivo, bensì l’idea di “parola”, così come viene pensata e poi manifestata, è la stessa “cosa” per l’uomo e per la donna? Virginia Woolf sosteneva che se la parola scritta, prima di essere formulata, potesse sapere chi la sta esprimendo, cadrebbe a terra morta. La grande scrittrice inglese, infatti, riteneva che la mente dello/a scrittore/scrittrice ideale dovrebbe essere “androgina”. Ma chi è un “androgino”?

Omraam Mikhaël Aïvanhov, in uno dei suoi aforismi, ebbe a dire: “Platone, nel dialogo intitolato “Il Convivio”, evoca il mito dell’androgino primitivo. In tempi antichissimi, sarebbero vissute sulla Terra delle creature umane che erano al contempo maschio e femmina: erano di forma sferica e avevano due volti, quattro braccia, quattro gambe, due organi genitali, ecc. Quegli esseri possedevano un vigore eccezionale e, coscienti della propria potenza, presero ad attaccare gli dèi. Molto preoccupati, questi cercarono il modo di indebolirli, e fu Zeus a trovare la soluzione: bisognava dividerli in due! Lo fecero. Ecco perché, da allora, le due metà separate di uno stesso essere non smettono di vagare per il mondo alla ricerca l’una dell’altra, per unirsi e ritrovare così l’integrità originaria. In questo mito riportato da Platone, un elemento è particolarmente significativo: per indebolire quelle creature che minacciavano il potere degli dèi, Zeus decise di tagliarle in due. L’idea che spicca da questo fatto è chiara: la potenza dell’essere umano risiede nel possedere i due princîpi. È l’unione in lui dei due principi, maschile e femminile, che lo rende simile agli dèi.”

Se le cose stanno così e se ci potesse davvero essere uno scritto “androgino”, quella stessa prosa “esploderebbe” dando vita alle idee più diverse e disparate, pur diventando una scrittura immortale. Virginia espose la sua teoria nel saggio “Una stanza tutta per sè”. In esso ella citò Samuel Taylor Coleridge affermando che le grandi menti sono androgene e fu da lui che tutto ebbe inizio. In letteratura, a suo parere, sono i valori maschili a prevalere, mentre occuparsi di moda e fare la spesa sono attitudini triviali. Così afferma Virginia nel suo saggio. Questa situazione la si può trovare nella narrativa dove la scena di un campo di battaglia è più importante della scena di un negozio. Nei libri del suo tempo, e senza dubbio ancora oggi, le cose stanno così. Le donne sono descritte come strettamente connesse agli uomini e dipendenti da questi.

Nel suo romanzo “Gita al faro” Virginia Woolf ebbe la possibilità di esprimere a chiare lettere la sua visone femminista della vita. Lily Briscoe è Virginia, ella rifiuta di sposarsi e cerca di esprimere il suo senso della realtà in termini di colore e di forma. Quando Lily osserva Paul Rayley nel pieno della sua conquista, l’amore le sembra la più barbara e stupida passione umana. Rafforzando poi le sue idee sull’androginia nella scrittura afferma che forse una mente che è meramente maschile non può creare, così come non lo può fare una soltanto femminile. Una mente completa, pienamente sviluppata, non può pensare il sesso in maniera separata e divisa. Si chiese se ci fossero due sessi nella mente umana, come per i due corpi fisici, che forse richiedono di essere uniti per raggiungere la piena soddisfazione e la felicità. Proprio quando questa fusione avviene la mente è completamente fertilizzata in grado di usare tutte le sue facoltà.

Alcuni scrittori/scrittrici che hanno raggiunto questa condizione sono, a suo parere, Jane Austen e William Shakespeare. Menziona anche Charlotte Bronte che però non ebbe modo di manifestare le sue qualità. La Woolf sostenne che la vera abilità di uno strittore/ scrittrice consiste nel sapere scrivere indipendentemente dal suo sesso, in maniera da creare qualcosa che sia veramente incandescente e indivisibile. Le due parti della mente creativa devono convivere armonicamente in modo da creare in maniera cooperativa la vera opera d’arte che abbraccia ogni aspetto della realtà.

Qual’è la morale da trarre da tutto ciò? E’ opportuno usare una parola come “morale” in una discussione di questo tipo? La “parola” è maschile o femminile? Esiste una scrittura “maschile” ed una “femminile”? La realtà sembra confermare una dicotomia del genere visto e considerato che esistono tanti libri ed autori provenienti dai due sessi che continuano ad esercitarsi, o meglio forse dire a sfidarsi, per conquistarsi il senso dell’esistenza. E tu, lettore che leggi, dimmi: quanto ti senti “androgeno”? Sei poi così sicuro della tua identità? La tua è una mente androgina?

Ultimi interventi

Vedi tutti