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Il "Canto d'autunno" di Baudelaire

Ci sono poesie che anche a distanza di anni si leggono come se fossero state appena scritte. Vivono nel presente, pur appartenendo ad un altro tempo, ad altre sensibilità, ad un altro contesto. Il “canto d’autunno” di Charles Baudelaire è una di queste poesie. Una ballata che canta e lamenta la morte dell’umanità nell’uomo nei confronti dei suoi simili. Una prova questa che ancora una volta ci conferma come ogni vero, buon poeta debba essere sempre “realista” nella sua poesia.

Per paragonare la morte dell’umanità negli uomini Baudelaire usa immagini diverse della morte e della natura. La prima è quella di sostituire la “vivida luce di estati” con le “fredde tenebre”, seguita dalla legna tagliata degli alberi senza vita alla luce niente di meno che di un “sole nel suo inferno polare”. Il cuore del poeta sarà simile a quello di un sole frigido “non sarà più che un blocco rosso e ghiacciato”. Una vita senza esistenza, quindi. In un mondo in cui l’auto-assorbimento è al massimo e gli uomini si consumano come tronchi senza vita nel tentativo di costruire grandi nazioni, lo spirito dell’uomo verrà distrutto. Le nazioni si distruggono l’una contro l’altra così come si legge nella terza strofa. I colpi dell’ariete assale le mura del suo spirito e le demolisce sotto i colpi di questa scatenata umana disumanità. Nulla è destinato a rimanere in vita.

Questa continua, incessante lotta di potere rende non solo insensibile l’uomo ma lo porta alla sua morte sociale. Il poeta è come “cullato da questo tonfo monotono”, gli pare quasi “che una bara qui accanto si stia inchiodando d’urgenza”. Una bara per l’uomo che lui stesso si sta costruendo in questo autunno fatale al suo destino. L’uomo, ovviamente, non può venire in vita in una condizione di apatia. Il poeta usa le immagini delle stagioni per rappresentare in maniera metaforica i vari diversi momenti delle relazioni che intercorrono tra gli uomini. L’estate rappresenta il calore, la compassione, la vita nei confronti dell’umanità. Ma egli aveva detto al secondo verso che le estati degli uomini sono “troppo corte”. L’inverno è il simbolo dell’ “ira, odio, brividi, orrore, duro e forzato lavoro”. Allora è chiaro che a suo parere l’uomo è tragicamente stretto “tra le stagioni”: “E’ autunno; soltanto ieri era estate!” Se questa non è decadenza allora sarà un “limbo” perchè c’è per lui la possibilità di un cambiamento.

Ma dovrà affrontare l’autunno e l’inverno. Il pericolo per gli uomini, il rischio sta nella loro perdita di sensibilità, e la minaccia paradossalmente va ritrovata al punto di partenza, all’inizio della poesia, quando dice che “questo suono misterioso sa di partenza”. Il che sta a dire che la minaccia non va cercata fuori, dentro al mondo, bensì dentro il lettore, dentro ognuno di noi, dentro ogni uomo. Nella seconda parte della poesia il poeta fa come calare il sipario su questa drammatica condizione umana. Si rivolge alla bellezza che nonostante il suo amore e il suo fuoco, gli resta di sapore amaro. Un autunno glorioso ed un sole al tramonto non potranno amarlo se non per breve tempo. La tomba lo aspetta e non gli rimane che il rimpianto di un’estate bianca e torrida alla luce di un giallo, dolce, ultimo raggio autunnale. Il colore della fine.

Chant d’automne

I

Bientôt nous plongerons dans les froides ténèbres ;
Adieu, vive clarté de nos étés trop courts !
J’entends déjà tomber avec des chocs funèbres
Le bois retentissant sur le pavé des cours.

Tout l’hiver va rentrer dans mon être: colère,
Haine, frissons, horreur, labeur dur et forcé,
Et, comme le soleil dans son enfer polaire,
Mon coeur ne sera plus qu’un bloc rouge et glacé.

J’écoute en frémissant chaque bûche qui tombe
L’échafaud qu’on bâtit n’a pas d’écho plus sourd.
Mon esprit est pareil à la tour qui succombe
Sous les coups du bélier infatigable et lourd.

II me semble, bercé par ce choc monotone,
Qu’on cloue en grande hâte un cercueil quelque part.
Pour qui? - C’était hier l’été; voici l’automne !
Ce bruit mystérieux sonne comme un départ.

Presto c’immergeremo nelle fredde tenebre;
addio, vivida luce di estati troppo corte!
Sento già cadere con un battito funebre
la legna che rintrona sul selciato delle corti.

Tutto l’inverno in me s’appresta a rientrare;
ira, odio, brividi, orrore duro e forzato
lavoro e, come il sole nel suo inferno polare
il cuore non sarà più che un blocco rosso e ghiacciato.

Rabbrividendo ascolto ogni ceppo che crolla;
non ha echi più sordi l’alzarsi di un patibolo.
Il mio spirito è simile alla torre che barcolla
ai colpi dell’ariete instancabile e massiccio.

Mi pare, cos’ cullato da questo tonfo monotono,
che una bara qui accanto si stia inchiodando d’urgenza.
Per chi? - E’ autunno: soltanto ieri era estate!
Questo suono misterioso sa di partenza.

II

J’aime de vos longs yeux la lumière verdâtre,
Douce beauté, mais tout aujourd’hui m’est amer,
Et rien, ni votre amour, ni le boudoir, ni l’âtre,
Ne me vaut le soleil rayonnant sur la mer.

Et pourtant aimez-moi, tendre coeur! soyez mère,
Même pour un ingrat, même pour un méchant ;
Amante ou soeur, soyez la douceur éphémère
D’un glorieux automne ou d’un soleil couchant.

Courte tâche! La tombe attend - elle est avide !
Ah! laissez-moi, mon front posé sur vos genoux,
Goûter, en regrettant l’été blanc et torride,
De l’arrière-saison le rayon jaune et doux !

Mi piace dei tuoi lunghi occhi la luce verdastra,
dolce beltà, ma oggi tutto per me è amaro,
e niente, nè il tuo amore, nè il fuoco, nè il tuo boudoir
mi compensa del sole che fiammeggia sul mare.

ma tu, tenero cuore, amami ugualmente!
Sii madre anche a un ingrato, anche a un perfido;
sorella o amante, sii la dolcezza effimera
di un autunno glorioso o d’un sole un tramonto.

Compito breve! La tomba aspetta: è avida!
Ah! lasciami, la fronte sulle tue ginocchia, gustare,
rimpiangendo l’estate bianca e torrida,
il giallo, dolce, ultimo raggio autunnale!


(Traduzione di Luciana Frezza)

Les Fleurs du mal - Spleen et Idéal - Charles Baudelaire

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