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Lacrime d'autunno

Tutte le stagioni hanno sempre interpretato i sentimenti degli uomini. Questi sentimenti vanno e vengono, nascono e muoiono, ci aiutano e ci confondono. Insomma, riproducono i nostri stati d’animo, ci stimolano e ci accompagnano senza che nessuno sappia dire come arrivano, dove sorgono, come e perchè finiscono. L’autunno è la stagione ideale per ricordare ed al ricordo spesso si accompagnano le lacrime. Ma cosa sono le lacrime?

C’è una bellissima poesia del poeta inglese Alfred Tennyson, molto triste, che esprime insieme la dolcezza ed il dolore del ricordo per le cose passate e gli amici scomparsi. Il poeta piange lacrime che egli ritiene “idle” - vane - perchè egli stesso non è in grado di capirne il significato e le conseguenze. Eppure resta convinto che quelle lacrime, quelle tenere, misteriose gocce d’acqua che solcano il volto di chi avverte un sentimento di sofferenza, quelle stesse lacrime sono belle e nobili. Sorgono, infatti, dal profondo del suo cuore e gonfiano i suoi occhi alla vista di quei campi dorati al tempo della mietitura autunnale. Occasione di gioia per il raccolto, ma anche di tristezza, perchè segna una fine, quella della stagione estiva. Tutte quelle foglie gialle destinate a marcire, come sono purtoppo finiti i giorni passati che non potranno mai più tornare.

Luminoso come il primo raggio di sole che sorge e bacia le vele della nave al limite dell’orizzonte, così il ricordo degli amici perduti emerge dal profondo dell’animo. Il mondo irraggiungibile, oltre la linea della vita, nel regno dei morti, come nelle leggende classiche. Quando ricordiamo i nostri amici scomparsi essi ci appaiono e sembra che navigano nella nostra mente. Ma poi affondano per scomparire. Sappiamo bene che essi non possono restare in superficie a lungo. Così è altrettanto triste il momento del tramonto allorquando il sole perde le sue forze e fa il cielo rosso del suo sangue, affondando dietro l’orizzonte. Una coltre scura cala sulle memorie e sui ricordi dei giorni andati che di esse sono i figli.

Ricordi strani e tristi come quelli che appaiono agli occhi ed alle orecchie dell’uomo che si spegne alla vigilia della sua morte e gli sembra di vedere in estate la luce dell’alba e di sentire il canto degli uccelli appena svegli. Il tempo trascorso non potrà mai più ritornare ed è paragonato al bacio dato a chi si spegne. A chi amiamo, o abbiamo amato, ma non ci ama perchè non c’è più. Di lui o di lei non ci resta che il ricordo. Il passato non è altro che “la morte in vita”. La poesia è in versi sciolti e consiste di quattro stanze di cinque versi, ognuna delle quali si chiude con “i dì che non son più”. Fa parte di un poema chiamato “The Princess” pubblicato nel 1847.

Tears, idle tears, I know not what they mean,
Tears from the depth of some divine despair
Rise in the heart, and gather to the eyes,
In looking on the happy autumn-fields,
And thinking of the days that are no more.

Fresh as the first beam glittering on a sail,
That brings our friends up from the underworld,
Sad as the last which reddens over one
That sinks with all we love below the verge;
So sad, so fresh, the days that are no more.

Ah, sad and strange as in dark summer dawns
The earliest pipe of half-awaken’d birds
To dying ears, when unto dying eyes
The casement slowly grows a glimmering square;
So sad, so strange, the days that are no more.

Dear as remembered kisses after death,
And sweet as those by hopeless fancy feign’d
On lips that are for others; deep as love,
Deep as first love, and wild with all regret;
O Death in Life, the days that are no more!

—–

Lacrime, vane lacrime ed arcane
Dal sen d’una divina disperanza,
Sorgano in cuor, s’accolgono negli occhi.
Vedendo i lieti campi dell’Autunno,
Pensando ai giorni che non sono più.

Gai come il primo raggio su una vela
Che ci riporti i cari d’oltremare,
Tristi come l’estremo su una vela
Che affondi insieme con tutto quel che amiamo:
Si tristi e gai quei dì che non son più.

Ah, tristi e strani come in alba oscura
Voci d’uccelli per morenti orecchi,
Mentre ad occhi morenti la finestra
Via via diventa un pallido quadrato;
Si tristi e strani i dì che non son più.

Cari siccome i baci ricordati
Dopo la morte, e dolci come i baci
Sognati invan, profondi come amore,
Il primo amore, e folli di rimpianto:
O Morte in Vita, i dì che non son più.

(Traduzione di Mario Praz)

La traduzione in italiano che vi propongo è quella di un grande Maestro e Anglista, oltre che raffinato Bibliofilo. Nessun linguista e bibliofilo lo potrà mai dimenticare.

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