Questo sito contribuisce alla audience di

Lacrime e foglie d'autunno

Le foglie che in autunno cadono dagli alberi sono come le lacrime che scorrono sul viso di un volto che piange. La similitudine non è forzata nè tantomeno irreale se si considera che sia le foglie che le lacrime fanno parte dello scenario di questa stagione. Le foglie segnano un arrivo, una conclusione, un traguardo. Le lacrime manifestano un rimpianto, una mancanza, una perdita. Basti ricordare che il cuore dell’autunno è il mese di novembre, il mese dei ricordi.

Non è nemmeno un caso che per questa stagione tutte le arti abbiano spesso concorso insieme a descriverne le caratteristiche: poesia, pittura, musica si fondono per trasmettere agli uomini i fluidi misteriosi che questa stagione emana. In un post precedente ho avuto modo di parlare di una poesia scritta dal poeta inglese Alfred Tennyson: “Tears, idle tears”. Questi versi ispirarono il pittore John Everet Millais, anch’egli inglese, il quale trovò ispirazione per un suo dipinto intitolato “Autumn Leaves” che vedete qui in evidenza. Potete notare un dettaglio di questo dipinto nella seconda immagine che correda l’articolo. In questo post chi legge potrà osservare il quadro nella sua interezza. Il dettaglio del cesto ripieno di foglie è servito per operare il confronto tra le foglie e le lacrime versate al ricordo di chi pensa al tempo passato ed alle persone scomparse. Quelle foglie fanno parte di uno scenario più ampio così come appare nel dipinto di Millais.

Bisogna innanzi tutto dire che fu la poesia di Sir Alfred Tennyson (nell’immagine accanto) ad ispirare la composizione del dipinto. Quattro ragazze, apparentemente alla luce di un tramonto che parla da sè per la sua tristezza e malinconia, sono intente a raccogliere foglie ingiallite in un giardino. Hanno fatto come un cumulo al quale hanno appena appiccato il fuoco. Non si vedono ancora fiamme ma si intravede appena il fumo che si leva dal mucchio. E’ molto interessante fare un’analisi dell’immagine. Innanzitutto osserviamo le quattro ragazze. Le prime due, sulla sinistra, hanno una linea simile e fanno pensare ad un’appartenenza alla classe media, mentre le altre due ragazze sulla destra sembrano ad un livello sociale inferiore. Non sembri una illazione gratuita questa se si considera l’epoca sociale in cui il quadro venne dipinto. Siamo alla metà dell’ottocento, la data esatta del dipinto è il 1856, in una società come quella inglese dove la stratificazione sociale era abbastanza acquisita. Alcuni critici del resto hanno affermato che il quadro di Millais fu uno dei primi dipinti sui quali si possono vedere tracce delle prime influenze di quello che poi diventerà il movimento estetico. I primi tentativi di reazione al conformismo vittoriano che si verificherà di lì a qualche anno.

Non voglio distrarre il lettore con ulteriori informazioni in merito al periodo storico e desidero
ritornare all’esame del dipinto dicendo che le quattro ragazze rappresentano senza dubbio la condizione effimera sia della giovinezza che della bellezza. Non a caso il grande storico e critico John Ruskin ebbe a dire del quadro che Millais aveva dipinto “un primo esempio di perfetto tramonto”. La moglie di Millais affermò che suo marito aveva inteso fare un quadro “pieno di bellezza ma senza titolo”. In effetti l’illusione e la velleità sia della giovinezza che della bellezza presenti nel quadro vanno ritrovate nel fatto che il pittore abbia potuto leggere i versi di Tennyson o avere assistito ad una rappresentazione del poema “The Princess” prodotto qualche anno prima, e precisamente nel 1847.

C’è da dire poi che quella mela nella mano della fanciulla più piccola a destra rappresenta in quel contesto un riferimento alla perdita della primitiva innocenza con il peccato originale e la cacciata dal paradiso terrestre. L’autore del resto ebbe modo di scrivere ad un critico che egli aveva “inteso dipingere quel quadro per risvegliare la riflessione verso una maggiore consapevolezza religiosa. L’immagine delle foglie che bruciano è una scelta voluta e calcolata a questo scopo”. C’è anche un intento dichiaratamente religioso nel quadro: la solennità delle figure femminili nel rito che stanno eseguendo, alla stregua di celebranti davanti ad un altare. Ognuna di esse ha qualcosa in mano come in offerta per la celebrazione.

Come tutti i confratelli Pre-Raffaeliti anche Millais cercò nel suo quadro di creare un’arte che avesse in sè una religione. I versi di Tennyson ben si adattavano a tresferire in immagine quelle idee. Già prima James Thomson aveva teorizzato la stagione dell’Autunno come una “Melancholy Philosophy” e questo secolo fece della malinconia un segno di grazia e gentilezza che si opponesse al materialismo scientifico, ed affermasse la ricerca di una possibile immortalità che portasse alla redenzione. Gran parte di questa pittura e poesia, (questo dipinto ne è una prova), cerca proporre “icone” del tempo non in nome e per conto della fede vera e propria bensì in nome della nostalgia, dell’anelito ed aspirazione verso quella disperazione divina (“divine despair”) che solo gli artisti sanno trasmettere.

Ultimi interventi

Vedi tutti