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L'Autunno di James Thomson

Così come la terra gira attraversando le stagioni, alla stessa maniera la vita degli uomini trascorre entrando in ogni sfera di interesse della loro esistenza. Tutto è cadenzato su quelle che noi chiamiamo “stagioni”. Ogni singola creatura dell’universo non si sottrae al ciclo del ritorno: nascita, vita e morte. Anche i post delle guide di SuperEva non sfuggono a questa legge.

L’invito a scrivere sull’argomento ci viene rivolto sia dall’ineluttabile passare delle stagioni che dai “piani alti” del portale: non può essere eluso. Dobbiamo cercare di connettere il mondo virtuale del web a quello reale della vita all’esterno ed entrare nella stagione giusta: l’autunno. Sono consapevole che questo tipo di scrittura per argomenti stagionali crea qualche difficoltà. Ricordo che lo scorso anno è stato usato lo stesso metodo. Penso che sarà bene fare una piccola ricerca tra i contenuti della mia guida per evitare doppioni. In effetti ho raggiunto, dopo tanti anni di scrittura, tra le passate e la presente stagione di bibliomania, la quota di oltre duemila post. Ad ogni modo riprendo il tema parlandovi di un poema del settecento inglese: “Le Stagioni”, dello scrittore scozzese James Thomson. Non credo di averne già parlato e spero che interessi i miei lettori.

La vita ha molte stagioni, Dio solo sa perchè. Quattro sono quelle tradizionali. Gli uomini vanno e vengono, restano per un determinato periodo di tempo e poi spariscono. Alcuni di essi portano gioia e amore. Altri passioni e dolori, altri ci fanno ridere e piangere, altri ancora cercano di trasmetterci la gioia di vivere in ogni forma possibile: l’arte, la musica, la filosofia, il teatro, la letteratura. La vita così diventa anch’essa un susseguirsi di stagioni con le quali conviviamo. Raccontarla in poesia è forse il modo migliore. James Thomson ha scritto uno dei poemi più lunghi e più belli in lingua inglese. Nato in Scozia nel 1700 cominciò a scrivere “The Seasons” all’età di trenta anni. In 5500 versi sciolti celebra ed esplora la varietà della natura, la sua bellezza, la sua intelligente armonia, il suo calore verso gli uomini e sopratutto la grande potenza del suo Creatore.

Thomsom esamina le stagioni in successione descrivendo gli effetti dei cambiamenti nel sistema solare, sul tempo atmosferico, sul paesaggio e sulle piante, nel terreno e nei raccolti, nei suoi abitanti, umani o animali, nelle varie regioni. Viaggia poeticamente nel paesaggio scozzese, terra di confine dove nacque e visse, descrivendo paesaggi fertili e rurali, idilliaci e preromantici. Questa tendenza all’osservazione della natura, alle sue stagioni, i suoi riti e le sue tradizioni, i cambiamenti e l trasformazioni che il passaggio delle stagioni opera sul corpo e sulla mente degli uomini è una tendenza consolidata ed antica. Atteggiamenti preromantici, o presunti tali, sono presenti nelle letterature di ogni epoca. Thomson non fa altro che raccogliere e recuperare questi stati d’animo eterni e collocarli in uno spazio temporale che di là a pochi anni verranno raccolti e teorizzati dagli scrittori romantici inglesi ed europei. Ma va notato anche un fatto molto importante. Il poema è dedicato non a caso a Sir Isaac Newton, lo scienziato inglese già molto famoso a quei tempi, secondo alcuni la più geniale mente di tutti i tempi, figlio, anche questo non è un caso, di una famiglia di agricoltori. Scienza e Natura dovevano procedere unite sulla strada della conoscenza. E questo era quanto si prefiggeva James Thomson con quella dedica.

Il brano che vi propongo di leggere fu scritto da Thomson per celebrare la bellezza dei giardini di Stowe, un luogo famoso nello scenario naturale britannico. La grandezza e la bellezza di questi giardini ha ispirato scrittori, filosofi, artisti, politici, poeti e gente comune sin dal secolo 18° allorquando una famiglia del tempo, ancor più ricca e potente dello stesso re, decise di costruire una residenza, una così detta “country house”, che non ha nulla a che vedere con quello che comunemente si intende da noi col termine. James Thomson scrisse il brano che qui otto ho scelto per celebrare quei giardini in occasione dell’autunno, una stagione durante la quale la natura offre da queste parti uno spettacolo davvero indimenticabile. Non sono giardini comuni questi bensì “landscape gardens” spettacolari giardini sui quali questo bibliomane molti anni orsono ormai ebbe modo di scrivere la sua tesi di laurea. Natura e filosofia, arte e spirito, poesia e agricoltura si combinano per celebrare la bellezza della vita così come solo l’uomo riesce ad immaginare ed a proporre a se stesso ed agli altri. I versi sono quelli che vanno nella versione inglese dal verso 1004 al verso 1081. Una versione libera ed inadeguata in prosa facilita la lettura a chi non ha dimestichezza con la lingua inglese. Ogni poesia andrebbe gustata nella lingua originale. Tradurre significa tradire.

He comes! he comes! in every breeze the power
Of philosophic melancholy comes!
His near approach the sudden-starting tear,
The glowing cheek, the mild dejected air,
The softened feature, and the beating heart,
Pierced deep with many a virtuous pang, declare.

Arriva! Arriva! In ogni brezza arriva la forza della malinconica filosofia! La sua venuta fa sorgere un’improvvisa lagrima, una guancia infiammata, una dolce trista atmosfera, un tenero aspetto ed un cuore pulsante ferito da molte dolci pene.

O’er all the soul his sacred influence breathes;
Inflames imagination; through the breast
Infuses every tenderness; and far
Beyond dim earth exalts the swelling thought.
Ten thousand thousand fleet ideas, such
As never mingled with the vulgar dream,
Crowd fast into the mind’s creative eye.

Fa sentire la sua influenza sull’anima, infiamma l’immaginazione; trasmette in petto ogni tenerezza; oltre ogni limite terreno esalta il pensiero. A decine e decine di migliaia volano le idee, giammai mescolate a volgari sogni, si affollano nell’occhio creativo della mente.

As fast the correspondent passions rise,
As varied, and as high; devotion raised
To rapture, and divine astonishment;
The love of Nature unconfined, and, chief,
Of human race; the large ambitious wish,
To make them blest; the sigh for suffering worth,
Lost in obscurity; the noble scorn
Of tyrant pride; the fearless great resolve;
The wonder which the dying patriot draws,
Inspiring glory through remotest time;
The awakened throb for virtue, and for fame;
The sympathies of love, and friendship dear;
With all the social offspring of the heart.

Le passioni sorgono veloci, varie ed alte; la preghiera si eleva sino all’estasi ed al divino stupore. L’amore per la natura e senza confini e si estende a tutta la razza umana, desiderio ambizioso, un sospiro per il quale vale la pena soffrire, perduto nell’oscurità, la giusta vergogna del tiranno orgoglioso, l’impavida decisione, la meraviglia che attira il patriota morente, che ispira gloria sin dai tempi antichi, le simpatia dell’amore, la cara amicizia si lega alle connessioni sociali del cuore.

Oh! bear me then to vast embowering shades,
To twilight groves, and visionary vales,
To weeping grottoes, and prophetic glooms!
Where angel forms athwart the solemn dusk
Tremendous sweep, or seem to sweep along;
And voices more than human, through the void
Deep-sounding, seize the enthusiastic ear.

Oh! portami quindi alle grandi accoglienti ombre, ai segreti boschetti, alla valli sconfinate, ai piangenti anfratti ed alle profetiche oscurità! Dove nascono gli angeli che contrastano la solenne penombra sciamando ossessive quasi piangenti; e le voci più che umane si impossessano risuonando dell’orecchio entusiasta.

Or is this gloom too much? Then lead, ye powers
That o’er the garden and the rural seat
Preside, which shining through the cheerful land
In countless numbers blest Britannia sees,
Oh lead me to the wide-extended walks,
The fair majestic paradise of Stow Nesse!
Not Persian Cyrus on Ionia’s shore
E’er saw such sylvan scenes; such various art
By genius fired, such ardent genius tamed
By cool judicious art — that in the strife,
All-beauteous Nature fears to be outdone.

O tutto ciò è chiedere troppo? Ed allora conducetemi voi forze che presiedete sul giardino e su questi luoghi, che illuminate la gioiosa benedetta Britannia, oh! portatemi per i lunghi ed ampi sentieri del magico paradiso di Stowe. Nessun Ciro Persiano su spiaggia ionica mai vide simili scene silvane, un’arte così varia accesa dal genio, un tale ardente genio forgiato da arte così fine, tanto che sembra addirittura superare quella della Natura.

And there, O Pitt, thy country’s early boast,
There let me sit beneath the sheltered slopes,
Or in that temple where, in future times,
Thou well shalt merit a distinguished name;
And with thy converse blest, catch the last smiles
Of Autumn beaming o’er the yellow woods.

E là, Oh Pitt, il vanto della tua terra, fammi sedere ai piedi di quegli ombrosi pendii, o in quel tempio dove, nei tempi che verranno, tu meriterai di essere onorato; e con la tua forbita parola, afferrare l’ultimo sorriso dell’Autunno che manda i suoi raggi sul bosco ingiallito.

While there with thee the enchanted round I walk,
The regulated wild, gay fancy then
Will tread in thought the groves of Attic land;
Will from thy standard taste refine her own,
Correct her pencil to the purest truth
Of Nature, or, the unimpassioned shades
Forsaking, raise it to the human mind.

Mentre là con te io passeggio affascinato dalla natura selvaggia divenuta ordinata, attraverserò pensieroso le cave della terra Attica; affinerò sul tuo stile il suo, correggerò la sua matita verso la verità più pura della Natura, oppure le implacabili ombre si ritireranno ed essa arriverà sino alla mente dell’uomo.

Or if hereafter she, with juster hand,
Shall draw the tragic scene, instruct her thou,
To mark the varied movements of the heart,
What every decent character requires,
And every passion speaks — oh! through her strain
Breathe thy pathetic eloquence! that moulds
The attentive senate, charms, persuades, exalts,
Of honest zeal the indignant lightning throws,
And shakes corruption on her venal throne.

Oppure se di qui a poi essa con mano più sicura disegnerà la tragica scena. Istruiscila a variare i suoi movimenti del cuore, come si conviene ad ogni buon carattere, e come richiede ogni passione. Oh! con il suo aiuto respira la sua patetica eloquenza, la stessa che forgia l’attento uditorio, affascina, persuade, esalta, scaglia la lucida indignazione dell’onesto zelo e scuote la corruzione sul suo trono venale.

While thus we talk, and through Elysian vales
Delighted rove, perhaps a sigh escapes;
What pity, Cobham, thou thy verdant files
Of ordered trees shouldst here inglorious range,
Instead of squadrons flaming o’er the field,
And long embattled hosts! when the proud foe,
The faithless vain disturber of mankind,
Insulting Gaul, has roused the world to war;
When keen, once more, within their bounds to press
Those polished robbers, those ambitious slaves,
The British youth would hail thy wise command,
Thy tempered ardor, and thy veteran skill.

Così mentre conversiamo e forse mandiamo un sospiro attraverso le Valli Elise, che peccato, o Cobham che tu abbia dovuto piantare gli alberp in fila ordinate invece che in squadroni di fiamme su per i campi armati quando l’orgoglioso nemico, l’infedele e vano disturbatore dell’umanità, Insolente Gallico, ha sollevato il mondo in guerra; quando ancora una volta pronti a spingere questi eleganti ladri, questi ambiziosi schiavi, i giovani britannici obbedirebbero volentieri al tuo saggio comando, al tuo moderato ardore ed alla tua antica bravura.

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