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Un Haiku per l'autunno

Scrivevo in un post di qualche anno fa che ci sono piccolissime cose nella vita che possono affascinare. Una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto o un proverbio. È solo un semplice gioiello poetico che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima, dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza.

Rileggendo questo post mi è venuta l’idea di scrivere di haiku in occasione di questa stagione, l’autunno. Una stagione che ben si presta a fare operazioni del genere. Non per fare poesia o atteggiarmi a poeta, quanto piuttosto a cercare di mantenermi in forma facendo attività creativa prima che il letargo autunnale ci ricopra con il suo manto ingiallito. I motivi di ispirazione non mancano: foglie secche, alberi in fiamme coperti di foglie ingiallite, profumo di noci e di castagne … La stagione autunnale suggerisce immagini e sensazioni imprevedibili. Abbondano i suoni della natura e i canti degli animali che la abitano con tutti gli spiriti reali o immaginari che la popolano.

Sere fa, al tramonto, mentre facevo la mia solita passeggiata attraversando una macchia di terreno coltivata a ulivi e uva sono stato letteralmente invaso da uno strepitoso frinire di grilli. Non so se questo è il verbo giusto, in genere usato per le cicale, ma fa lo stesso. Era come un concerto scatenato, modulato a onde su quel tratto pianeggiante, alla luce evanescente di un tramonto che segnava la fine del giorno, ai piedi del monte, guardando verso la valle, alle spalle dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. Sembrava quasi che quel concerto segnasse la conclusione di una stagione che, come in una sinfonia naturale, annunciava il trapasso verso l’autunno. Le foglie sparse al suolo facevano sentire il lamento della loro fine sotto i miei passi. Ecco, le foglie. Simbolo dell’autunno. Una sola foglia o in tante. Appese ad un ramo secco e sfinito, accumulate a mucchi, a strati, portate dal vento, disperse nei cieli e negli angoli nascosti della natura. Ecco che compare nella mente l’illuminazione, l’improvvisa epifania:

foglia solitaria
dove sono finite
tutte?
-
foglie mutano
se stesse
a colori
-
È quella la mia ombra?
E intanto sbirciano, furtive,
le foglie morte
-
Il soffio del vento autunnale
s’insinua tra le cose -
volti di uomini
-
Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale

Sono solo alcuni sempi di composizioni in forma di haiku. Ognuna di essa è una vera e propria apparizione, una immagine, una intuizione, un ricordo, una sensazione, insomma un sentimento di appartenenza e condivisione con il mistero che si fa realtà attraverso poche parole. Sta a chi legge crearsi la situazione, inventarla e adattarla ai suoi gusti, ai suoi sogni, alla sua realtà, una sua profondità che sfugge alle letture superficiali: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta la montagna. Quella che a noi sembra un’immediata naturalezza è invece frutto di un lungo percorso, di un rigido allenamento alla meditazione, alla comprensione della realtà, nella quale l’autore si immerge profondamente, non limitandosi a osservarla dall’esterno. In una stagione di mutamenti come è l’autunno, ecco allora che i poeti si sforzano di cogliere la relazione tra le cose. Una foglia solitaria suscita il pensiero anche di altre. Dove sono finite? Quale percorso avranno seguito? Quali incontri avranno fatto? Foglie che mutano colore. Perchè si trasformano? Com’è che nessuna di esse sarà mai simile ad un altra? Nessuno potrà mai trovare due foglie esattamente uguali. Come gli esseri umani. Perchè mai? Le foglie all’ombra di un albero di fianco ad una tomba. Guardano fisse oltre il marmo. Ogni anno le rivedo e le ritrovo mentre io sono qui sotto e aspetto di tornare. Le cose degli uomini sono come i loro volti che le vedono. Il vento autunnale si insinua tra di loro e le invita a riflettere. Il corvo è il personaggio principale dell’ultimo haiku che vi ho proposto. Che ci fa un corvo su di un ramo secco in un paesaggio autunnale? Date voi una risposta alla domanda e liberate la vostra mente al vento dell’autunno con un Haiku.

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