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Ungaretti, l'autunno, i soldati

“Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie”. Questa famosa micro-poesia di Giuseppe Ungaretti venne scritta nel bosco di Courton, sul fronte della prima guerra mondiale. Il testo si riferisce alla condizione dei soldati. Ma, in effetti, tutto lascia pensare che i “soldati” siamo tutti noi uomini che affrontiamo la battaglia della vita, giorno dopo giorno.

Basta un colpo di fucile a far cadere il soldato. Alla stessa maniera basta un colpo di vento della vita a farci cadere. Se i soldati sono gli uomini, la guerra è la metafora della vita in tutta la sua precarietà e provvisorietà, nonostante i tentativi di certezze che gli stessi uomini si costruiscono, stagione dopo stagione. Una condizione che riguarda tutti indistintamente. Così si spiega quel “si sta”, freddamente impersonale e spietato nella sua drammatica e spesso dimenticata realtà. La velocità con la quale noi uomini rincorriamo i giorni della nostra battaglia esistenziale non ci permette di comprendere il senso di ciò che siamo e facciamo.

Certamente un modo come un altro per sfuggire a questa pesante, sempre presente incertezza che potrebbe rendere tutto instabile e precario se ci fermassimo tutti a fare le stesse considerazioni. Il mondo verrebbe ad una immobilità assoluta che nessuno uomo è in grado di concepire e tollerare. Soltanto chi è l’Autore di tutto questo potrà e saprà svelarci il segreto del tutto. Per ora dobbiamo accontentarci del mistero. Il mistero di una foglia che da verde si trasforma in gialla, si stacca dall’albero della vita, cade ed è destinata a decadere e marcire nel seno della madre terra che un giorno le diede i natali.

Ma mentre i soldati erano e, come in tante guerre ancora in atto, sono destinati a “cadere” sotto i colpi delle pallottole di altri uomini, le foglie hanno un loro destino predestinato al quale non possono sfuggire. Il destino dei soldati potrebbe essere eluso, evitato. Basta che gli uomini lo vogliano, basta che sospendano ogni azione di guerra. Le foglie non potranno sfuggire al loro destino segnato dall’arrivo dell’autunno. Così come nessuno essere umano potrà farlo. Le foglie che cadono e marciscono potranno un giorno rifiorire e rinascere nel ciclo naturale di madre natura. La stessa cosa potrà fare l’uomo che ha scelto di vivere il mistero della vita credendo nel mistero della resurrezione.

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