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"Halloween Party" di Agatha Christie

In occasione della festa di Halloween ho tirato fuori dalla mia grande e disordinata biblioteca questo libro di Agatha Christie che era finito dietro una fila di volumi, lassù in alto sull’ultimo scaffale a muro della mansarda adibita a biblioteca. Con i muratori fuori che stanno facendo necessari lavori di restauro al condominio, il caos più impensabile sarà destinato a regnare in queste due stanze. Un luogo che per anni è stato il mio posto di lavoro e di studio preferito.

Il libro lo conservo ancora intatto così come apparve nei classici del giallo della collana Mondadori nella edizione del 22 dicembre 1992. Una ristampa di quella che fu la prima edizione col titolo in lingua italiana di “Poirot e la strage degli innocenti”. Il numero 1122 della collana venne pubblicato per la prima volta nel 1969. Ecco in breve la situazione: durante i preparativi per allestire un party di Halloween, una giovane ragazza di tredici anni, Joyce Reynolds, afferma di essere stata testimone di un omicidio avvenuto anni prima e di cui aveva compreso la reale natura solo di recente. Alla fine della festa viene ritrovata morta affogata in un secchio d’acqua usato per il gioco delle mele. Con l’aiuto della signora Oliver, presente alla festa, Hercule Poirot inizia quindi a indagare sul misterioso omicidio. Una festa di Halloween che si mette bene, quindi, e che probabilmente nel corso di tutti questi anni dalla uscita del libro, ha dato l’ispirazione a molti per creare eventi legati ad un delitto evento di questo tipo. I delitti hanno sempre un fascino irresistibile specialmente quando a raccontarli è la penna di Agatha Christie, signora del crimine e grande scrittrice. A dire il vero, non è che poi questo libro mi sia piaciuto molto. Se dovessi giudicare Agatha Christie dalla lettura di questo unico romanzo ne darei un giudizio negativo.

Forse è il caso di pensare che per quella data quando il romanzo venne scritto, il 1969, Agatha si era stancata dei suoi personaggi e della sua scrittura a scadenza per contratto. Probabilmente aveva esaurito tutti i suoi finali pieni di suspense e di argute caratterizzazioni e si apprestava a dare il benservito a Poirot. Comunque sia, il romanzo inizia con grande lentezza, procede tra dettagli inutili ed irrilevanti, come se non sapesse dove andare con la sua narrazione. Perfino quando il delitto ha luogo, quello di una ragazza di 13 anni durante il party di Halloween, non è che poi ci sia tanta drammatizzazione. Il libro peggiora allorquando il lettore è costretto a sentir parlare ogni personaggio che si pronuncia sulle azioni dei delinquenti e che il delitto deve essere stato commesso da una persona malata fatta uscire troppo presto da un manicomio a causa del superaffollamento. Si susseguono dialoghi simili che rendono la lettura noiosa. Tutti ripetono le stesse cose. Solo Poirot è felice nel dire che questo delitto ha una sua ragione. Ma noi sappiamo bene che l’autrice non avrebbe scritto di delitti se non ci fossero state ragioni appena plausibili. Sarebbe stato meglio allora se tutti gli intervistati avessero detto cose diverse.

Mi ha deluso anche il fatto che in questo libro la Christie non sia stata capace di dare alla conclusione della vicenda un finale a sorpresa e da ricordare. Un lettore attento riesce ad intuire chi è l’assassino quando Poirot riceve una lista dei delitti precedenti. La conclusione del libro è davvero penosa. L’autrice fa fatica a costruire un crescente suspense impiegando ogni sorta di tecnica, appesantendo così la narrazione. La tira alla lunga nello svelare chi è l’assassino sino a quando ormai il lettore non ha più dubbi sulla sua identità. L’epilogo è come quasi un sollievo, le pagine da leggere sono finite, ma non c’è il finale a sorpresa. In conclusione posso dire che questa festa di Halloween è davvero una “strage di innocenti”. E gli “innocenti” sono tutti quei lettori che sono riusciti ad arrivare a leggere il libro sino alla fine.

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