Questo sito contribuisce alla audience di

“La coltivazione degli alberi di Natale”

La celebrazione del Natale ha ispirato per secoli poeti, scrittori e musicisti, artisti di ogni genere i quali con le loro opere hanno arricchito il significato di questa festa che vede il ricordo della natività del “figlio di Dio” su questa terra che diventa “figlio dell’Uomo”, come già abbiamo avuto modo di vedere in altri precedenti post dedicati a questo argomento. Questa volta è la poesia che, ancora una volta, mette al centro della sua attenzione questo giorno speciale per tutti gli uomini che credono nella trascendenza del destino dell’uomo.

La poesia appartiene ad uno dei più importanti poeti della letteratura inglese moderna: T. S. Eliot. Un poeta che mi è molto caro e di cui ho già avuto modo di parlare in altre occasioni. Il brano che vi propongo fa parte di una raccolta di poesie intitolate “Ariel poems” pubblicate nel 1954. Più che una poesia sembra che il poeta faccia alcune considerazioni sul Natale in maniera pacata e riflessiva. Per questa ragione ne ho fatto una traduzione libera in prosa anche per mantenere il tono discorsivo adottato dal poeta.

“The cultivation of the Christmas trees”:

There are several attitudes towards Christmas,
Some of which we may disregard:
The social, the torpid, the patently commercial,
The rowdy (the pubs being open till midnight),
And the childish - which is not that of the child
For whom the candle is a star, and the gilded angel
Spreading its wings at the summit of the tree
Is not only a decoration, but an angel.

Suddivisa in quattro parti il testo esamina i diversi atteggiamenti che in genere si hanno nei confronti del Natale e che vanno evitati: uno sociale, uno di indolenza, uno commerciale, uno chiassoso, un altro ancora fanciullesco. Quest’ultimo, egli dice, non riguarda il bambino per il quale si accende una stella e si dispiegano le ali dell’angelo in cima all’albero sono soltanto delle mere decorazioni.

The child wonders at the Christmas Tree:
Let him continue in the spirit of wonder
At the Feast as an event not accepted as a pretext;
So that the glittering rapture, the amazement
Of the first-remembered Christmas Tree,
So that the surprises, delight in new possessions
(Each one with its peculiar and exciting smell),
The expectation of the goose or turkey
And the expected awe on its appearance,

Il bambino che si festeggia si meraviglia dell’albero. Facciamo in modo che la festa non sia un pretesto ma un evento, in maniera che lo stupore, la bellezza del ricordo del primo albero di Natale non vanifichi le sorprese delle nuove attese, ognuna con le sue caratteristiche come quelle dei profumi dell’anatra e del tacchino e della loro attesa.

So that the reverence and the gaiety
May not be forgotten in later experience,
In the bored habituation, the fatigue, the tedium,
The awareness of death, the consciousness of failure,
Or in the piety of the convert
Which may be tainted with a self-conceit
Displeasing to God and disrespectful to children
(And here I remember also with gratitude
St.Lucy, her carol, and her crown of fire):

Facciamo in modo che la gioia e la devozione non vengano dimenticate con ciò che accadrà dopo quando cadremo nelle solite abitudini, la fatica, la noia, la consapevolezza della morte e dell’errore oppure nella pietà di chi si converte, la cui conversione potrà essere offuscata dalla presunzione che non piace a Dio e non ha rispetto dei bambini. E qui il poeta coglie anche l’occasione per ricordare con piacere Santa Lucia, il suo canto e la sua corona di fuoco.

So that before the end, the eightieth Christmas
(By “eightieth” meaning whichever is last)
The accumulated memories of annual emotion
May be concentrated into a great joy
Which shall be also a great fear, as on the occasion
When fear came upon every soul:
Because the beginning shall remind us of the end
And the first coming of the second coming.

Perciò prima che tutto finisca, dopo l’ennesimo Natale, i molti ricordi delle emozioni di ogni anno possono concentrarsi in una grande gioia che sarà anche una grande paura come quando noi abbiamo paura nelle nostre anime, perchè l’inizio ci ricorderà della fine e la prima venuta della della seconda.

Ad una lettura superficiale la poesia sembrerebbe non avere un impegno poetico forte come di solito viene svolto da uno dei più importanti poeti moderni di lingua inglese. In effetti Eliot affronta il primo e decisivo mistero quale quello dell’esistenza umana parlando di una altrettanto misteriosa natività che porta inspiegabilmente alla mortalità. Ogni inizio infatti porta inevitabilmente ad una fine. Per questa ragione la prima venuta segna anche la seconda. Il suo è anche il ricordo di un precedente Natale di quando era giovane nel mentre oggi avverte le paure dell’età. Il passato ed il presente sembrano mescolarsi in questo Natale. L’inizio, la nascita del bambino, ci ricorderà anche della sua fine e del suo martirio sulla croce. Gioia e paura sono fatte della stessa emozione proprio come la nascita provoca la morte e la morte la rinascita.

Ultimi interventi

Vedi tutti