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"Fuga dal Natale"

A pensarci bene il ritmo della vita contemporanea è cadenzato su tre-quattro date fondamentali. Almeno qui da noi in Europa ed in gran parte del mondo occidentale. Tutto sembra ruotare intorno ad esse a partire dall’economia, che è poi il mondo vero, quello del lavoro, della produzione intorno ai quali si creano e si conformano gli usi, le abitudini individuali e di gruppo, di famiglie e di intere comunità.

Tutto comincia con la festa del Natale che segna anche una fine nel calendario dei giorni con il cosidetto Capodanno. Passano i giorni, trascorrono circa tre mesi e sembra che tutto debba concludersi nella celebrazione del ricordo della tragica condanna a morte per crocifissione, e per misteriose ragioni, di un Uomo venuto su questo pianeta da un “infinito altrove”. Si scopre poi, dopo appena una settimana, che questa stessa persona oltre che essere “figlio dell’uomo” era anche “figlio di Dio”, destinato quindi a risorgere a nuova vita dopo di avere svolto la missione terrena alla quale era stato chiamato dal Padre. E’ la festa della Pasqua. Questa celebrazione apre la strada verso un deciso rinnovamento esistenziale anche con l’arrivo della primavera e la successiva bella stagione il cui culmine sfocia nel Ferragosto, l’alto periodo di massima vacanza. Così scorre la vita di ognuno di noi passando dal Natale al Capodanno, verso la Pasqua ed il Ferragosto, ricorrenze-vacanze modellate in forma di stagioni sulle ragioni della storia, dello spirito e della cultura dei popoli e delle nazioni che in esse si riconoscono.

Intorno a queste quattro date le nostre esistenze restano quasi come “incatenate”. Almeno per quanto riguarda il mondo occidentale. Esistono infatti anche altri calendari nel mondo che si caratterizzano con altre scadenze. Ma, tutto considerato, fino ad ora è il calendario gregoriano della nostra cultura che detta l’agenda dei lavori su questa terra. Se queste sono le cadenze/scadenze che ci interessano, cerchiamo allora di immaginare, per gioco e per un momento, cosa accadrebbe se scegliessimo di vivere un anno senza il Natale. Un esperimento che un noto scrittore contemporaneo ha tentato di descrivere in un suo libro pubblicato qualche tempo fa e che ha avuto un discreto successo. Mi riferisco al libro di John Grisham “Skipping Christmas”, tradotto in italiano col titolo di “Fuga dal Natale”. A leggere questo libro viene in mente un’altra fuga in occasione del Natale, quella di George Bernard Shaw di cui ho avuto già modo di parlare in un recente post. Anche in questo libro di Grisham è sotto accusa l’aspetto mercantile e consumistico di questa festività, questa volta però una storia narrata in maniera simpaticamente umoristica se non comica.

Solo l’anno prima la famiglia Krank aveva speso 6100 dollari per preparare il Natale. Quest’anno papà e mamma Krank si trovano all’aeroporto per salutare, pochi giorni prima di Natale, la figlia Blair in partenza per una missione umanitaria in Perú. Un pensiero un po’ folle si insinua in loro: che senso ha trascorrere il Natale senza Blair?! E se lo saltassero? E se utilizzassero quei 6100 dollari per la crociera ai Caraibi che da anni si sono sempre negati? Basta non andare dal rosticciere (che sollievo evitare la ressa), non invitare nessuno al party (troveranno certo dove andare quegli scrocconi), non montare nessun Frosty sul tetto (operazione, per altro, pericolosa per un uomo di cinquantaquattro anni). Il grande piano è deciso e messo in atto, prima in modo titubante, poi spavaldo. Ma il Natale, con la sua straordinaria potenza consumistica, con la sua ingombrante presenza moralistica, sta per prendersi la più esilarante e sferzante rivincita sui poveri Krank. Una favola classica dei tempi moderni, un’ironica provocazione che regala momenti di puro divertimento e che ci fa scoprire John Grisham geniale scrittore della commedia umoristica e disincantato osservatore di una tradizione di cui ormai non possiamo fare a meno.

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