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Gli "attanti" del Presepe

" ... Gesù è nato in una stalla. Una stalla, una vera stalla, non è il lieto portico che i pittori cristiani hanno edificato al Figlio di David, quasi vergognosi che il loro Dio fosse giaciuto nella miseria e nel sudiciume. E non è neppure il presepio di gesso che la fantasia confettiera de’ figuranti ha immaginato nei tempi moderni; il presepio pulito e gentile, grazioso di colore, colla mangiatoia linda e ravviata, l’asinello estatico e il compunto bue e gli angeli sul tetto col festone svolazzante e i fantoccini dei re coi manti e dei pastori coi cappucci, in ginocchio a’ due lati della tettoia ...”


Così immagina il grande scrittore fiorentino Giovanni Papini, nella sua “Storia di Cristo”, il giorno della Natività del Figlio di Dio. E’ una descrizione decisamente fuori dalla tradizione. Potremmo dire con una definizione moderna, “politicamente scorretta”. Se per “politica” si intende un modo di vivere comunemente accettato con le sue convenzioni tradizionali, le forme accettate, i comuni rituali, ma anche, purtroppo, con le sue ipocrisie, il suo conformismo, i suoi inganni. Ma la realtà ha sempre più facce e ogni essere umano è destinato a scegliersi la faccia che più gli piace, a seconda delle situazioni in cui si trova a vivere. Spesso si sente dire che “chi ha una sola faccia non promette, si impegna” una espressione che può significare tutto e nulla. Ma che fa effetto per chi ipocritamente la usa e chi ingenuamente ci crede. Come, appunto, le statuine del Presepe. Esse vengono messe lì per fare meramente scena e coreografia, tradendo il vero spirito del ricordo. Figure e simboli che diventano figurine-figuranti per riempire quella scena del mondo che un grande del teatro definì: “Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne semplici attori. Hanno le loro uscite e le loro entrate. E un uomo nel suo tempo gioca molte parti”.

Ecco, questa è la tendenza a considerare oggi l’esercizio del presepe. Ogni anno gli uomini mettono in scena, scegliendo i propri “pastori” in una rappresentazione che resta solo tale e che ha ucciso il vero spirito di quel giorno. Sono scomparse quelle figure che un dimenticato studioso, ebreo di origine, diventato viennese e poi adottato napoletano, chiamò “attanti”. Vale a dire quegli attori e testimoni che sono i pastori che partecipano al meraviglioso racconto apocrifo della natività di Gesù. David Wild è il nome di questo scrittore che trascorse il decennio conclusivo della sua esistenza a studiare il folklore campano nelle sue forme peculiari, dalla fiaba orale di magia al presepe. Si sa che il meridione d’Italia, ed in particolare la Campania, sono territori ideali per “manufatti culturali” di questo tipo. Wild studiò il significato antropologico di queste diverse “figure” in un un suo libro intitolato “Venti anni di studi sul folclore campano” pubblicato ad Amalfi nel 1996. Egli descrive e reinterpreta allo stesso tempo la messa in scena della nascita di Gesù attraverso una sorta di recitazione degli “attanti” che si ritrovano intorno ai luoghi dell’evento. Lo trascrivo integralmente, così come lo riporta Guido Davico Bonino nel suo pregevole “Lunario dei giorni di quiete”:

“Ce l’abbiamo fatta! Anche noi siamo arrivati”. Se restiamo a rispettosa distanza dal Tuo presepe, è perchè quei gran signori dei Re Magi ci mettono addosso una soggezione … I primi a mettersi in cammino sono stati Giovan Mattia e Berto. Avevano preso, dal gregge di cui sono mandriani, una pecorella, la Rossina (detta così per via del manto, ch’era un poco più rosso del solito); una volpaccia, passata proprio l’altra notte nell’ovile, s’era portata via due delle pecore più belle, Nerina e Bianchina. Arrivati alla collina, che c’è qui dietro, non credevano ai loro occhi: la volpe era lì, che faceva il muso lungo e piangeva, insomma chiedeva d’essere perdonata! Ohè, dico, non sarai mica tu che l’hai fatta arrivare sin qui? Poi s’è messo per strada Mansueto, il lattaio. Dice che quando entrarono di corsa a bottega per dargli la notizia, non ha fatto a tempo a prendere altro che un cacio marzolino e un coltello, per tagliarne qualche fetta per Te. Sarà vero? Perchè quello è avaro assai!

Dietro di lui arrancava Candido l’acquaiuolo. Di qua e di là dalle spalle s’è messo il bastone lungo con due otri di bell’acqua fresca. A dir tutta la verità, nel passar la montagna, per la gran sete, da un otre un pò d’acqua se l’è bevuta. Per questo, Piccolo Gesù, lo vedi un pò sbilengo: ma Tu, ai due pesi, non farci neppure caso … Dietro lui, un poco incerta se farsi vedere o no, è la bella Tecla. Il gran velo bianco Te la dice fanciulla: dovresti perdonarla, perchè per venirti a vedere ha finto d’essere una giovane mamma (da noi le vergini possono far visita ad una puerpera …). Ha preso una pietra, l’ha avvolta in un grande scialle, le ha messo in capo una cuffietta. Certo, è una bugia bell’e buona, ma Tu (così noi tutti pastori speriamo!) farai finta di nulla.

Anche con l’oste Benito dovrai avere pazienza: quello solo il vino conosce, e vino Ti ha portato, resinato per di più: un vino che, dopo due bicchieri gira la testa al più vecchio ed incallito bevitore, figurarsi un Bambino! Poi ci sono Fiore la giardiniera che ti vorrebbe offrire un gran mazzo di gigli bianchi, appena tagliati nella sua serra; il vecchio battiferro Teodoro, che abita da tanti anni dale nostre parti, ma dicono sia dell’Umbria: ti ha portato un catino di stagno, l’ultimo che ha forgiato, perché Tu possa farci il bagnino; Nennetto dalle gambe corte, che il padre non voleva portarsi appresso perché, nano com’è non tiene il passo degli anziani; Randello il garzone falegname, che regali non te ne ha portati, ma ha con sè sega, lima, pialla, martello e chiodi e dice che potrebbe farti qualche riparazione, alla stalla, se ce ne fosse il bisogno …”.

Il brano di Wild non ha bisogno di commenti. Queste figure di “attanti” pastori rappresentano la vera umanità che si raccoglie intorno al Bambino. Figure che non sono figuranti che recitano o interpretano una scena, coprendo un ruolo. E’ gente vera, con una sola “faccia” che promette soltanto ciò che può dare a chi nulla chiede e che offre soltanto il suo amore. Essi veramente credono in ciò che fanno, nel loro viaggio verso l’incontro di chi viene a conoscerli per amarli ed aiutarli nella comprensione del mondo. Le parole che dicono sono ingenue ma genuine, i loro modi sono semplici ma naturali, i loro pensieri scevri da pregiudizi. Sanno di portare soltanto se stessi davanti al mistero di quella nascita. A quel Bambino si affidano senza fare domande. Lasciate stare tutti quegli altri “figuranti” che di volta in volta appaiono sul palcoscenico del mondo moderno, portati avanti da astuti artigiani che li ritraggono in pose rubate alle immagini dei giornali e della TV e cercano di inserirli nel Presepe così come vorrebbero che fosse. Ve li immaginate voi quanti politici, intellettuali, attori, attrici, laici e religiosi aspirano da sempre a farne parte, così come già con spavalderia ed inganno calcano il palcoscenico del mondo? In via San Gregorio Armeno, la via dei pastori a Napoli, c’è sempre una lunga fila di candidati a farsi fare una statuetta da collocare nel presepe. Tutti passano di là: Marilyn Monroe, Kennedy, Bush, Berlusconi, Obama, Maradona, Michael Jackson … Tutt’intorno alla stalla del Bambinello? C’è sempre una buona ragione per rispondere con Tommasino alla domanda in “Natale in Casa Cupiello”: «Tommasì te piace ‘o presebbio?» - «Nun me piace».

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