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Il cuore e la spada di Bruno Vespa

Ho letto la recensione di un libro fuori dell’ordinario. A dire il vero, il testo mi pare piuttosto una una “finestra” aperta da un giornalista a favore di un collega per fare pubblicità ad un suo ennesimo libro. Un collega che sforna libri ad un ritmo “stachanovistico”. Questo fenomeno di scrittore è anche un conduttore televisivo che fa notizia e tendenza, diventando così oltre che uomo di spettacolo anche autorevole opinionista politico. Al suo affermato talento si aggiungono altri valori che determinano il successo dei suoi libri.

Va detto comunque che al giorno d’oggi sono molti i giornalisti (gente che, è noto, scrive di tutto per vivere) a pubblicare libri che sono spesso solo prolungamenti di articoli o di inchieste legate alla effimera quotidianità. Persone che pubblicano libri a getto sull’onda della cronaca, nel tentativo di arrotondare lo stipendio. Così come del resto chiunque si trova a fare un mestiere per guadagnarsi da vivere. Non tutti, però, riescono a trasformare in libri ciò che scrivono, facendo diventare storia la cronaca, ottenendo grandi tirature e ottimi ricavi economici. Alcuni riescono anche a definire tendenze culturali e letterarie, decidere equilibri economici, giudiziari e politici. Gli archivi dei tribunali italiani sono inondati da milioni di faldoni ripieni di scartoffie giudiziarie che possono essere facilmente trasformate in libri. Fatti e vicende che fanno gola al grande pubblico. Innumerevoli storie umane e giudiziarie con sapore di sesso, di violenza, di morte, droga, mafia, camorra e corruzioni varie. Non c’è bisogno che io faccia nomi di politici, attori e attrici, magistrati, scrittori e giornalisti, i quali di volta in volta sono attori, personaggi e vittime per ricordare cose che ogni giorno si leggono sui giornali, si ascoltano alla radio, nei talk show o ai telegiornali su centinaia di canali televisivi.

C’è però chi, nonostante questa inondazione mediatica, riesce a navigare nel difficile campo dell’editoria, veleggiando abilmente sull’onda dell’attualità facendola anche diventare storia. Non si tratta di volumi di piccolo cabotaggio, allestiti in pochi giorni da qualche esperto o gruppo di “ghost writers”. Il libro di cui si è occupato Mario Giordano, un collega, (anche lui giornalista e scrittore, anche se non del calibro “stachanovista” quale è Bruno Vespa), è questo suo ultimo lavoro che ha un titolo quanto mai felice ed alla moda: “Il Cuore e la Spada”. In una “pillola” della sua rubrica di corrispondenza quotidiana che tiene sul quotidiano “Libero”, in risposta alla domanda di una lettrice se avesse letto questo libro, Mario Giordano coglie l’occasione per una risposta che non è una recensione ma una “finestra amicale” cioè un simpatico “pezzo” di costume ma anche un rilancio pubblicitario. Non un critica letteraria, nè tanto meno un “soffietto” editoriale scritto per convenienza ad un amico di “giochi” quale può essere Bruno per Mario. Sia Vespa che Giordano, infatti, sono colleghi e giornalisti scrittori di buon nome e fama.

E’ appunto, questa ultima voce che Mario Giordano sembra invidiare al collega Vespa. Una fama basata, a suo vedere, sulla capacità di scrivere un libro di ben 846 pagine in così breve tempo, a distanza di pochi mesi appena dal precedente. Un volume che, dice il collega Giordano, è una enciclopedia. Come tale non va letta, ma consultata, contemplata, ammirata, sfogliata, spizzicata, come diceva giustamente Francesco Bacone qualche secolo fa in uno dei suoi famosi “Saggi”. Un libro al quale ci si abbevera come si fa, niente di meno, con un “Vangelo del Palazzo”. E qui sia “Vangelo” che “Palazzo” vanno con la maiuscola in quanto tutti i cristiani conoscono il valore delle parole contenute nel libro dei Vangeli. Così come chi si occupa di politica, e sopratutto di potere, ben sa cosa si nasconde in quel Palazzo dove si trovano i bottoni del comando. Da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi, questo nuovo libro tratta nuovamente del rapporto tra l’amore e il potere. In questi ultimi tempi, sembra ormai assodato che questo binomio sia quanto mai vincente nel nostro Bel Paese per fare politica. In fondo è stato sempre così: il potere sta tra le gambe del letto. Una miscela sempre in ebollizione, checchè ne dicano i moralisti, continuamente aggiornata ma che ha le sue radici nella storia. E’ lo stesso Vespa a spiegarcelo:

“Perché questi uomini politici da Cavour fino a Silvio Berlusconi vengono visti nel doppio ruolo, sia nella storia politica che nel loro essere uomini, e quindi i loro difetti, i loro pregi e i loro amori, quelli di Cavour, quelli del Cavaliere. Quindi c’è il cuore, c’è la spada, ci sono i loro contrasti, le loro battaglie, ma anche i loro sentimentalismi. C’è tutta la storia d’Italia degli ultimi duecento anni: da prima del Risorgimento fino a due settimane fa. Quindi ci sono dei confronti: allora c’erano degli entusiasmi che mi piacerebbe rivedere oggi perché l’Italia ha bisogno di una scossa… Ci sono anche i fatti della casa di Montecarlo, senza nessun mio giudizio personale. Ci sono fatti inediti e poi il lettore giudicherà… L’ultimo capitolo è dedicato all’ultima fase del divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che è anche determinato da ragioni caratteriali, dato che sulle ragioni politiche io non riesco a darne una lettura se non il fatto che Fini sia oggettivamente pentito di aver fatto il Popolo della Libertà.”

Ecco come l’attualità di questi ultimi decenni, prima e dopo la cosidetta “tangentopoli”, o se credete meglio “prima, seconda o terza repubblica”, va alla ricerca delle sue radici ed affonda nella storia di un popolo con tutti i suoi vizi e le sue virtù. In una manciata di poche righe di presentazione editoriale del volume c’è tutto un mondo di un recente e lontano passato da riscoprire e rileggere alla luce di quelli che sono i vizi e le virtù del presente. Se meglio vi aggrada potete anche ribaltare la visione delle cose di oggi che tutti abbiamo sotto gli occhi, guardandole e leggendole alla luce dei vizi e delle virtù dei nostri padri e nonni. Scopriremo, allora, che davvero non c’è niente di nuovo sotto il sole, come ci ricorda Qoelet.

Pensate un pò quale goduria di lettura sarebbe se questo libro di Bruno Vespa potessimo leggerlo anche in versione digitale. Voglio dire se il libro potesse essere letto online in versione elettronica, vale a dire con tutti i link di riferimento attivi ai quali Vespa, cronista e narratore, potesse rinviare i suoi lettori aprendo la sua scrittura a luoghi, immagini, personaggi dal vivo. Tanti collegamenti a notizie in video e audio tramite clips di “YouTube”, intercettazioni telefoniche, immagini pirate, accesso a portali per il gossip, piattaforme e banche dati in grado di fornire al lettore la realtà così come è vissuta in diretta e dal vivo. Quale “affresco fatto di uomini e le donne che hanno fatto (e stanno facendo) il nostro paese verrebbero fuori dal Pantheon della storia per raccontare le loro vicende politiche e private. Immaginate le gesta e gli amori degli “eroi” dell’epopea risorgimentale: Cavour, impegnato a tenere a bada i drammatici pasticci organizzativi di Mazzini e lo spirito d’avventura di Garibaldi; Vittorio Emanuele II e la contessa di Castiglione, con le loro imprese erotiche e patriottiche. E poi la geniale spregiudicatezza di Giolitti, convinto monogamo, e le follie sessuali e politiche di d’Annunzio; la tempestosa vita sentimentale di Mussolini e la solitudine di Gramsci. E ancora, il drammatico confronto tra De Gasperi e Togliatti, tanto diversi in politica come in amore, e l’Italia del miracolo economico, in un mondo congelato dalla guerra fredda. Moro, Fanfani e Andreotti, protagonisti democristiani della lunga stagione del centrosinistra e del “compromesso storico”; l’irriducibile antagonismo tra Craxi e Berlinguer, gli anni di Tangentopoli e, infine, l’avvio traumatico della Seconda Repubblica e del lungo protagonismo di Berlusconi nella vita politica italiana.”

Insomma, una vera e propria “vita in diretta” per essere goduta in maniera planetaria, un’ “isola dei famosi” imperdibile, un “grande fratello” orwelliano siglato magari Rai-Mediaset-Mondadori-Repubblica. A quando, caro Vespa, i suoi libri diventeranno “microcircuiti di pillole” come li ha previsti Sebastiano Vassalli nel suo romanzo “3012”? Il libro di Vespa io me lo sono fatto prestare da un fanatico lettore vespiano. Lo sto compulsando in questi giorni. Difficilmente troverò il tempo di “leggerlo” in maniera tradizionale, come dice d’altronde anche Mario Giordano nel suo trafiletto. Scrivere volumi della mole di quelli che inarrestabilmente produce Vespa è ben più che segno di un semplice “piacere di scrivere”. E’ il tempo, se non il piacere di leggere, che manca, amici miei. Dateci una pillola e digeriremo tutto!

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