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Il Natale del bibliomane

Le pubblicazioni sul Natale abbondano in tutte le forme: racconti, storie, romanzi, fumetti, leggende, saggi, per adulti e bambini, giovani e anziani, uomini e donne. Anche il libro è un prodotto di mercato che ben si accompagna alla tradizione natalizia dei regali e degli acquisti. Un modo intelligente per festeggiare la storia della natività è appunto quello di andare alla scoperta di nuovi libri che parlino delle feste di questo periodo e lo facciano in maniera interessante ed intelligente.

Curiosando in una piccola libreria di Bologna, fuori della cinta delle mura della città, ho avuto la possibilità di conoscere il gestore e proprietario al quale avevo chiesto qualche testo che parlasse delle tradizioni natalizie. Mi ha gentilmente presentato un libro sulla “Storia del Natale: tra riti pagani e cristiani” per le edizioni di una casa editrice che non conoscevo. Una quanto mai piacevole occasione per cogliere, come si suol dire, non “due piccioni con una fava”, ma tre: conoscere di persona un cortese ed informato libraio di una piccola ma ben fornita libreria del nuovo e dell’usato. Come di quelle di un tempo che tendono, purtroppo, in questa epoca digitale, a scomparire. Una persona con la quale chi ama i libri può intrattenersi a discutere amabilmente non solo del contenuto del libro che il cliente eventualmente ha deciso di acquistare, ma anche chiedere una ricerca, un approfondimento, delle informazioni sulle possibilità di acquisto, vendita e rivendita di intere collane e collezioni di libri.

La seconda occasione è stata quella della conoscenza della casa editrice del libro, sempre della stessa città, con un nome che è il caso di dire attira subito l’attenzione per la sua originalità sin dal suo logo qui a fianco: “Casa Editrice Odoya”. Nella finestra online si presenta come “un editore internazionale di saggistica divulgativa e di narrativa in lingua italiana, inglese, francese e tedesca. Un editore indipendente. Recuperiamo opere dimenticate o trascurate di interesse artistico, storico, filosofico, letterario e musicale, riproponendole in edizioni riviste e aggiornate da nuovi apparati critici..”. In effetti il libro di cui intendo parlare è proprio uno di questi libri ritrovati e costituisce il terzo “piccione”. Un recupero ed un rilancio di un’opera pubblicata in lingua inglese quasi un secolo fa, nel 1912, curato da una attenta e giovane editor che si chiama Laura Mazzolini. Ma è stato il nome di “Odoya” che mi ha maggiormente incuriosito. Sempre dalla scheda sul sito ho appreso che “Odoya attraversa misteriosamente diverse culture che non hanno in apparenza nulla in comune tra loro, compare e scompare nel corso della storia senza essere mai determinato da un significato preciso, è una invocazione, un saluto, un nome proprio, un’espressione fonetica, è divinità ed elemento naturale…Odoya è il nome del nostro logo, un uccello che spiega le sue ali mentre nasce dalle acque. Odoya è il nome del fiume Niger per gli Yoruba che abitano lungo le sue sponde, il fiume creato dalla divinità Oya, signora dei venti e delle acque, dispensatrice di vita e garante del suo rinnovarsi. Odoya è il grido con cui si invoca Yemanjà, la bella dea madre del mare nel culto afro-brasiliano del Candomblè, un rito che giunge dallo Yoruba o dal Dahomey e i cui seguaci, cantando e ballando, gettano fiori e liquori come offerte al mare.Odoya è un canto di lavoro della Georgia. Odoya è la prima canzone dell’album “Kohuept, live in Leningrad” del 1987 di Billy Joel registrata presso il Djvari Monastary in Tbilisi, Georgia.”

Le tante cose che è Odoya ben si riflettono su quelle che rappresenta il Natale nella tradizione culturale dell’Occidente. La giovane curatrice dell’opera nella sua premessa mette in evidenza il fatto che col suo lavoro abbia voluto e dovuto aggiornare oltre che ampliare il testo originale di Clement A. Miles “inserendo un punto di vista “italiano” all’interno del punto di vista più europeo dell’autore, sviscerando tematiche e approfondendo argomenti più prettamente popolari che fanno parte della identità stessa della nostra cultura peninsulare. Innanzitutto queste usanze mostrano che la tradizione cristiana del Natale è in realtà unita da un filo rosso, neanche tanto invisibile, alla cultura pagana che l’ha preceduta e che riemerge a sprazzi nelle tradizioni tipicamente popolari locali, accanto ai rituali più tipicamente religiosi e sacri.”

Diviso in dieci capitoli il libro esamina il Natale nella liturgia e nella devozione popolare italiana entrando poi in quella europea. Babbo Natale, San Nicola e Santa Claus si accompagnano a numerosi altri santi che di questo periodo sono presenze significative: Santo Stefano, San Giovanni, la festa degli Innocenti, San Clemente, Santa Caterina, Santa Lucia, San Tommaso e San Martino. E’ Natale, comunque, che con la sua Vigilia e i Dodici Giorni, il Ceppo e l’Albero, le maschere e la festa dei Folli la fa da padrone. Non potevano mancare, ovviamente, il Capodanno, l’Epifania e la Candelora. Le considerazioni finali del libro mi sembrano abbastanza interessanti da riferire. Ogni nazione ha modellato il Natale a propria somiglianza rivolgendosi in particolare ai bambini perchè, tutto considerato, questa festa è la celebrazione dell’infanzia nell’Infante, il “Figlio di Dio” che si fa Uomo e diventa “Figlio dell’Uomo”. “Il Natale, afferma giustamente la curatrice del libro, è la festa degli inizi, dell’istintiva e felice infanzia; l’idea cristiana di un bambino immortale che rinnova un’umanità stanca e peccatrice si unisce, in questo periodo, al pensiero di un nuovo anno ricco di promesse e speranze che si perdono nella culla del tempo”. Dimenticavo di dire che della edizione americana di questo libro esiste anche la versione digitale per Kindle. Prodigi del Natale che oltre che tradizionale è anche digitale.

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