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Il Natale delle zitelle

Il Natale è certamente una delle occasioni di ricreazione artistica più ricorrente nella storia della cultura occidentale. Nessuna delle arti è esclusa: dalla pittura alla musica, dalla poesia al romanzo, dal cinema al teatro, ogni artifizio è buono per affrontare un tema che ha radici sacre ma diventa anche profano, trasformando l’ispirazione religiosa in una coinvolgente ironia laica.

E’ il caso di questa bizzarra poesia scritta da una poetessa francese il cui “nom de plume” è, guarda caso, “Noel”. Il testo vorrebbe essere ironico ma in effetti lo è ben poco: “Le tre zitelle”. Tutti le hanno abbandonate per andare a fare visita al Bambino appena nato. Sono umiliate e deluse perchè nessuno vuole condividere con loro questa visita. Niente di nuovo, del resto. Sono state sempre isolate ed evitate dagli altri abitanti del paese. Tutto ciò che avevano l’hanno portato: tre vecchie lampade.

Tre zitelle, tre, eccoci arrivate qui,
portando tre vecchie lampade,
per adorare il Bambino…
O Vergine, eccoci qua, le ultime di tutti:
d’un tal ritardo, eccoci qua, umiliate,
ma il fatto è che gli altri, partendo,
ci hanno dimenticato.

Tutto il paese in festa, senza di noi,
a mezzanotte se n’andò.
Nessuna di noi, da sola, osò venirsene ed entrare…
Infine, eccoci qua, l’una ha condotto l’altra,
a poco a poco facemmo tutta la strada insieme
per vedere il nostro piccolo Dio…
Poverino, come trema!

Con quelle lampade si sono fatte compagnia durante il viaggio iniziato nel buio della mezzanotte, quando tutti avevano già lasciato il villaggio. Tutte e tre insieme si sono accompagnate e nessuno avrebbe abbandonato le altre. Con una sola idea in testa: vedere il Bambino. Appena arrivate si sono subito rese conto di come quel Piccolo tremava …

Possiamo sfiorarlo con la punta delle dita?
Le nostre dita – toccatele – son tiepide.
Siam noi, Gesù Bambino, siam noi, le tre zitelle,
tre, così povere e brutte,
che nessuno ha mai voluto prenderci in sposa.
Un marito, passi! E’ un figlio
che manca al nostro cuore.

Tremava tanto che non potevano fare a meno di toccarlo. Almeno sfiorarlo con le punta delle dita per convincersi così che aveva davvero freddo e vedere cosa fare per lui. Esse, le mani le avevano tiepide. Ne avevano di calore, anche se povere brutte e zitelle e anche se nessuno le aveva volute. Ma nessuno si era reso conto che di calore ne avevano da vendere a chi avrebbe potuto prenderle in spose. Da quel calore sarebbe potuto nascere un figlio. Ma per farlo ci voleva un marito che però non si è mai presentato.

E quando voi, volgendovi
perché l’ombra allo sguardo vi celi,
Madre, timidamente schiudete, scostandola,
la vostra povera veste
per allattare il vostro bimbo affamato che piange,
nostro malgrado, il cuore ci si spezza:
è Lui che desideriamo!

Per questa ragione, o Madre, voi che madre lo siete davvero, a differenza di noi che non lo siamo potute essere, potete ben capire cosa significa un Figlio. Quello che avete avuto e che avete in grembo, quando vi ritrarrete per allattare il vostro Bimbo, potrete comprendere quanto dolore abbia il nostro cuore per non poter provare il vostro stesso piacere. Per questa ragione noi siamo venute.

Il Natale delle zitelle
Marie Noël, Le Rosaire des joies
(Paris, Stock 1930, trad. di G. Davico Bonino, in Lunario dei giorni di quiete, Torino, Einaudi 1997, p. 518)

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