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Ma stiamo parlando ancora di libri?

Questa è la domanda che si è posta ad un certo punto uno dei partecipanti al convegno sull’editoria elettronica che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Milano. Una densa giornata di studio e di discussioni, centrata sul futuro del libro cartaceo considerato già defunto, sostituito dal libro elettronico, con tutto quanto ne possa conseguire circa il futuro della comunicazione.

I convegni sul “futuro del libro” e su quello che sarà “il libro del futuro” si susseguono a ritmo frenetico. Sembra che ne siano tutti coinvolti: lettori, autori, scrittori, editori, insomma tutto ciò che può essere comunicato, che merita di essere conosciuto e che è degno di essere conservato in un modo od un altro. Organizzato da “Ledizioni” un marchio che appartiene alla libreria Ledi di Milano, con la partecipazione di autorevoli figure nel campo dell’editoria tradizionale e digitale come Springer, Librazioni, IRPE e MobiMobi, circa duecento partecipanti hanno aderito alla seconda edizione del “Futuro dell’editoria”, in forma tanto gratuita quanto volontaria, prendendo attivamente parte alle discussioni. Una vera e propria “full day immersion” in quella che sarà, o quanto meno potrà essere, la realtà del mondo del libro nei prossimi anni. L’evento ha avuto luogo a Milano e ha visto la partecipazione di docenti universitari, operatori e rappresentanti editoriali sia italiani che stranieri. Patron e animatore di tutto è stato il dott. Nicola Cavalli, responsabile di Ledizioni, in collaborazione e con l’ospitalità dell’ Istituto Europeo di Design di Milano, da sempre attento e partecipe a tutte le forme di comunicazione, alle sue evoluzioni e alle modalità con cui viene elaborata, progettata e diffusa l’informazione e l’immagine. Una giornata di proficuo lavoro per approfondire diverse tematiche relative all’impatto delle nuove tecnologie sul mondo editoriale tradizionale, dell’evoluzione e rivoluzione che hanno generato sul sistema-stampa e sul ruolo dell’editoria nel nuovo scenario dei media digitali, con particolare attenzione a ciò che accade in Italia.

Hanno partecipato all’evento alcuni tra i più grandi esperti italiani del settore, da Oliviero Ponte di Pino (Direttore Editoriale Garzanti) a Mario Guaraldi (Guaraldi.it), da Luca de Michelis (Amministratore Delegato Marsilio) a Paolo Ferri (Docente di Teoria e Tecniche dei Nuovi Media – Università Milano Bicocca) e molti altri. Tra i promotori e sponsor dell’evento, oltre a Ledizioni, The Innovative LEDpublishing Company, va segnalata la presenza dell’editore internazionale Springer, uno dei maggiori operatori mondiali nella produzione editoriale digitale in campo scientifico. Per l’occasione il dott. Alessandro Gallo, responsabile per il sud Europa delle edizioni Springer, ha coordinato una tavola rotonda dedicata al “Marketing e promozione” degli ebooks. E’ stato messo in evidenza il fatto che gli sforzi di marketing per un singolo titolo sono troppo costosi per essere sostenuti se si escludono i titoli di punta. Ne è una prova il comportamento degli editori i quali continuano a riversare il lavoro di promozione sugli autori piuttosto che sui contenuti. L’editoria scientifica risulta essere il primo segmento editoriale ad affrontare la sfida del digitale ed i cambiamenti sono senza dubbio molto forti. Quanto ha fatto Springer, non solo in Europa ma in tutto il mondo, ne è una prova abbastanza evidente. Qualcuno, in sede di discussione, è arrivato ad affermare che il “modus operandi” di questo editore sembra essere il modello ideale al quale gli organismi e le istituzioni del nostro Paese dovrebbero riferirsi. Una esperienza questa, va detto per onestà informativa, che la Springer ha acquisito nel corso di oltre un secolo di esperienza maturata a livello internazionale.

Non è possibile in questa sede riferire in maniera esauriente quanto è emerso in tutti gli interventi e delle conclusioni alle quali i partecipanti sono addivenuti. Quanto prima verranno messi online al link dedicato le sintesi degli interventi ai quali gli interessati potranno fare riferimento per gli approfondimenti. Il sottoscritto, nella sua veste di semplice osservatore bibliomane, figlio di una famiglia di tipografi ed editori dell’era post-gutenberghiana, avrà modo di approfondire alcuni temi della conferenza così come sono emersi in questa densa giornata di lavori. Egli ha avuto modo di riciclare tutto quanto credeva di sapere sulla comunicazione in tutte le sue forme, osservando come la mutazione della specie non sia un mito ma un dato di fatto: da padre bibliomane di provincia dell’era gutemberghiana ha osservato nel figlio, diventato “digitale” Springer, il compimento della “mutazione” portando a completamento quel processo di trasformazione genetica del libro di cui non si vede ancora la fine.

Di strada ne abbiamo percorsa dai giorni di quando quei caratteri mobili nella vecchia “tipografia del padre” venivano allineati l’uno dopo l’altro sulla riga del tipometro dal compositore a mano per poi essere legati dal filo di spago e dar vita a quelle che venivano chiamate le “forme”. Il sapere aveva quella “forma” che poi veniva ricoperta di inchiostro, ricoperta dall’inchiostro del cilindro di caucciù sul quale scorreva il foglio. Era così che nasceva il libro. Quanta acqua è passata sotto i ponti! Tablet pc, ebook, iPad, epub, docbook … Dov’è finita l’antica “forma”. Cosa è diventato il “contenuto” sulla via del “marketing”? Interattività, multimedialità, ipertestualità, condivisione. Quel visionario di professore editore di Mario Guaraldi nel suo intervento ha detto che quello che sta accadendo nell’editoria di oggi è un vero e proprio “tsunami”, altro che rivoluzione editoriale: “il futuro della rete sarà il futuro degli editori”.

Ma per Agostino Quadrino padre di Garamond : “attenti ai nemici della società aperta del web”, come aveva ammonito Karl Popper. E chi sono questi nemici? A cosa mirano? La risposta, temo, sia sempre la stessa ed è uguale per tutti. Sta tutto in una parola, vecchia come il mondo. E’ quella che lo fa girare. Chiamatela “money”, “danaro” o “royalty” il profumo è sempre lo stesso. Sia per chi i libri, siano essi cartacei o digitali, li scrive, li stampa oppure li vende. E non dimentichiamoci anche di chi, noi poveri lettori, li compriamo o li “scarichiamo”. Non è che poi “free source”, “open source”, “creative commons”, “open access” siano solo modi ed occasioni per fregarci anche in “digitale” oltre che in “cartaceo”?

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