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Natale di amore e di odio

La dualità è alla base della nostra vita: uomo donna, bianco nero, nord sud, est ovest, yin yang, on off, tutti alla ricerca della perduta, antica unità. Almeno così sembra. Anche se non tutti lo vogliono ammettere ed affermano che è la realtà che è in continuo movimento e non esistono contrapposizioni. Questa realtà si presenta in situazioni che vengono individuate come opposte e contrastanti, ma in effetti sono un tutt’uno. Ma allora bisogna chiarire questa dualità che diventa dualismo come nel caso di ciò che è bene e ciò che è male. Anche come quello del Natale che si avvicina ancora una volta. Per alcuni è un “bene” per altri un “male”.

Volete una prova di quanto ho detto in questa breve premessa? Basta digitare in Google queste parole “amo natale” e “odio natale” per avere sotto mano la situazione. Scoprirete che sia da una parte che dall’altra ci sono centinaia di migliaia di situazioni in cui la gente “ama” oppure “odia” questa festa della natività di Cristo, “figlio di Dio” fattosi uomo, quindi “figlio dell’uomo”. La realtà sarà ancora più dirompente se digiterete le parole in lingua inglese, ormai lingua ufficiale del Web, “I love Xmas” - “I hate Xmas”. Le situazioni si conteranno a milioni e vi convincerete che i concetti di amore e odio sono in perenne conflitto. Ben poche sono le speranze per poter pensare che i due sentimenti opposti e contrastanti possano essere conciliabili, facenti parte di un tutt’uno, come abbiamo visto innanzi.

E’ vero che per consolarci qualcuno dice che dall’odio può scaturire l’amore se si intraprende un percorso interiore spirituale che porta ad una conversione del proprio pensiero. Ma sembra che non manchino situazioni in cui anche l’amore può far scatenare l’odio più profondo ed imprevedibile. C’è anche qualcuno altro che è convinto che l’amore vince sempre sull’odio e se ne fa una bandiera in maniera così forte e decisa da non rendersi conto che dall’altra parte c’è chi prende un atteggiamento del genere come occasione certa di contrasto in quanto crede che quanto viene affermato sia ben altro che amore. E allora come la mettiamo in situazioni di questo genere? Anche in questo momento storico il nostro Paese sta vivendo la profonda spaccatura tra posizioni politiche e culturali inconciliabili che hanno origine nel sentimento contrapposto dell’amore e dell’odio. Per una persona, un partito politico, un comportamento, una visione del mondo, insomma un modo di vivere e di pensare che a seconda dei punti di vista è un “bene” oppure un “male”, in assoluto, senza alcuna possibilià di convergenza o di sintesi. Il discorso, si vede bene, porta lontano. C’è il rischio che ogni approfondimento crei ulteriori fossati ed occasioni di barricate contro qualcuno o contro qualcosa che possa essere identificato come un “male”. Non è un caso che alla base della concezione cristiana del mondo tutto poggia su qualcosa chiamato “peccato originale” descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio e che ha reso l’uomo mortale. Simbolicamente possiede vari significati a seconda delle interpretazioni. In generale rappresenta la disubbedienza dell’uomo verso Dio nel voler decidere da solo, (guarda caso!), cosa è “bene” e cosa è “male”.

L’ “odio” per il Natale nel mondo contemporaneo ha assunto un valore forse diverso ed aggiuntivo a quello che era il significato della ricorrenza della stagione di molti secoli orsono allorquando venne alla luce il “figlio di dio” che divenne poi “figlio dell’uomo”. Il sentimento di opposizione o quanto meno di “amore-odio” è diventato opposizione non tanto e non solo ad una occasione di celebrazione religiosa quanto ad un modo di viverla, mercificandola oppure aumentando le occasioni di divisioni e diversità invece che eliminarle. Uno degli esempi più significativi di questo “odio” va visto in quello di cui una esimia figura di intellettuale del mondo anglosassone si fece portatore. Mi riferisco a quel personaggio di origine irlandese che fu George Bernard Shaw, scrittore, drammaturgo, giornalista, premio Nobel per la letteratura nel 1925. Amava definirsi “un predicatore travestito da saltinbanco” ed in effetti da quel socialista utopista sognatore egli ben incarna la figura dell’intellettuale europeo che non dimentica di essere uomo comune con i suoi pregi e difetti, sempre libero e pronto a dire la sua su tutto ciò che potesse ostacolare la sua crescita intellettuale e la aspirazione alla libertà. La pagina che vi propongo all’attenzione riguarda le sue ragioni per le quali “odia” il Natale tanto da considerare questa festa come una “istituzione atroce”. Ecco cosa scrive il 20 dicembre del 1893, su una rivista a cui collabora:

Like all intelligent people, I greatly dislike Christmas. It revolts me to see a whole nation refrain from music for weeks together in order that every man may rifle his neighbour’s pockets under cover of a ghastly general pretence of festivity. It is really an atrocious institution, this Christmas. We must be gluttonous because it is Christmas. We must be drunken because it is Christmas. We must be insincerely generous; we must buy things that nobody wants, and give them to people we don’t like; we must go to absurd entertainments, that make even our little children satirical; we must writhe under venal officiousness from legions of freebooters, all because it is Christmas - that is, because the mass of the population, including the all powerful middle class tradesmen, depend on a week of licence and brigandage, waste and intemperance to clear off its outstanding liabilities at the end of the year. As for me, I shall fly from it all tomorrow or next day to some remote spot miles from a shop, where nothing worse can befall me than a serenade from a few peasants, or some equally harmless survival of medieval mummery, shyly proffered, not advertised, moderate in its expectations, and soon over. In town there is, for the moment, nothing for me or any honest man to do.

Come tutte le persone intelligenti Natale non mi piace affatto. Mi si rivolta lo stomaco nel vedere come una intera nazione decide di non ascoltare musica e preferisce invece che ogni persona possa rubare soldi dalle tasche dei vicini con la scusa che è festa. E’ davvero una istituzione atroce questo Natale. Dobbiamo essere ghiottoni perchè è Natale. Dobbiamo ubriacarci perchè è Natale. Dobbiamo essere ipocritamente generosi. Dobbiamo comprare cose che nessuno vuole e darle a gente alla quale non piacciono. Dobbiamo prendere parte a feste assurde che fanno ridere persino i nostri bambini. Dobbiamo essere oppressi da una ufficialità venale da parte di schiere di ladroni tutto perchè è Natale, vale a dire perchè la gran massa della popolazione, inclusa la potente classe media dei commercianti dipende da una settimana di licenza e di ladrocinio, di sperpero e intemperanza per liberarsi di ogni superflua rimanenza di fine anno. Per quanto mi riguarda domani o dopodomani fuggirò lontano verso qualche posto lontano miglia da ogni negozio dove il peggio che mi possa capitare è una serenata di contadini oppure qualche altrettanto innocua pantomima medioevale, timidamente rappresentata, senza chiasso di pubblicità, moderata nelle aspettative e di breve durata. In città, per il momento, non c’è granchè che possa interessarmi o che possa fare”.

A distanza di oltre un secolo sembra si possa dire che l’ “odio” per il Natale continui in varie forme. Ma non importa. Se non ci fosse l’odio non potremmo apprezzare nella giusta misura il valore dell’amore. Così come se non ci fosse il Natale non potremmo comprendere il mistero della Natività nella ricorrenza e della presenza del “Figlio di Dio” che diventa “Figlio dell’Uomo” su questa terra.

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