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Presepe astronomico vs Presepe napoletano

“Il Presepe è uno degli oggetti più facili da osservare: si individua infatti anche ad occhio nudo, in un cielo discreto; per trovarlo si fa spesso riferimento a due stelle molto brillanti, Regolo e Polluce: il Presepe si trova a circa metà strada fra le due stelle. Alle latitudini boreali è presente nel cielo serale da fine dicembre a tutto giugno e si mostra molto alto in cielo; dall'emisfero australe risulta invece meno evidente, ma la facilità di individuazione e di osservazione resta inalterata.”

Il lettore attento avrà capito che il Presepe al quale mi riferisco non è quello della tradizione natalizia napoletana bensì quello che lo scienziato astronomo così continua a descrivere:


“L’ ammasso del Presepe (Latino Præsepe, mangiatoia, noto anche come Ammasso Alveare o con le sigle di catalogo M 44 o NGC 2632) è un ammasso aperto visibile nella costellazione del Cancro. È uno dei più vicini al Sistema solare e contiene una grande popolazione stellare, più ampia di quelle di altri ammassi aperti vicini. In un cielo nitido l’ammasso appare ad occhio nudo come un oggetto nebuloso; definito da Tolomeo “la massa nebulosa nel seno del Cancro”, fu il primo oggetto che Galileo osservò con il suo cannocchiale. L’età e il moto proprio sono paragonabili a quelli delle Iadi, suggerendo che entrambi gli ammassi hanno un’origine simile. Entrambi gli ammassi contengono inoltre delle giganti rosse e delle nane bianche, che rappresentano gli ultimi stadi dell’evoluzione stellare, più un gran numero di stelle di sequenza principale A, F, G, K e M. Stime sulla sua distanza forniscono cifre che variano fra i 160 e i 187 parsec, equivalenti a 520-610 anni luce, mentre sull’età, stimata sui 600 milioni di anni, vi è maggiore accordo; queste stime sono equivalenti a quelle fornite per l’età delle Iadi (circa 620 milioni di anni).”

E’ probabile che tra il Presepe astronomico e il Presepe napoletano ci siano delle connessioni. Come le due immagini si siano collegate non saprei dire. Resta il fatto che l’idea di ricreare la scena della natività di Gesù Cristo è molto antica. Nelle chiese europee questa abitudine diventata tradizione fu in gran voga nei secoli 17° e 18°. Ma le vere origini sono ancora più anteriori. Nell’anno 1223 nel villaggio di Greggio, al confine tra l’Umbria e il Lazio San Francesco di Assisi diede inizio a questa usanza celebrando una messa davanti ad una prima scena che ricostruiva l’evento della notte santa. Una rappresentazione molto semplice e sobria: due figure di sculture in legno della Sacra Famiglia, alcuni animali vivi, un bue ed un asinello, degli angeli e tre pastori.

Ma è a Napoli che la cultura del presepe acquistò la forza non solo di una tradizione che continua ma addirittura assume aspetti artistici, devozionali e culturali le cui radici affondano nell’anima popolare in maniera straordinaria. In ogni casa napoletana, e non solo, la tradizione del presepe conquista l’immaginazione delle classi popolari come di quelle aristocratiche. Nel seicento ogni casa ed ogni chiesa vanta un suo presepe con distinte caratteristiche, tanto diverse tra di loro da farsi addirittura concorrenza. Non solo per quanto concerne gli stli e la manifattura dei personaggi ma anche i ruoli e le funzioni dei vari personaggi che animano il presepe e che diventano attori e spettatori insieme di uno spettacolo messo continuamente in scena non solo per la festa del Natale ma per tutte le stagioni dell’anno. Nasce così una vera e propria industria che esporta anche all’estero i suoi personaggi. Si ricordano di questo periodo i presepi presenti nel sud della Francia e della Germania.

L’esempio più antico e monumentale di presepe è quello scolpito ed allestito dai fratelli Pietro e Giovanni Alemanno nel 1478 nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Si contavano 41 statue scolpite al naturale restano soltanto 19. Bellissime riproduzioni di Maria, Giuseppe, il Bambino, gli animali ed le altre possono essere ammirate nel Museo di San Martino di Napoli. Nel cinquecento si diffuse l’abitudine di allestire questi presepi in tutta Europa ed oltre mare, verso il nord e sud America. In questo periodo le statue dei pastori cominciarono ad avere un preciso profilo artistico ed assunsero caratteristiche particolari di manifattura. Grandi statue scolpite in figure quasi umane in legno di svariati colori. Le teste erano di ceramica, cera e percellana, rivestire di vestiti fatti stoffe policrome dal tagli elaborato ed in stile. Col tempo apparvero statue in terracotta, in forme ridotte. Esse vennero a popolare scenografie incredibili con centinaia e centinaia di personaggi illuminati da luci di candele e torce di vario genere.

Nel Palazzo Reale della Reggia di Caserta è in perenne esposizione un presepe che è un vero e proprio capolavoro. Nessuna galleria di immagini per quanto artistica può riprodurre il fascino che suscita la visione di un presepe del genere. Oltre 1200 personaggi animano innumerevoli scene che si susseguono e si integrano interagendo creando mille e mille situazioni suscitando nella mente dell’osservatore sensazioni, ricordi, immagini, vere e proprie epifanie alle quali nessuno può sfuggire, nemmeno il più inacallito ateo o agnostico. Statue di terra cotta e porcellana di Capodimonte rivestite di seta e deliziosi guarnimenti di fattura artigianale. Molti di questi pseudo abiti vennero fatti da principesse di casa reale borbonica. Vale la pena ricordare a questo proposito che lo stesso Re di Napoli Carlo di Borbone (1734-1799) e la regina Maria Amalia rivestirono alcune di queste statuette. Figure molto realistiche fin nei minimi particolari ed atteggiamenti. Personaggi di una favola divina, congelati nel tempo, che riproducono scene di vita napoletana. Fanno da contorno ad un evento straordinario ricoprendolo non solo di bellezza artistica ma caricandolo anche di una misteriosa devozione umana e popolare.

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