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Scrooge digitale

Non c’è dubbio che gran parte della sensibilità che ruota intorno al Natale dei nostri giorni è legata al mondo contemporaneo. Abitudini e tradizioni secolari sono state travolte dalle leggi del mercato dando vita a diverse concretezze. Ma nel caso del Natale di Charles Dickens e della sua “Storia di Natale” tutto sembra essere rimasto come prima, come questo scrittore la concepì. Nella storia della letteratura e del costume, non solo di lingua inglese, pochi autori hanno avuto, infatti, una influenza più grande di lui.


Charles Dickens fu molto famoso ai suoi tempi. I suoi libri venivano pubblicati di volta in volta a fascicoli di tre capitoli, in modo che i lettori potessero conservarli e rilegarli. Vere e proprie folle di affezionati facevano la fila davanti ai rivenditori di libri allo stesso modo di come oggi si fa la fila per assistere a concerti, eventi sportivi e cinematografici. A Londra, ai suoi tempi, alcuni astuti librai prendevano in affitto delle persone che sapevano leggere ad alta voce in maniera che questi leggessero alcuni brani delle sue storie per incentivare gli acquisti dei fascicoli. Nelle cronache del tempo si legge che quando le nuove puntate arrivavano nel porto di New York spesso si verificavano disordini causati da persone che volevano acquistare i fascicoli. Il pensiero corre a quanto succede spesso oggi per eventi simili. Uno di questi è l’uscita di una ennesima edizione cinematografica di questo racconto, come un informato collega guida ci informa nel suo spazio dedicato all’evento. Facile considerare come i tempi siano cambiati. Io questo film l’ho visto in versione homevideo così come la stessa è uscita in edicola allegato ad un diffuso settimanale. Mi sono riletto prima l’originale della storia e poi in poltrona ho visto il film.

All’inizio di questo post ho parlato di diversa sensibilità che circonda il Natale ai nostri giorni. Può piacere o no, ma se si considerano le cose nel modo giusto, si scopre che poi, tutto sommato, si risale alla stessa idea che, a guardare bene, sta alla base stessa del bellissimo racconto di Dickens: il denaro. Il Natale contemporaneo è diventato un grande “business” e non serve a niente dire che questo non è bene. Nè tanto meno sembra possibile “odiare il Natale” o ignoralo. E’ un paradosso dirlo, ma è proprio su questo, sul “vile denaro”, che egli costruisce quell’indimenticabile personaggio e il suo ambiente che è Scrooge e la Londra dell’ottocento. Fu sullo stesso denaro che anche lui fu costretto a giocare i suoi giorni e il suo successo. Nulla sembra essere cambiato d’allora. Tutto continua a girare su questo prezioso metallo, diventato oggi “virtuale”, come “digitale e virtuale” è diventato anche il “Racconto di Natale” di Scrooge, prodotto dalla Walt Disney Pictures in un film di Robert Zemeckis.


Due sono i fatti principali ed essenziali per comprendere come Dickens riuscì a creare in poche pagine una vicenda del genere. Va detto innanzitutto che egli possedeva una grande immaginazione legata ad una straordinaria capacità narrativa. Riusciva a tenere buoni per ore i suoi sei figli con i loro amici raccontando storie di tutti i tipi. Essi diventavano spesso attori dei racconti. Risulta che Charles voleva essere spesso il primo attore. L’altro fatto importante e decisivo era costituito dalla esigenza che egli aveva di fare soldi. Il successo avuto con i precedenti libri pubblicati verso il 1840 quali ad esempio “The Pickwick Papers” e “Nicholas Nickleby” lo spingevano a continuare a scrivere quasi come se fosse rincorso dalla fama che aveva raggiunto. Questa gli procurava denaro. Ebbe la possibilità di fare grandi guadagni ma il denaro, si sa, vuole altro denaro. Scriveva altre che storie anche articoli e racconti brevi per giornali e riviste. Fu un giorno d’autunno che, pensando al prossimo Natale, ebbe l’idea di trasformare in racconto scritto una delle sue tante storie che raccontava a voce. Fu appunto la storia di Scrooge e della sua “conversione”: dalla grande cattiveria, accompagnata da avarizia e durezza di cuore, Scrooge diventò un grande benefattore e un grande di cuore. La storia ebbe un immediato successo. La prima edizione del racconto andò esaurita e seguirono numerose altre. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la storia di Scrooge è strettamente legata alla storia del Natale. E, a pensarci bene, a quella del denaro nel destino degli uomini. E di quello che decidono di farne.

Nelle mani di Robert Zemeckis il racconto di Dickens diventa un ideale strumento di mercato. Con la differenza che a quegli improvvisati “attori” che prestavano la loro voce per narrare la storia di Scrooge, il regista americano, aiutato dalla moderna tecnologia, riesce a trasformare quella semplice storia in un evento digitale a tre dimensioni, pieno di terrificanti scene, rumori, suoni e fantasie davanti alle quali forse lo stesso Dickens sarebbe rimasto sconcertato. La cosa che stupisce, però, è il fatto che nonostante questo la storia di Scrooge viene fuori intatta, anzi quasi come rigenerata. Con queste immagini del film si può ricevere la netta percezione di ciò che è male, la forza della crudeltà e dell’egoismo, la tempesta dei pensieri che travagliano Scrooge, la possibilità di ricreare in maniera magistrale il passato, il presente ed il futuro e renderne partecipe lo spettatore. Va detto, comunque, che non mancano le forzature nella narrazione sulle quali il regista e la produzione hanno voluto puntare. Come nel caso della sequenza in cui Scrooge cerca di sfuggire allo scheletro del fantasma del futuro Natale che lo rincorre e si trasforma in folletti che, squittendo, scappano su per camini e grondaie. Un tentativo tecnologico per creare tensione abbastanza illogico. Non sempre le forzature sensazionalistiche ottengono l’effetto che si vuole ottenere. Il film merita comunque di essere visto, dopo di avere riletto il racconto in forma tradizionale.

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