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"Il Viaggio dei Magi" di T. S. Eliot

Il tema della rinascita, con la venuta al mondo di Cristo in occasione del Natale, è un tema ricorrente in gran parte della poesia natalizia.

Il tema della rinascita, con la venuta al mondo di Cristo in occasione del Natale, è un tema ricorrente in gran parte della poesia natalizia. Nascita e morte sono le due parole che sintetizzano la condizione umana in maniera eloquente e drammatica. Anche in questa poesia che parla del viaggio intrapreso dai Magi verso Betlemme per conoscere il figlio di Dio il poeta cerca di squarciare questo mistero intraprendendo un viaggio attraverso il percorso della penitenza. La poesia di cui intendo scrivere in questo post è quella del “Viaggio dei Magi” di T. S. Eliot. Una composizione abbastanza difficile, divisa nei tre momenti fondamentali che portano al sacramento del pentimento vale a dire contrizione, confessione e soddisfazione. Per comprenderla è necessario rendersi conto innanzitutto dell’impatto che ebbe questa nascita, secondo il poeta, ebbe sul mondo nel tempo in cui essa avvenne. Nella lettera agli Efesini (2:4-5) l’apostolo Paolo descrive la rinascita del mondo alla morte di Cristo mettendo in evidenza la nuova vita. Questo tema della morte e della rinascita è il tema ricorrente in questa poesia che è divisa da un punto di vista strutturale in tre diversi momenti corrispondenti al sacramento del pentimento considerato nei tre differenti stadi della colpa, la successiva confessione e la soddisfazione. Per capire la poesia si deve comprendere l’impatto che Cristo ebbe sul mondo. Quando egli nacque il mondo non era stabile. Gli uomini non lo riconobbero perchè essi erano distratti dalle tante false divinità adorate. Il poeta inizia la poesia con una ampia descrizione della vita del tempo vissuta attraverso le parole del Magio che racconta del loro viaggio verso Betlemme per essere testimoni diretti della fine di un’era e dell’inizio di un’altra.

A cold coming we had of it,
Just the worst time of the year
For a journey, and such a long journey:
The ways deep and the weather sharp,
The very dead of winter.
And the camels galled, sore-footed, refractory,
Lying down in the melting snow.
There were times when we regretted
The summer palaces on slopes, the terraces,
And the silken girls bringing sherbet.
Then the camel men cursing and grumbling
And running away, and wanting their liquor and women,
And the night-fires going out, and the lack of shelters,
And the cities dirty and the towns unfriendly
And the villages dirty and charging high prices:
A hard time we had of it.
At the end we preferred to travel all night,
Sleeping in snatches,
With the voices singing in our ears, saying
That this was all folly.

Then at dawn we came down to a temperate valley,
Wet, below the snow line, smelling of vegetation;
With a running stream and a water mill beating the darkness,
And three trees on the low sky,
And an old white horse galloped away in the meadow.
Then we came to a tavern with vine-leaves over the lintel,
Six hands at an open door dicing for pieces of silver,
And feet kicking the empty wineskins.
But there was no information, and so we continued
And arrived at evening, not a moment too soon
Finding the place; it was (you may say) satisfactory.

All this was a long time ago, I remember,
And I would do it again, but set down
This set down
This: were we led all that way for
Birth or Death? There was a Birth, certainly,
We had evidence and no doubt. I had seen birth and death,
But had thought they were different; this Birth was
Hard and bitter agony for us, like Death, our death.
We returned to our places, these Kingdoms,
But no longer at ease here, in the old dispensation,
With an alien people clutching their gods.
I should be glad of another death.

——

Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo
Le vie fangose e la stagione rigida
Nel cuore dell’inverno.
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili
Sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo
I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano, donne e liquori,
E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutta follia.

Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida,
Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,
E piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinarono per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo detto nascita e morte
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.

La parola “contrizione” significa “dolore spirituale di chi ha commesso e riconosce il peccato”. Lo stesso dolore include rinuncia al peccato e determinazione a non commetterne più in futuro. Nella prima stanza questo dolore spirituale è evidenziato da Eliot quando il Magio parla della difficoltà del viaggio che lui e gli altri suoi compagni di viaggio affrontano. La fatica, le difficoltà atmosferiche, la vita comoda lasciata alle spalle, le ragazze vestite di seta, tutto è stato da essi lasciato per andare incontro a questa nascita e cominciare una nuova vita. L’azione di pentimento sembra genuina nonostante tutte quelle “voci che cantavano agli orecchi, dicendo che questo era tutta follia”. Quanto doveva costare questa rigenerazione spirituale sulla vita precedente? La seconda stanza si muove nel terzo momento della soddisfazione del sacramento che è la penitenza e che segue la confessione dei peccati. Mentre nella prima stanza Eliot elabora le difficoltà del viaggio, nella seconda preferisce non affrontare l’aspetto principale della soddisfazione, ma piuttosto l’aspetto secondario della stessa che è come una medicina adatta ad aiutare il penitente a resistere, a non ricadere nello stesso in futuro. Così i Magi, dopo le difficoltà iniziali, all’alba arrivano in “una valle umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione; con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio”. Tutto questo simboleggia la conquista della nuova vita ottenuta attraverso il pentimento. Va notata la bellissima immagine degli “alberi contro il cielo basso” che rappresentano i Magi ma anche le tre croci della crocifissione. Il vecchio cavallo bianco al galoppo sfrenato potrebbe simboleggiare Giuda in fuga dopo il tradimento.

Nell’ultima stanza si manifesta il secondo momento del sacramento, la confessione. Chi parla inizia la sua confessione descritta come la manifestazione dei propri peccati ad un sacerdote per ottenere il perdono di Dio. Fa prima una domanda con la quale egli rivela la sua ignoranza del significato della nascita di Cristo: “ci trascinarono per tutta quella strada, per una Nascita o per una Morte?”. La confessione, comunque, si conclude con queste parole: “Vi fu una Nascita, certo, ne avemmo prova e non avemmo dubbio”. E’ chiaro che chi parla non ha ben chiaro il significato dell’evento. Egli ammette anche la sua riluttanza a credere che sia accaduto qualcosa di importante quando dice: “Avevo detto nascita e morte, ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu”. Il che fa capire che la nascita alla quale essi avevano assistito era una fine piuttosto che un inizio.

I tre stadi del sacramento sono così comprensibili, ma ci si può chiedere perchè il poeta li ha proposti in questo modo. Invece di cominciare con la contrizione e finire con la soddisfazione, Eliot inizia con la contrizione nella prima stanza poi si muove verso la soddisfazione nella stanza due e quindi conclude con la confessione nella stanza tre avanzando l’idea che l’anima nel suo viaggio verso Cristo e la perfezione celeste non può essere mai in pace ma deve essere continuamente impegnata per acquisire la perfezione. Solo con la morte il processo si conclude, e solo con la soddisfazione acquisita. La vita è fatta, appunto, per compensare continuamente le umane debolezze di cui l’uomo è prigioniero.

Nei quattro versi che chiudono la poesia Eliot dice: “Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni, ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi, Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli. Io sarei lieto di un’altra morte.” Ritornati ai loro palazzi, i Magi non sono più come prima, “no longer at ease”. Non possono più adattarsi alla loro vecchia vita, non possono più ricadere nei peccati tanto facilmente come potevano fare prima. Nè tanto meno possono intendersi più con la gente come facevano prima. Qualcosa di eclatante è avvenuto. La frase finale del poema è rivelatrice: la ricerca della perfezione ha fine soltanto con la morte. Per questa ragione, egli dice che ci sarebbe bisogno di un’altra morte che metta fine a questo processo. Chi parla addirittura si augura la morte di Cristo poichè solo in Cristo può avere luogo questa soddisfazione. La poesia di Eliot naviga arditamente nei cieli della filosofia e della teologia toccando le corde dello spirito umano nel tentativo di far capire agli uomini il percorso che essi devono intraprendere verso la salvezza. Egli afferma con certezza che tutti siamo coinvolti in questo processo di perfezionamento che comunque potrà avere luogo, purtroppo, soltanto con la nostra morte.

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