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La "dodicesima notte" dopo Natale

La “dodicesima notte” è una festività natalizia celebrata in alcuni settori della Cristianità di tradizione non latina. Viene comunemente riferita alla sera della quinta giornata di gennaio precedente il “dodicesimo giorno”, vigilia della festa dell’Epifania, ultimo giorno delle feste di Natale e festeggiato come tale.

La festa dell’Epifania con la relativa adorazione dei Magi è occasione di scambio di doni. La “Dodicesima Notte”, come la vigilia dell’Epifania, assume lo stesso significato della vigilia di Natale. In alcune tradizioni viene a significare la sera del dodicesino giorno, vale a dire il 6 gennaio. Questa differenza è solo apparente e scaturisce, forse dal fatto che nei tempi moderni la gente è meno consapevole dell’antica usanza di trattare il tramonto come l’inizio del giorno seguente e quindi considerare la dodicesima notte come il dodicesimo giorno.

Ai tempi della dinastia Tudor la “Dodicesima Notte” segnava la fine di un festival d’inverno che iniziava alla vigilia di tutti i santi e che oggi è diventata la festa di Halloween. Il cosiddetto “Lord of Misrule” simboleggia un mondo sottosopra. Infatti in questo giorno il re, e chi era ad un rango sociale elevato, cambiava ruolo. Chi aveva una posizione sociale alta scendeva in basso e viceversa. All’inizio delle feste della “Dodicesima Notte” si era soliti mangiare un “dodicesimo” dolce che conteneva un fagiolo. La persona che trovava questo fagiolo diventava “re del fagiolo” e avrebbe comandato la festa. La mezzanotte concludeva il suo comando e il mondo ritornava normale. Il tema dominante era il capovolgimento della realtà. La figura del “Lord of Misrule” la si può rintracciare nelle tradizioni europee pre-cristiane, nelle feste celtiche e in quelle romane note col nome di Saturnalia.

Il solstizio d’inverno, che cade il 21 dicembre, da un punto di vista storico segnava il primo giorno di molte feste invernali. Le 12 notti seguenti, inclusa quella del solstizio, rappresentano i dodici segni zodiacali dell’anno. La “Dodicesima Notte” è il culmine delle celebrazioni delle feste dell’inverno. Il cibo e le bevande sono al centro delle celebrazioni di ogni genere al tempo d’oggi come del resto nei tempi passati. Tra le tante bevande nel mondo dei paesi nordici, ed in quello di lingua inglese in particolare, si distingue il “wassail” una bevanda che si consuma nelle ore della “Dodicesima Notte” ma anche a Natale. Abbondano ovviamente le torte cotte e mangiate fino all’Epifania. Nella tradizione inglese, ed anche francese, il dolce della “Dodicesima Notte” contiene un fagiolo ed un pisello. Chi li trova ha diritto di essere re e regina durante il periodo delle feste.

Alcuni ritengono che la dodicesima notte, o il giorno successivo dell’Epifania, è il momento quando tutte le decorazioni natalizie devono essere rimosse. Se non lo si fa c’è il rischio di ricevere sfortuna. Nell’America coloniale si era soliti appendere sulla porta di casa una corona che veniva tolta mangiando fette di torta per l’occasione. Per tutto l’ottocento e novecento si aveva l’abitudine di adornare l’albero di Natale con frutta fresca anche se difficile da reperire. L’albero veniva smontato alla dodicesima notte e la frutta rimasta veniva consumata con grandi celebrazioni di popolo. La commedia di Shakespeare “La Dodicesima Notte” fu scritta proprio per essere rappresentata in queste occasioni. Venne messa in scena al Middle Temple Hall di Londra durante le celebrazioni dell’anno 1602 che allora cadeva il 2 febbraio, il giorno della Candelora. La commedia ha molti elementi presenti nella tradizione della “Dodicesima Notte”, quali ad esempio il travestimento di Viola da uomo e quella del servo Malvolio che si immagina di diventare un nobile. Secondo alcune interpretazioni astrologiche ed esoteriche del Natale “I Sacri Dodici Giorni” cominciano il 26 dicembre, considerato il “Giorno Santo”, e si concludono il 6 gennaio. Perciò la notte del 6 è considerata la “Dodicesima Notte”, giorno del rito del battesimo secondo la tradizione cristiana primitiva.

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