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La "gola" del Natale

“La gola è un vizio che non finisce mai, ed è quel vizio che cresce sempre quanto più l’uomo invecchia.”

Ridolfo, il gestore della famosa “Bottega del Caffè”, la commedia che Carlo Goldoni scrisse nel 1750, conosce bene i suoi clienti e sa quanto sia importante la “gola” per tutti gli uomini. A dire il vero, di tutte le età, anche se, col tempo, i peccati che ad essa si riportano, crescono in maniera incredibile. Si può dire che la “gola” ed i suoi “peccati” siano manifestazioni antiche, che hanno trovato ampi spazi in tutte le culture e le tradizioni. Ma è proprio di questi tempi natalizi che “i “peccati” realizzano alla grande le loro ambizioni e recuperano in maniera imprevedibile il tempo perduto in nome della “gola”. Basta passeggiare in questi giorni, con la neve o con il sole, la pioggia o il vento, in città e in periferia, per rendersi conto della frenesia in forma di pellegrinaggio che ha luogo verso i centri di acquisto e di vendita dei regali che si “devono” fare per il Natale. Pellegrinaggi pagani in un paese come il nostro che sembra un continuo paese di Bengodi. Cose non necessarie che diventano indispensabili e subito da comprare per essere regalate. Ma non è la vista soltanto ad essere allettata. E’ sopratutto la “gola” che fa da padrona in questo scenario che ha del carnascialesco. Mi ricorda tanto il fatidico ed antico “panem et circenses”, la locuzione in lingua latina, utilizzata nella Roma antica creata dal poeta Giovenale. Descriveva perfettamente e in maniera sintetica, il modo di governare il popolo, divertendo le classi dominanti e creando una falsa fratellanza con i più poveri ed oppressi, in modo da addormentare le coscienze di questi ultimi ed evitare sentimenti di ribellione. Anche per chi davvero ha fame, magari da qualche parte in Africa, si possono organizzare pranzi e cerimonie gastronomiche a pagamento per la raccolta di fondi a favore di chi davvero non ha nemmeno un pugno di farina per sfamarsi. Così come è sempre possibile organizzare telematicamente operazioni finanziarie in grado di mettere in ginocchio in un weekend interi bilanci economici di nazioni che sono diventate interdipendenti sulla pelle di cittadini allevati nel più bieco ed incontrollato consumismo.

Certo il cibo non è mai stato solo un semplice mezzo di sopravvivenza. Ha sempre trascinato con sè suggestivi significati simbolici di amicizia, di condivisione umana, ed anche di fascino e di bellezza. In un mondo come quello di oggi in cui “apparire” va al di là dell’ “essere”, la bellezza e l’intelligenza non possono essere soltanto pensate o immaginate, devono essere viste, apprezzate e godute anche “fisicamente”. Osservate bene questa foto del pranzo ufficiale che si tiene ogni anno in Svezia all’assegnazione del premio Nobel. Centinaia di persone vestite di tutto punto, impeccabili nelle loro toilette, pronte ad abbuffarsi, anche se non lo si può dire. Ma lo si può fare. Si comprende come sia sempre in agguato l’eccesso, il “peccato” di “gola”, che poi, non dimentichiamolo, è divenuto uno dei sette vizi capitali. Bollato, ma mai cancellato da sempre presenti intellettuali in veste di scrittori, poeti, predicatori e moralisti di ogni genere.

Chi non ricorda del resto quel grande film di successo di Marco Ferreri dell’anno 1973 che ha un titolo davvero emblematico: “La Grande Abbuffata”. L’intreccio tragico e sferzante tra cibo, sesso e morte mi fa risparmiare altre parole alle quali si potrebbero benissimo aggiungere le immagini in tema di peccati di gola pubblicate in recenti libri di grande successo, costruiti sulle immagini che si richiamano ad un sito specchio di questa società che ha fatto delle immagini e del gossip la sua missione: “Dagospia”. I libri “Cafonal” e “Supercafonal” costuiscono davvero una ricca e documentata galleria nella quale il cibo prende alla gola gli uomini senza guardare in faccia nessuno.

Del resto anche su questo portale la gastronomia gioca un ruolo dominante e numerose sono le Guide che si dilettano da innumerevoli punti di vista in questa nobile arte di prendere per la gola. Non è questione di essere contro il consumismo, l’esibizionismo, la sfacciataggine del benessere per far notare a chi ha buon senso che far predominare l’apparire sull’essere, oppure esibire affettati atteggiamenti dietologici per condannare peccati di gola non basta. E’ un fatto oggettivo ed inoppugnabile che nell’arco di pochi anni il consumo dei cibi superflui sia andato gradatamente aumentando nel nostro paese, come in altri, provocando una lunga serie di problemi di salute dovuti a cattiva ed eccessiva alimentazione. Se mangiare non deve e non può significare abbuffarsi per cercare di risolvere problemi di altro genere che nulla hanno a che fare con lo stimolo della fame; se produrre cibi sempre più sofisticati ed innaturali deve servire a soddisfare le esigenze di un mercato senza controlli sulla salute della popolazione; se dobbiamo rincorrere sempre ogni sorta di novità solo per soddisfare i nostri più oscuri ed incontrollabili “appetiti” interiori ed esteriori; se continueremo a fare danni irreversibili al nostro organismo senza renderci conto di quello che mangiamo e di quanto gran parte di questo cibo che rincorriamo sia inutile e superfluo, allora presto o tardi saremo destinati a finire sazi sì, ma “scoppiati” dai nostri stessi peccati di gola.

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