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Quale Epifania?

Il 6 gennaio, come si sa, si festeggia l’Epifania di Gesù. Il ricordo di quando, secondo la tradizione religiosa, i tre Re Magi riuscirono a trovare il luogo dove era nato il figlio di Dio, seguendo una stella apparsa nel cielo. E’ un tempo che celebra la rivelazione del Bambino Gesù nella vita degli uomini ed il suo significato in ognuno di noi.

Ma la parola ha anche un altro significato spesso usato in letteratura: “Improvvisa percezione della realtà o del significato di qualcosa, originato in genere da una semplice, comune situazione o ricorrenza”. E viene pronunciata con l’accento sulla “a”: epifània. E’ il momento allorquando ci sembra che qualcosa ci appartiene e riconosciamo quello stato d’animo senza che ci venga data alcuna spiegazione. E’ chiaro, quindi, che si avverte una “presenza” inaspettata, il più delle volte in senso positivo, ma non necessariamente. In letteratura ci si riferisce alla condizione della mente di uno o più personaggi allorquando si trovano a tirare delle conclusioni nella loro vita, nella condizione in cui l’autore li ha fatti finire. Molto spesso l’ epifània serve a descrivere uno stato di grazia e di immortalità, con caratteristiche quindi chiaramente positive. Ma nelle opere di James Joyce, ad esempio, l’epifània ricorre molto spesso al negativo allorquando i suoi personaggi raggiungono delle vere e proprie manifestazioni della mente che paralizzano i personaggi. “Evelina”, ad esempio, è uno di questi. Dà il titolo ad uno dei racconti che formano un suo famoso libro intitolato “Gente di Dublino”.

Evelina è la protagonista della vicenda. Una giovane donna irlandese che sta per prendere alcune decisioni molto importanti per il suo futuro. Non sa se sposare un uomo di nome Frank e seguirlo in Argentina, a Buenos Aires. Riflette sul suo passato, sui cambiamenti che ha vissuto, la morte dei suoi genitori, la scomparsa di altri parenti ed amici. E’ ben consapevole che tutto cambia, ogni cosa è cambiato intorno a lei. Come tanti altri, anche lei sta per andare via, rompere con il passato, lasciare la sua casa e la sua Irlanda, ma sopratutto “abbandonare” una parte della sua esistenza. La sua solitudine la spinge ad andare via, ad andare avanti. Tutta una serie di epifànie hanno luogo nella sua testa indecisa. Il ricordo della madre si intreccia con il pensiero per Frank, colui che diventerà suo marito. Man mano che il tempo passa e si avvicina il momento della partenza, ella ripensa all’ultima notte della madre prima di morire.

Risente i suoni, rivive le situazioni e le tensioni di quei momenti. E’ come trasportata in quella stanza buia dall’altra parte della casa e sembra quasi di risentire quella musica di un organino proveniente dalla strada, un motivo italiano. Un improvviso “lampo” che le illumina la mente, quasi come sull’orlo di un precipizio. Una decisione che può essere tragica, un troncamento con il suo passato, un filo che viene tagliato per sempre. Un legame importante della sua vita. Evelina è in pieno conflitto con se stessa, ma anche con il mondo che la circonda. Ma lei non lo sa e non vuole rendersene conto. Frank sarà per lei una via d’uscita, il suo salvatore, colui che la porterà verso la felicità. Ma lei non è sicura di amarlo, non sa se è l’uomo giusto. Queste manifestazioni la tormentano, la sballottano come in un mare in tempesta, la paralizzano. Ecco perchè ho detto innanzi che queste manifestazioni, queste “epifànie” possono avere anche un valore negativo. La loro negatività non deriva della loro essenza bensì dal fatto che chi si trova a doverle affrontare non le riconosce con un carattere positivo. Ma le subisce e ne è addirittura vittima.

L’“epifània”, come manifestazione della mente, può manifestarsi nella vita degli uomini in qualsiasi momento. La stessa diventa “epifanìa”, manifestazione dello spirito, ogni anno, il giorno 6 gennaio, per chi crede nella Natività.

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