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Chi è l'Italiano vero?

Sono passati quasi trenta anni da quando un noto cantante scrisse una canzone sugli Italiani. Ha fatto il giro del mondo. L’ho sentita cantare all’estero, addirittura al posto dell’inno di Mameli. Sono cose che accadono quando si scatena l’ ”italomania” degli italiani emigrati in ogni parte del mondo. E’ lecito allora chiedersi, in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, se l’Italiano sia questo, oppure se è anche questo e se lo è mai stato.


Un vero e proprio inno all’italianità, che consacra la fama di Toto Cutugno, agli inizi degli anni ’80, per la precisione al festival di San Remo nel 1983. Una certa elite culturale lo catalogò, come a volerlo disprezzare, al genere nazional-popolare. In effetti è la canzone che cantano i nostri emigrati all’estero, le nostre mamme indaffarate in cucina, e i bambini che giocano. Almeno così è stato per molto tempo. Del resto il canto, per un Italiano, è vita, e se non canta “muore”. Clichès? Stereotipi? Luoghi comuni? Forse. Utili, comunque, per analizzare, comprendere, riflettere sulla condizione identitaria di un popolo che si accinge a festeggiare tra colori e musica la sua nascita.

L’italiano

Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare, sono un italiano
Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente
E un partigiano come presidente; con l’autoradio sempre
Nella mano destra e un canarino sopra la finestra
Buongiorno Italia, con i tuoi artisti, con troppa America
Sui manifesti. Con le canzoni con amore e con il cuore
Con più donne sempre meno suore
Buongiorno Italia, buongiorno Maria
Con gli occhi pieni di malinconia, buongiorno Dio
Lo sai che ci sono anch’io?

Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare una canzone piano piano
Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero
Sono un italiano, un italiano vero

Buongiorno Italia che non si spaventa,
Con la crema da barba alla menta; con un vestito gessato
Sul blu e la moviola la domenica in T.V.
Buongiorno Italia col caffè ristretto
Le calze nuove nel primo cassetto
Con la bandiera in tintoria e una seicento giù di carrozzeria
Buongiorno Italia, buongiorno Maria
Con gli occhi pieni di malinconia… buongiorno Dio
Lo sai che ci sono anch’io?

Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano
lasciatemi cantare una canzone piano piano
Lasciatemi cantare perché ne sono fiero
Sono un italiano, un italiano vero

Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero
Sono un italiano, un italiano vero

Gli spaghetti al dente credo che siano ancora sulla tavola di tutti noi, anche se cominciano a far capolino quelli cinesi. Per quanto riguarda il Presidente quello precedente lo fu davvero “partigiano” in tutti i sensi. Quello di oggi, non credo. Un fine, vecchio signore napoletano che indossa ancora eleganti cappelli “Borsalino”, dopo di avere gettato nel pozzo della memoria il passato colbacco comunista. Ma è bene non parlare di queste cose. Meglio lasciar perdere perché la storia ha fatto il suo corso. L’autoradio nella mano destra del cittadino Italiano credo sia sparita. E’ apparso il telefonino e non c’è legge che lo possa tenere sotto controllo. Non c’è italiano che guidi senza che abbia il cellulare incollato all’orecchio, perennemente collegato con il mondo. Se lo ferma la polizia potrà sempre dire che stava chiamando l’ambulanza perché la moglie è a casa con le doglie e deve partorire. Esibirà un apposito certificato medico per dimostrarlo. Come ha fatto del resto recentemente quell’insegnante che, assente da scuola, ha esibito un certificato rilasciato alle Bermuda, se non erro, dove era andata a riposare per curarsi.

Continuando ad ascoltare la canzone di Cotugno troviamo il canarino sulla finestra. L’uccello spero che abbia trovato un buon alloggio, sempre che non se lo mangi il cane, animale di cui l’Italiano sembra si sia follemente invaghito. Si dice, infatti, che siano ormai milioni i cani ospiti del nostro Paese, liberi, semiliberi o al laccio. Esempio di encomiabile amore animale che oscura, però, quello umano. A questo punto nella canzone fanno la loro apparizione gli artisti. Non potevano mancare in un popolo di poeti, di santi e di navigatori. Sono tanti davvero qui da noi e li si possono trovare sui muri di tutte le città e paesi, sui palazzi antichi e moderni, sulle insegne stradali, sulle facciate delle chiese, delle scuole, sulle vetture dei treni persino sui muri dei cimiteri. Opere d’arte in bianco, in nero, in rosso, tutti i colori dell’arcobaleno, anche se è un po’ di tempo che sono scomparsi gli arcobalenisti. Sono artisti che hanno assunto il nome di graffitari. Esprimono in piena libertà la loro creatività avanzando spesso anche proposte politiche a forma di stella rossa a cinque punte, dal chiaro significato politico rivoluzionario. Una maniera come un’altra per continuare a giocare al ricatto rivoluzionario sulla pelle del proprio Paese.

Nella canzone scorre poi il nome dell’America che continua ad essere troppa, è vero. Trovi scritte in inglese dappertutto. Lo ascolti alla radio e alla TV, non caso tutta la nazione è un perenne “talk-show”. Non c’è un capo di maglieria, biancheria, giacca, camicia, maglietta, pantalone da indossare che non abbia frasi melense, nomi di università sconosciute, slogan spaziali impensabili ed ogni altra scemenza linguistica che fa trend e moda. E’ sempre la stessa America con la sua bandiera che continua all’occorrenza ad essere bruciata, anche se al suo guerrafondaio presidente George si è sostituito un altro di nome Obama che questa volta il nostro Presidente del Consiglio ha definito “abbronzato”. Chiaro ed evidente richiamo metaforico del sole mediterraneo nostrano ed italiano. Ci sono Italiani che sono “Arcitaliani” e il Cavaliere lo è di nome e di fatto.

Le Marie continuano ad esserci, a cantare, a piangere, anche se, a dire il vero, è un po’ di tempo che non si sente più parlare in giro di statue di madonne Maria che lacrimano. Restano però le lagrime versate da Maria De Filippi nei suoi incontri ravvicinati con gli italiani. Per quanto riguarda poi la crema da barba da menta non so dirvi nulla anche perché io personalmente uso da sempre il rasoio elettrico. Il gessato blu continua ad indossarlo forse il politico di turno, presidente di qualcosa, quando deve affermare il suo ruolo e ricordare ai suoi elettori che lui, veste Valentino, e che comunque non si può non ricordare che Valentino è un simbolo della nostra azienda Italia. Anche se proprio in questi giorni il suo nome è apparso in una lista di evasori così come li ha individuati la Finanza con conti all’estero.

Il caffè e le calze stanno sempre lì. Il primo, sempre più caro, tranne che al bar del Parlamento. Le seconde, meglio se lunghe ed agganciate, ma mai di colore celeste. Qualche giudice potrebbe arrabbiarsi. Le auto 600 giù di carrozzeria sono letteralmente sparite dalla circolazione, grazie a Dio, perché l’Italia ne ha fatta di strada d’allora. Adesso circola la nuova, nuovissima 500, rampante soprattutto nel prezzo. Ma questo fatto è secondario perché ormai la gran casa torinese è fuori dalla crisi, ed in gran ripresa. Almeno così pare. A meno che Marchionne non si scocci e se ne va in Canada, alla faccia dei sindacati. Mirafiori e Pomigliano si arrangino! Mi sembra così che siamo arrivati alla fine della canzone. Che ci resta? Ah! Si, la chitarra. L’Italiano continua ad amare la chitarra. Ma stavolta siamo proprio al meglio perché abbiamo un altro Presidente, quello del Consiglio, che a quanto pare continua a suonarla col suo chitarrista amico e cantante in attesa che qualcuno si decida a suonargliela. Sono quindici anni ormai che ci provano. Ma nessuno finora ci è riuscito. In questi giorni dicono che si deciderà tutto. Avrei potuto attendere un pò prima di scrivere questo post. Ma poco importa. Tanto qui, nel Bel Paese, tutto è in divenire. Nel senso che tutto può accadere, anche quello che è già accaduto. Questo sembra essere il ritratto dell’Italiano vero del XXI secolo, a distanza di 150 anni della sua nascita. Non so se vi sia piaciuto. A me la canzone di Cotugno mi sembra un fedele ritratto di un Paese che fa fatica a diventare Popolo di una Nazione degno di questo nome.

P. S. Questo post è un rifacimento di un post da me scritto e pubblicato su un blog che ho abbandonato da tempo. Aveva per titolo “Chi è l’Italiano vero” e porta la data dell’11 ottobre 2007. Chi vuole può leggerlo qui al link: Il Cannocchiale

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