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Fratellanze inglesi e Unità d'Italia

Lo sapevate che tra coloro i quali, intorno alla metà dell’ottocento, presero parte attiva in Inghilterra nel faticoso processo di unificazione dell’Italia va annoverato, anche se non direttamente, un gruppo di artisti e letterati, diventato poi famoso, il cui nome di “confraternita” fu scelto per le connessioni esotiche con i briganti e rivoluzionari italiani?

La firma con la quale essi erano soliti siglare, sia gli scritti che le opere pittoriche, ricorda molte abbreviazioni che ancora oggi hanno un fervore politico e rivoluzionario. Come, ad esempio, le famigerate moderne “B.R”, accompagnate dal triste simbolo della “stella rossa”. “PRB” era, invece, l’acronimo di questa organizzazione che non aveva alcunchè di criminale, ma stava ad identificare la segreta natura della loro “fratellanza”. La sigla veniva usata come provocazione e sfida all’dentificazione contro la decadenza artistica e culturale del tempo. Un periodo storico in cui l’arte, a loro parere, era decaduta e scaduta sin dai tempi del grande Raffello. Per questa ragione il gruppo di artisti ed intellettuali è diventato poi famoso con il nome di “Pre-Raphael-Brotherhood”. Tra i fondatori e animatori si annoverano ben quattro fratelli che portano nome e cognome italiano, i Rossetti: Maria Francesca Rossetti, Dante Gabriel Rossetti, William Michael Rossetti, Christina Rossetti.

Il loro genitore Gabriele Rossettiera nato in Abruzzo, figlio di Nicola e Maria Francesca Pietrocola, il 18 febbraio1783. Improvvisatore di versi di tono arcadico-anacreontico, sotto Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat fu poeta del Teatro San Carlo di Napoli, per il quale compose alcuni libretti d’opera. Si dedicò anche alla poesia civile e a quella sacra. Ottenne in seguito la carica di conservatore dei marmi e dei bronzi antichi del museo di Napoli. Per il suo appoggio agli insorti dei moti liberali del 1820, Gabriele fu costretto all’esilio. Fu a Malta nel 1821 e da qui si spostò a Londra nel 1824, dove trascorse il resto della sua vita. Divenne professore di lingua e letteratura italiana presso il King’s College di Londra (1831) e mantenne l’incarico fino al 1847.

In una bellissima edizione delle sue memorie, che gelosamente conservo, pubblicate in inglese col titolo di “Some Reminiscences”, edita dalla casa editrice londinese Folio Society, William Michael Rossetti, terzogenito della stirpe di Gabriele, racconta la storia della sua famiglia, del mondo dei Pre-Raffaeliti, delle conoscenze e delle relazioni che egli ebbe modo di avere nel corso della sua lunga esistenza. La scrittrice Angela Thirlwell, che ha curato l’edizione, ha scritto nella sua prefazione al libro, che i tre fratelli e la sorella Rossetti crebbero in un ambiente anticonvenzionale del periodo Vittoriano inglese. A casa si parlava sia italiano che inglese. Il padre, Gabriele Rossetti, era un rifugiato politico proveniente da Napoli, un riformatore, un attivista politico, profondo studioso di Dante, tanto da dare a suo figlio questo nome. La madre, Frances Polidori, era per metà inglese e metà italiana, figlia di Gaetano Polidori il quale era emigrato a Londra nel 1790. Fu medico personale di Lord Byron e autore della prima storia di vampiri in lingua inglese.

In questo ambiente crebbero i Rossetti, tra intellettuali, dissidenti e attivisti politici non solo italiani. Quando parla del padre, William Michael così si esprime: “Mio padre era un poeta e un costituzionalista, un rifugiato politico in Inghilterra che si procurava da vivere insegnando l’italiano. Ebbe modo di scrivere molto di letteratura ma non riusciva a tirare avanti con questa attività… Mio padre era nato sotto un sistema feudale, quello napoletano, dispotico e borbonico di Napoleone. In gioventù aveva potuto sperimentare il regime Napoleonico meno rigido ma pur sempre dispotico. La restaurazione borbonica portò una costituzione approvata dal sovrano, il quale però ben presto la sconfessò sopprimendola. Il che costò a Rossetti ed altri costituzionalisti l’esilio per tutta la vita.” Nello stesso periodo di cui scrive William Michael Rossetti sono presenti molti altri attivisti e rifugiati politici italiani a Londra. Ricordiamo tra questi Giuseppe Mazzini di cui mi sono occupato in un apposito post.

La vita di questi fuoriusciti ed attivisti politici non era affatto facile a quel tempo. Una vita di stenti e di grandi sacrifici per il nobile ideale di vedere la propria Patria, l’Italia, unita. Certamente non paragonabile affatto alla vita che tanti attivisti politici, diventati terroristi e criminali impuniti, hanno fatto e continuano a fare, dopo avere compiuto stragi di cui, in questo Bel Paese, tutti, in tempi recenti, siamo stati testimoni e vittime. A tale proposito va ricordato che Giuseppe Mazzini durante la sua permanenza a Londra, tra le tante difficoltà contro le quali si trovò a lottare, fu quella dell’accusa di essere un “assassin”, rivoltagli dall’allora Ministro degli Esteri inglese Lord Aberdeen e dal Ministro degli Interni Sir James Graham. L’offesa gli venne rivolta allorquando il governo inglese dovette giustificarsi di fronte all’opinione pubblica dopo che si venne a sapere il fatto che le autorità britanniche tenevano sotto controllo il patriota italiano Giuseppe Mazzini aprendogli la posta privata. Oggi sarebbe stato intercettato e spiato in maniera elettronica. Un episodio che suscitò grande scalpore e la dice lunga sul modo di intendere la libertà, anche da parte degli ultra liberali inglesi. Va ricordato che per l’occasione Mazzini fu difeso da personaggi come Thomas Carlyle e Charles Dickens. Cose che possono accadere anche nella civilissima Inghilterra quando sono in ballo e in discussione quei principi di libertà e democrazia visti però in chiave utilitaristica.

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