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"In principio era il Verbo ..."

"In principio era il verbo ..." Tutti lo sappiamo. Ma quello che non sappiamo, e nessuno è mai riuscito ad appurare, è quante e quali fossero le parole che anticiparono la comparsa dell'uomo su questa terra. Lo so che il Verbo era presso Dio, in quanto Dio era il Verbo. Ma le cose restano non chiare.

Un utile riferimento per indagare sulla origine delle parole, che come si sa sono elementi essenziali di ogni lingua, ci viene dato da un altro riferimento biblico. Quello in cui si parla di Babele:


«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra». (Genesi 11, 1-9)

Una sola lingua, le stesse parole. Quante? Allora, forse, erano tante, più di quelle di oggi. Ed ecco la ragione per la quale il Signore che era anche Verbo dovette decidere di “confondere” quell’unica lingua facendola diventare tante lingue. Così facendo le parole si moltiplicarono e continuano a vivere nella babele delle parole e delle lingue. Parole e lingue che, nella presente Epoca Digitale e HighTech, diventano siti, applicazioni e virtualismi vari sui quali si riflettono scrittura e lettura con i loro relativi modi di leggere e scrivere. La sintesi e l’immaginazione sembrano avere la meglio sulle parole. Nessuno è più disposto a leggere lunghe scritture in forma di romanzi e racconti come si usava fare fino a poco tempo fa. E’ di questi giorni la notizia che il libro del futuro avrà una lunghezza massima di venti pagine. Alessandro Zaccuri ha infatti scritto un racconto intitolato “Il Racconto”, pubblicato non a caso in e-book. Il che prova e conferma quanto ho detto innanzi, vale a dire che l’attenzione alla lettura da parte di chi decide di leggere non è più quella di una volta. Libri del tipo “Guerra e Pace” hanno fatto il loro tempo. Oggi, si possono scrivere romanzi o storie in poche parole, in nome della sintesi e a favore dell’immaginazione da parte di chi ha deciso di leggere scegliendo la parola al posto dell’immagine così come la propone la TV e tutti i suoi derivati applicativi, Rete compresa.

E’ il caso di un sito che già nel titolo enuncia il suo progetto: “Storie di sei parole”. Bastano alcuni esempi per comprendere: “Perduto biglietto lotteria. Offresi dovuta ricompensa”, “Sesso magnifico,cuore infranto, valeva pena?”, “Nomade incontra Zingara. Entrambi si sistemano”, “Amore a prima vista. Sospetto stalking”, “Lo scrittore, ci scambiamo poche parole”. Questi pochi esempi sono stati scritti ovviamente in lingua inglese. Io li ho tradotti cercando di rispettare il limite delle parole imposte. Prove abbastanza semplici di scrittura creativa e stimoli alla immaginazione di chi legge. Brevissime composizioni che richiamano alla mente gli Haiku dai quali derivano ed in effetti si ispirano. Ricordano anche i messaggini lanciati su Twitter e sui cellulari. Espedienti dettati dalla fretta di vivere e di comunicare che possono essere tacciati di superficialità ma che invece spesso stimolano la fantasia, le idee e l’immaginazione di chi li riceve e li legge. Anche sulla parete di Facebook, del resto, ognuno di noi, giorno dopo giorno sintetizza il suo pensiero in poche parole, lo fa conoscere agli altri, spesso in maniera sibillina e criptica. Aforismi, epifànie, proverbi, balbettamenti che lasciano intendere spesso messaggi cifrati oppure del tutto insignificanti, lanciati soltanto per vedere l’effetto che fa oppure chi cade nella trappola o raccolgie l’invito e lo stimolo a pensare in proprio. Ricordo che tempo fa ebbi modo di scrivere un post intitolato “Scrivere a morsi”. Anche questo era un sito che si occupava di scrittura creativa sul web. Un tipo di scrittura progressiva, nel senso che le parole aumentavano progressivamente nei testi dando così la possibilità a che scrive di allargare il contesto e le idee comunicate. In fondo, a pensarci bene, il pensiero è come una fisarmonica: si allunga e si restringe, proponendo suoni e idee che trasmettono il mistero della vita in forma di comunicazione.

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