Questo sito contribuisce alla audience di

L'Italia di Mazzini a Londra

Molti attivisti politici italiani trovarono rifugio in Gran Bretagna tra gli anni che vanno dal 1820 al 1850, alla vigilia della formazione del Regno d’Italia. Il più famoso fu senza dubbio l’autore dei “Doveri dell’Uomo”.

Giuseppe Mazzini (1805-1872) nacque a Genova e morì a Pisa dopo di avere trascorso gran parte della sua vita in esilio a Londra. Prima di sbarcare in Inghilterra visse a Marsiglia nel 1831 dove ebbe modo di fondare La Giovine Italia, una organizzazione politica il cui motto era “Dio e Popolo”. I suoi principi erano quelli di unire i vari stati e regni della penisola in una sola repubblica. Mazzini auspicava anche la formazione degli Stati Uniti d’Europa che considerava la logica conseguenza dell’unità d’Italia. Mazzini arrivò a Londra agli inizi del 1837 dove si guadagnò da vivere a fatica scrivendo su alcuni giornali. Si stabilì nella zona di Clerkenwell, un quartiere di Londra che era divenuto famoso col nome di “Little Italy” a causa della presenza di numerosi italiani, in gran parte rifugiati politici. Mazzini aprì una piccola scuola gratuita per bambini a Hatton Garden nel 1841. Fu grazie al suo impegno che venne costuita anche la chiesa italiana di Saint Peter a Clerkenwell, che è ancora da quelle parti. Mazzini aumentò notevolmente i contatti con gli emigrati italiani che condividevano le sue idee politiche. Nel 1840 diede vita anche ad una associazione di lavoratori la cui sede è stata funzionante fino a pochi anni fa. Venne infatti chiusa nel 2008.

Gli impegni civili non lo distrassero dai suoi studi. Continuò durante tutta la sua permanenza sul suolo inglese a scrivere producendo articoli e saggi letterari su autori quali Dante, Goethe, Foscolo, Byron, Carlyle e sul Romanticismo inglese. Fu anche giornalista corrispondente di diversi giornali liberali del continente, quali il parigino Le Monde e lo svizzero Helvetie. Pubblicò articoli sulla situazione politica e sociale inglese e sulla classe operaia. Collaborò attivamente alla rivista di John Stuart Mill “London & Westminster Review”, il “Monthly Chronicle”, le riviste “British and Foreign Affairs”, “Tait’s Edinburgh Magazine”, e il radicale “People’s Journal”. In quest’ultimo pubblicò una serie di importanti saggi intitolati “Pensieri sulla Democrazia in Europa” nei quali egli tracciò le origini utilitaristiche dei vari movimenti utopistici del tempo.

Quando scoppiarono le rivolte del 1848 in Europa egli ritornò in Italia dove potè assistere al tentativo insurrezionale di milano prendendo parte come triumviro alla breve vita della Repubblica Romana. Subito dopo la caduta di quest’ultima fece ritorno a Londra continuando la sua azione di sensibilizzazione presso gli inglesi delle condizioni in cui versava l’Italia. Aiutò anche numerosi tentativi insurrezionali in patria, ma si scontrò sempre con quei moderati i quali cercavano di legare l’Italia alla monarchia dei Savoia. Nel 1860 pubblicò la sua opera principale “I Doveri dell’Uomo” un cui egli delineò il suo pensiero in campo economico, sociale e politico. In questo libro egli spingeva la classe operaia ad abbandonare le dottrine materialistiche come il Marxismo e seguire invece i comandamenti cristiani nei confronti di Dio, il popolo e la nazione. Negli anni che vanno dal 1860 al 1868 strinse una forte amicizia con il poeta A. C. Swinburne, il romanziere George Meredith i quali usarono Mazzini e l’Italia come tema per i loro scritti. In particolare Swinburne scrisse una poesia panegirico in suo onore col titolo “Ode to Mazzini” (1857) e l’altro famoso poeta Robert Browning scrisse la poesia “The Italian in England”. Produzioni poetiche le quali sensibilizzarono gli scrittori inglesi e l’opinione pubblica per la situazione politica italiana.

Con il passare del tempo e con l’intensificarsi della sua azione politica e sociale cominiciarono a nascere sospetti nei suoi confronti. Le autorità locali arrivarono persino a violare la sua corrispondenza con la’utorizzazione del ministero degli interni nella persona del titolare del tempo Sir James Graham. Mazzini era in contatto epistolare segreto con i rivoluzionari in patria. Nel 1848 i suoi sogni sembrarono avverarsi quando si seppe degli scoppi rivoluzionari in Europa. Quando seppe che la rivolta era scoppiata a Milano e a Messina, Mazzini decise di rientrare in Italia. Egli conosceva bene i capi della rivolta e voleva congiungersi ad essi. Nel 1849 venne nominato a far parte del del governo provvisorio in Toscana e a prendere parte nella sfortunata Repubblica Romana che ebbe vita breve anche se intensa. Le rivoluzioni degli anni 1848/49 misero fine alla fase rivoluzionaria del Risorgimento e segnò l’inizio del riallineamento delle forze politiche in Italia e altrove in Europa. Mentre Mazzini continuò ad essere tenuto in grande considerazione i nazionalisti Italiani si appoggiarono alla leadership monarchica favorita da Cavour e da Vittorio Emanuele Re del Piemonte e Sardegna. Nel 1861 il Regno d’Italia venne proclamato a Torino, capitale del Piemonte e della Sardegna, con rappresentanti in parlamento provenienti da tutti Italia tranne Venezia e Roma. Il disilluso Mazzini non accettò mai l’idea di una Italia unita sotto la monarchia e continuò ad operare per una repubblica democratica fino alla sua morte nel 1872.

Ultimi interventi

Vedi tutti