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Intelligenze scomode

Può l’intelligenza essere scomoda? Una domanda alla quale non è facile rispondere. Bisogna, infatti, conoscere prima le risposte ad altre possibili domande che suscita questo interrogativo.

Ci sono diverse definizioni di intelligenza. Einstein ha detto che “il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza bensì l’immaginazione”. Socrate aveva già detto prima: “Io so che sono intelligente, perchè so di non sapere nulla”. Per secoli scrittori, scienziati e analisti di vario genere hanno cercato non solo di definire l’intelligenza ma anche di misurarla scientificamente. E’ sempre utile sapere perchè e come ci sono cervelli più brillanti di altri. Perchè e come queste persone che sono ritenute più intelligenti sono in grado di conservare e gestire meglio la memoria. Fino a che punto i neuroni di queste persone intelligenti sono in grado di stabilire un maggior numero di connessioni di altri comuni mortali in maniera da mettere insieme anche idee opposte e contrastanti, oltre che del tutto nuove. Com’è e cos’è che fa scattare la scintilla dell’ispirazione dietro l’idea della bomba atomica? Che cos’è che accende il famoso “wit” di Oscar Wilde?

Ci sono diversi tipi di intelligenza, lo sappiamo tutti: analitica, linguistica, emotiva, matematica, musicale, esistenziale, interpersonale … Nessuno può dire se queste diverse forme di intelligenza sono legate oppure sono indipendenti l’una dall’altra. Tanto meno, penso che non si possa definire con facilità cosa siano quelle intelligenze definite “scomode”. Forse queste possono essere incluse tra quelle che vengono chiamate “intelligenze emozionali”, menti che in grado di suscitare delle forti e contrastanti emozioni in situazioni contigenti quali quelle politiche, letterarie, sociali. Queste emozioni nascono da “pensieri scomodi”, inquietanti, controcorrente, non conformisti, anche reazionari ma, allo stesso tempo, stimolanti.

In occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia sta per partire un ciclo di conferenze dedicate alle “Intelligenze Scomode del Novecento”. La manifestazione coincide, non a caso, con l’anno nel quale l’Italia celebra il 150° anniversario della propria Unità Nazionale. Osserva il Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna: “Vogliamo dare voce, risalto e spazio a intellettuali e pensatori che hanno segnato profondamente il Ventesimo Secolo, caratterizzato dagli orrori totalitari ma anche da slanci e idee che hanno reso l’Italia protagonista nel mondo. Il lascito di questi pensatori è fondato sulla rilevanza da assegnare ai valori realmente fondanti di un popolo e di una comunità: la Tradizione, l’Identità, l’Appartenenza. Le cosiddette “Intelligenze Scomode” - conclude Maerna - ci aiuteranno a essere Italiani più consapevoli e fieri del grande patrimonio, ideale e culturale, che ha segnato la nostra evoluzione storica”.

La prima “intelligenza scomoda” prevista nel ciclo è quella di Ezra Pound, autore del poema epico “I Cantos”, ritenuto tra un poeta tra più importanti poeti del secolo scorso. Esemplare la sua vita tormentata. Per essere stato vicino al fascismo, e soprattutto alla Repubblica Sociale Italiana, fu chiuso dai suoi concittadini americani in una gabbia, come una bestia, in un campo di concentramento a Pisa e poi confinato per tredici anni in un manicomio criminale negli Stati Uniti. Questa idea di curare le dissidenze come una forma di disturbo mentale non è stata adottata prima nell’Unione Sovietica, ma in America. Non accettandosi l’idea che il più grande poeta americano fosse simpatizzante del fascismo, lo si è fatto passare per matto. Eppure nonostante questo Pound resta uno dei più grandi poeti di tutti i tempi. “Tradizione, Identità, Appartenenza” sembrano essere idee ed emozioni ragionevolmente alla base di questi “pensieri scomodi” che anche in una occasione così significativa per il nostro Paese, quale quella della celebrazione dell’Unità, possono avere la loro importanza.

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