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L'Italiano nuovo

Il protagonista di questo romanzo è l’italiano nuovo, quello dell’Italia che si sveglia dal suo sonno millenario. Il libro è un’immagine piena di ciò che era la nostra terra nel mattino della sua rinascita: una immagine di prorompente giovinezza.

Ippolito Nievo, nella stesura del suo romanzo “Le confessioni di un Italiano”, si configura come l’educatore giovane, quel giovane che educa con la generosità e la verginità delle sue speranze. Nel libro si incrociano due passioni amorose che costituiscono il perno del libro: Carlino e la Pisana, Licillo e Clara. La passione per l’Italia, sveglia dal lungo sonno, formano una cosa sola. Il romanzo ha la sua unità in una sorta di accento giovanile, da ventenne che scrive e si mette alla prova, che anima di sè patriottismo, moralità e amore. La trama del romanzo è comunque piuttosto complicata, piena di svolte che assumono forma di impreviste sorprese. Tutto contornato da una folla di personaggi e comparse, in un continuo cambiamento di sfondi e di ambienti, con una grande varietà di toni. A volte sembra quasi un racconto paesano e familiare, altre volte diventa avventuroso e pittoresco. Tutto questo si spiega con la giovane età dello scrittore il quale si è assunto un grande impegno, forse al di là delle sue capacità che si sarebbero senz’altro manifestate se non avesse finito così tragicamente e prematuramente i suoi giorni.

Non tutti i critici hanno apprezzato questo romanzo trovandolo privo di equilibrio e trascinato verso una fine stanca alla quale nessuno dei personaggi arriva integro. Eppure ciò nonostante il romanzo è un’alta testimonianza del nostro ottocento letterario, un tentativo di uscire dai legacci del romanzo storico e di avviarsi verso forme più moderne di narrativa . Questi sono anni in cui in Francia Stendhal e Flaubert avevavo manifestato tutto il loro genio nella scrittura del romanzo. Benedetto Croce, da quel critico severo e giusto che era, ebbe a dire che se il Nievo si ricongiunge al Manzoni per l’arte del romanzo storico, per un altro aspetto egli ne è il continuatore, anche in forma di innovatore. Nievo, infatti, a suo parere, elabora e propone una concezione della vita e un ideale morale che differisce da quello manzoniano perchè sorge sopra altri presupposti storici e con altro indirizzo di pensiero.

Le “Confessioni di un Italiano” ebbero successo non solo presso un pubblico di lettori semplici ma anche quello spocchioso ed irritabile di critici che sembrano saperla lunga su letterati ed artisti. Questi signori non mancano mai nel nostro Paese. La maggiore singolarità del romanzo consiste nel fatto che possiede diverse caratteristiche: può essere considerato un romanzo storico ma anche autobiografico. Ha passione patriottica e lirica in chiave intimistica con una certa trasfigurazione giovanile. Le vicende di Carlino e la Pisana, di Licillo e Clara non sono viste soltanto da un ristretto angolo paesano ma scorazzando in lungo ed in largo per la penisola, arrivando persino nelle nebbie di Londra. Venne scritto prima che l’autore partisse con la spedizione dei Mille. Se si considera la sua età e la complessità della narrazione che lui, così giovane, si era assunta, si possono comprendere e giustificare le numerose imperfezioni ed i momenti di discontinuità narrativa.

Nella notte fra il 4 ed il 5 marzo del 1861 il veliero che portava il nome di “Ercole”, partito da Palermo e diretto a Napoli, scomparve misteriosamente durante un naufragio al largo di Ischia. Tutti i passeggieri scomparvero in mare. Tra di loro c’era un giovane colonnello dell’intendenza militare dell’esercito di Garibaldi: Ippolito Nievo. Non aveva ancora compiuto trent’anni. Il mare napoletano divenne la sua tomba e fece finire nel mistero la vita di un giovane scrittore che se avesse avuto la possibilità di continuare a scrivere sarebbe certamente diventato un grande della letteratura italiana.

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