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Stereotipi d'Italia

L’identità di un popolo è costituita non solo da come gli abitanti di un paese riescono a condividere un progetto di vita in comune, ma anche da come questo stesso popolo è visto dagli altri.

Ciò che va sotto il nome di identità non può non essere che la convergenza di due punti di vista essenziali: uno che sta ad indicare la capacità di vedersi “dentro” e l’altra di accettare la visione ed i punti di vista provenienti dall’ “esterno”. I due procedimenti dovrebbero provocare quella che viene comunemente chiamata “presa di coscienza”. I due momenti valgono, quindi, sia per una comunità quanto per un individuo. Ci sono, ovviamente, vari sistemi per studiare i comportamenti sia dei singoli che delle comunità. Uno dei più diffusi e tradizionali sono gli stereotipi, dal greco “stereòs” “fermo, solido”. Già l’etimo proclama l’inaffidabilità dello strumento. Non esiste su questa terra, nè tanto meno nell’universo, qualcosa che sta sempre “ferma” o “solida”. Come potrebbero esserlo gli uomini e le comunità che essi formano? Ma gli stereotipi, i clichès, i modi di dire, i motti, gli slogan possono essere utili momenti di indagine per riassumere concetti che spesso sono troppo lunghi e difficili da spiegare ed interpretare. Se ne trovano in tutti i tempi e in tutte le letterature. Su popoli e individui, eventi e situazioni. La Bibbia ne è piena. Possono essere utili purchè non diventino pregiudizi dai quali è bene guardarsi perchè sono quasi sempre fuorvianti e metodologicamente scorretti.

Gli stereotipi che si riferiscono agli italiani sono innumerevoli. Si sono accumulati nel corso dei secoli. Essi vanno ben oltre i ristretti limiti temporali dei 150 anni per l’Unità del nostro Bel Paese. A proposito: questa espressione è appunto un bell’esempio di stereotipo di cui spesso ci vantiamo. Oltre a dare il nome ad un famoso tipo di formaggio è anche un verso del Canzoniere di Francesco Petrarca (sonetto CXLV). In questo “Bel Paese” vivono, ma spesso convivono soltanto, persone che sono rumorose, indisciplinate, passionali, furbe, brillanti, geniali, pigri, inaffidabili … Insomma, un popolo di “santi, poeti e navigatori”, per dirla con un altro clichès. Si trovano a vivere in un paese di straordinaria bellezza, ricco di grandi tesori artistici accumulati nel corso di secoli, tanti e addirittura troppi. Un popolo che ama vivere, felice, gioioso, canterino quanto mai, sia in forma leggera che classica. Ma spesso impossibile da contenere, restio all’ordine, alla disciplina, all’organizzazione.

“All’italiana”, appunto, è un altro modo di dire che ci viene sbattuto in faccia e che spesso ce lo noi stessi ci rinfacciamo mentre cerchiamo di ostacolare il solito furbo che salta la coda. Un tentativo come un altro di educare che però può essere pagato a caro prezzo. Magari con qualche pistolettata o coltellata. Essere lasciati lì a terra, dissanguati sul marciapiede, dopo di avere tentato di risolvere una lite per precedenza, non è un caso raro. Come anche quello di finire in coma, e poi al cimitero, per avere messo involontariamente sotto l’auto un cagnolino e finire così i propri giorni. Una cosa del genere può anche accadere per un complimento dato ad una donna. Le magnifiche donne italiane, di grande attrazione in gioventù, ma che poi con l’età diventano inguardabili ed insopportabili. Gli stereotipi degli americani, o meglio degli italo-americani, nei confronti della propria madre patria e dei loro compatrioti sono quanto mai esemplari. Molti di essi immaginano che l’Italia non sia cambiata nel tempo. La ricordano ancora come la descrivevano i loro padri e nonni. Arrivano in Italia e scoprono un Paese differente, in visita ai loro cugini e nipoti. Scoprono che l’America sta qua. Non sono poche le attrici e le show girls che hanno messo qui le tende in pianta stabile, dando un addio agli States. E non sono soltanto americani, ma anche francesi, inglesi, tedeschi e via discorrendo. Scoprono che tutto sommato il Bel Paese non è poi tanto male da restarci. E’ facile da denigrare, ma loro non ci credono. Tanto lo fanno ogni giorno gli stessi nativi. Non c’è bisogno che lo facciano loro. Scoprono così che l’Italia, con le sue frustrazioni e fustigazioni, è uno dei paesi più sviluppati dell’occidente. Certamente uno dei più vivibili, se non da un punto di vista sociale, almeno da un punto di vista umano. Non si spiega altrimenti perchè tanti esseri umani, provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, vogliano stabilirsi qui da noi.

Con la sua conformazione fisica, la nostra penisola si stende in questo storico mare e sembra quasi tendersi verso quei paesi che su di esso si affacciano. Per questa ragione spesso, con un altro stereotipo l’Italia è stata definita “il ventre molle dell’Europa”. L’invasione migratoria verso lo stivale italiano crea problemi che vanno affrontati con poco romanticismo, ma con molto realismo. Se apparteniamo ad una realtà europea è bene che l’Europa faccia sentire alta e forte la sua voce, sopratutto la sua azione con fatti concreti. La verità è anche il fatto che l’Italia, da un punto di vista storico, ha sempre amato gli stranieri. Forse, è vero, più i ricchi che i poveri stranieri. Gli austriaci, gli svizzeri, i tedeschi si sono sempre affacciati sul nostro territorio sia come turisti che come dominatori. Hanno amato il nostro clima, le nostre spiagge, il nostro cibo, i vini, lo stile di vita. Sin dai tempi dei Romani le nostre terre facevano gola ai Goti che, lo sappiamo bene, di civile non avevavno nemmeno il nome. Milioni di questi visitatori scendono ogni anno lungo lo stivale, un tempo a piedi o a cavallo, oggi in auto anche se sempre meno, sempre di più con comodi voli a poco prezzo. Noi Italiani li tolleriamo, li accettiamo, spesso li coccoliamo, additandoli ad esempio. Quasi sempre questi turisti visitatori diventano “italianate”, all’italiana, appunto, in carattere, stile ed apparenza. Ma questa volta in senso quanto mai positivo, come solo gli Italiani sanno fare. Con “sprezzatura” tutta italiana, in grande, unico, inimitabile “italian style”.

Eppure gli italiani sono pronti a dire che all’estero, anzi “nei paesi civili”, le “cose” vanno in maniera diversa. Qui da noi ogni cosa che va male, la politica, l’amministrazione, la circolazione e via di discorrendo, è destinata ad andare così, perchè i nostri politici, i nostri amministratori sono ladri, incapaci, opportunisti. Affermano ad ogni elezione e dopo ogni sconfitta di qualsisi tipo che prima o poi se ne andranno all’estero, lasciando questo Paese di m… che non li merita. Ma poi sempre qui restano. Sanno benissimo che come si sta qui in questa Patria italiana non si sta da nessuna parte al mondo. Gli stranieri nei loro paesi stanno peggio. I Francesi sono arroganti, con la puzza al naso. Il loro vino fa schifo e fa la concorrenza al nostro che è molto migliore. Agli Inglesi piacciono gli odori forti ed i colori violenti che non hanno in patria insieme ai i rumori assordanti, il fracasso. Possono da noi finalmente usare il bidet, visto che non lo trova dalle loro parti. Tutti questi fratelli europei amano l’Italia perchè è “un paradiso popolato da diavoli” e qui possono fare tutto ciò che non potrebbero mai fare in patria. L’Italia è il paese adatto per liberarsi dalle proprie frustrazioni represse in patria. Agli Italiani, dopo tutto, la cosa interessa relativamente. Per essi ciò che conta e che: “franza o spagna purchè se magna”. E così rincorrono e convivono con i i loro antichi dominatori, usando fieri accenni di nazionalismo tutto anti-italiano di maniera, quanto mai fittizio ed occasionale. Volete una prova di quanto ho detto? Quanti hanno detto in questi ultimi quindici anni berlusconiani di volersene andare all’estero per la vergogna di avere un simile premier? Basta ricordare il nostro grande semiologo Umberto Eco? E’ sempre qui tra noi, rimasto insieme a tanti altri. In fondo questi anti-italiani di maniera sanno che “le cose che vanno male” si trovano in tutti i “paesi civili”. Non serve andare via per fare un dispetto al Cavaliere il quale, tutto sommato, i suoi compatrioti, anzi i suoi “compaesani”, li conosce bene. Essi stessi, infatti, lo hanno generato e sono sempre essi che se lo devono sorbire. Tutto il mondo così diventa “Bel Paese”. Se le cose stanno così nulla potrà cambiare. Nemmeno loro!

P.S. Avevo appena finito di scrivere questo post quando sono venuto a sapere dell’imminente uscita di due altri libri sugli Italiani. Se ne parla in un articolo apparso su un noto giornale online che qui rilancio. Non a caso tutto parte da un altro stereotipo sugli Italiani: “Italiani brava gente”. Questa frase ha dato luogo ad un film e alcuni libri diventati poi famosi. L’autore di questo articolo questa volta però pone lo stereotipo come domanda alla quale risponde con una spuntita e lacerante risposta: “No, tutti imbroglioni!”. Non c’è male come conclusione di questo articolo scritto da un cittadino Italiano come me, certamente indegno di questa identità. Ma non ci posso fare niente. Sono nato Italiano e come tale finirò i miei giorni. Alla faccia di tutte le altre identità del globo. In questi libri si parla di questione morale e come fottere il prossimo. Argomenti, come si vede abbastanza in tema. Ma non abbiate timore. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. L’invito lo rivolgo volentieri non solo a tutti i miei compatrioti ma anche a tutti coloro i quali in lingua inglese vengono definiti “fellowmen” - “compagni di viaggio”.

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