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  • Svuotatelo velocemente: è un bidone

    Questo libro è, come si dice, un "bidone". Non gettatelo nella spazzatura, però, perchè è mia opinione che nessun libro debba finire tra i rifiuti. Anche i bidoni, infatti, devono durare nel tempo e a futura memoria. Un bidone, ho detto, perchè fa della lentezza un mito, opponendola alla velocità della vita.

  • Conoscete l'effetto "random"?

    Una parola inglese ibrida, nel senso che dà un brivido come quello della vita. In italiano alcuni dicono “randomizzare”. In effetti tutta la nostra vita è sotto l'effetto "random": si nasce per caso, molti vivono a caso, si finisce per caso. E' il caso di dire: sappiamo tanto e tutto, senza sapere niente. A Napoli si dice, per aiutarsi a vivere: "faccimmece fessi!" Proprio così, è l'effetto "random" che ci fa "fessi". Il titolo del libro di cui sto per parlare “Perchè proprio a me?” pone una domanda alla quale solo l’effetto “random” può rispondere. L’autrice, comunque, risponde raccontandoci abilmente come nè è uscita viva ed anche perchè. Ma il suo iniziale “perchè a me”, resta inevaso.

  • Manuale di autodifesa intellettuale

    “La prima cosa che dovete fare, è prendervi cura del vostro cervello. La seconda è tirarvi fuori dall'intero sistema di indottrinamento. Giungerà allora un momento in cui diventerà un riflesso naturale leggere la prima pagina del L.A. Times e riuscire a cogliere a colpo d'occhio le bugie e le distorsioni, un riflesso far rientrare tutto ciò entro una sorta di quadro razionale. Per arrivarci, dovete ancora riconoscere che lo Stato, le aziende, i media e così via vi considerano come nemici: il vostro compito è quindi imparare a difendervi. Se disponessimo di un autentico sistema educativo, esso includerebbe corsi di autodifesa intellettuale”. Questa breve citazione del più celebre linguista moderno, Noam Chomsky, apre l’introduzione a questo manuale utile all’esistenza della vita contemporanea. Ce ne sono anche altre come ad esempio questa di Poincarè: “Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni altrettanto comode che, l'una come l'altra, ci dispensano dal riflettere”. Oppure ancora questa di Goya, famosa “Il sonno della ragione genera mostri”. Insomma un manuale di autodifesa per chi si ostina ancora a far funzionare il proprio cervello, e così intende continuare a fare ben sapendo che è destinato a soccombere.

  • Lettera a D.

    Un ragazzo di 14 anni, si e’ suicidato ieri a Ischia. I genitori del ragazzo, che vivono a Lacco Ameno, avevano allertato le forze dell’ordine per la sua scomparsa; poi la scoperta del corpo dell’adolescente, che si era impiccato a un ramo di un albero in appezzamento di terra poco lontano dalla sua abitazione. Secondo la madre la delusione di D. era legata a una fama di “secchione” e dal voler frequentare il liceo anche nei giorni di sciopero. Non era stato votato dai suoi compagni quando si e’ candidato a rappresentante di classe. La salma del ragazzo e’ stata trasportata a Napoli per l’esame autoptico disposto dal magistrato che vagliera’ anche le testimonianze di docenti e studenti del liceo.

  • Sempre di più. E sempre più vecchi.

    Sempre di più. E sempre più vecchi. Questo il profilo della popolazione italiana uscita dalle stime dell'istat, rese pubbliche oggi. La crescita totale della popolazione, data dalla somma delle componenti del saldo naturale (0,1 per mille) e del saldo migratorio (3,9 per mille), e' dunque stimata positiva anche per il 2006 e dipende quasi per intero dalla dinamica migratoria. Nel corso del 2006 la popolazione residente sul territorio nazionale cresce di oltre 235 mila unita', pari a 4,0 per mille abitanti, avvicinando molto la soglia dei 59 milioni di abitanti.

  • Il diritto di scegliere

    Questo post va nella categoria "biblioperchè" perchè nella domanda è intrinseca la risposta: perchè scegliere? Perchè sul diritto di scegliere poggia la libertà dell'Uomo. La tesi di fondo di questo libro è la seguente: per la maggior parte di noi, poter scegliere – e dover fare scelte – è diventato e continuerà a essere il fattore che più influenza al tempo stesso le nostre vite private e la nostra cultura prevalente. Anni fa mi colpì improvvisamente l'idea che essere "moderni" significhi essere in grado di scegliere. Gran parte di noi che viviamo nel mondo sviluppato, in particolar modo negli Stati Uniti, abbiamo a disposizione un ventaglio di scelte molto più ampio di quelle di cui potevano disporre i nostri predecessori appena cento anni prima, sia nelle decisioni prese giorno per giorno sia in quelle che riguardano l'indirizzo da dare alla propria vita. Ma in fondo va ricordato che tutto nasce da quel "libero arbitrio" che ci fa arbitri e giocatori di noi stessi sul campo della vita.

  • Lasciar morire un uomo?

    La richiesta avanzata da Piergiorgio Welby al presidente della Repubblica, nella lettera del 22 settembre scorso, di poter essere aiutato a morire in quanto riteneva le condizioni di malattia in cui si trovava per lui non più accettabili, ha scatenato un dibattito e ha prodotto decisioni istituzionali che hanno disvelato una situazione quantomeno confusa riguardo alle dimensioni etiche e giuridiche delle scelte di fine vita. La decisione di Welby di agire in collaborazione con un medico coraggioso e responsabile, Mario Riccio, per affermare il proprio diritto costituzionale di rifiutare il trattamento che lo teneva in vita, ha reso palesi le contraddizioni e le incertezze normative. Nonché i tentativi di inquinare ideologicamente il dibattito, magari camuffando l'operazione dietro argomentazioni coerenti su un piano logico-formale.

  • Odiano i libri ed amano la tecnologia

    Chi? Le nuove generazioni. La ricerca di cui si parla qui di seguito non dovrebbe suscitare molta meraviglia a chi conosce sia i libri che le nuove tecnologie della comunicazione. Il sapere, anzi i saperi, hanno perso gran parte del loro monolitismo di un tempo, blocchi di conoscenza da affrontare uniformemente in profondità, spesso a grande profondità, all'interno di realtà individuali che si elevavano, ieri come oggi, anche a distanza di millenni, mostri del sapere e della conoscenza difficili da fronteggiare e digerire. Il sapere di oggi, a causa e per mezzo dei nuovi strumenti comunicativi, risulta frantumato, spezzettato, miniaturizzato, ridotto in pillole, facile da conoscere, gestire e digerire. Saperi che si sono semplificati, ma non banalizzati. Sono sì leggeri, ma non inconsistenti. Possono essere molto più facilmente capiti e conosciuti. Ma la nuova difficoltà consiste nel fatto che i pezzi di questi micro-saperi sono tutti interdipendenti, associati, collegati ed interattivi: l'uno presuppone l'altro, ognuno vive per sè nella misura in cui l'altro è presente ed agente. Ecco perchè i giovani non scelgono e non amano i libri. I libri sono monoblocchi di sapere, non facilmente gestibili, sia dall'interno che dall'esterno. Non sono interattivi se non si sa come usarli e perciò non attirano l'attenzione e l'interesse. I mezzi di comunicazione che le nuove generazioni preferiscono sono invece, attivi, vivi, perciò interattivi, collegabili, flessibili, interscambiabili, deformabili, duttili, soddisfano esigenze e bisogni che il libro non può dare così come è fatto.

  • Islam e democrazia: la paura della modernita'

    Gharb, la parola araba che traduce Occidente, indica anche il luogo dell'oscurità e dell'incomprensibile, che mette sempre paura. Gharb è il territorio di ciò che è strano, straniero (gha-rib). Tutto ciò che non capiamo ci fa paura. "Essere estraneo, straniero" in arabo ha una connotazione spaziale molto forte, essendo gharb il luogo dove il sole tramonta e dove l'oscurità incombe. È in Occidente che la notte addenta il sole e lo inghiotte; quindi tutte le cose più terrificanti sono possibili. È là che la gharaba (stranezza) ha preso dimora.

  • "La tradizione orale: la letteratura degli analfabeti"

    Questa notizia trova spazio nella sezione "biblioperchè" perchè, appunto, vuole dare una risposta a chi crede che la letteratura sia sempre e solo quella alta, colta, erudita, per pochi eletti, lasciando fuori i molti nella loro ignoranza e nel loro isolamento. Ma, a mio parere, la cultura è anche oralità dalla quale discendono poi tutti gli altri modi per comunicare. La lingua è il veicolo naturale e originario delle parole che sono fatte di suoni, intonazioni, sospiri, lamenti, implorazioni, urla, gemiti e fremiti che danno vita alle idee.