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    Cominciava, però, ad insinuarsi nella sua mente l’idea della scoperta, il desiderio di affacciarsi da solo alla finestra del mondo. Un mondo che fino ad allora per lui era fatto di tanti pezzi, a volte piccoli, a volte grandi. Di piombo o di legno. Tondi o corsivi. Maiuscoli o minuscoli. Le lettere dell’alfabeto erano, infatti, i pezzi intorno ai quali Alvano stava cominciando a costruire la sua visione della realtà. Nell’altra stanza della stamperia, c’era la composizione. Grandi casse con piccoli riquadri contenenti lettere di ogni tipo. Dovevano essere prese una ad una, messe l’una dietro l’altra, riga dopo riga, fino a formare una ‘forma’ che era poi la pagina.