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  • Ricordo di Shabu

    La prima volta che lo vidi era il mattino di una splendida e promettente giornata d'estate tipicamente inglese. Lo vidi mentre apriva la porta del lungo corridoio che portava alla dispensary, la farmacia. Si chiamava Shabudin. L’ho sempre chiamato Shabu. Aveva poggiato la bicicletta davanti all’ingresso. Ci salutammo. Mi sorrise mettendo in mostra la sua bianchissima dentatura. Rilucevano i denti in maniera evidente sulla sua carnagione nera oscurata ancora di più dall’uniforme grigia, con camicia bianca e cravatta. Ogni infermiere era tenuto ad indossarla. Veniva dal Tanganica ed eravamo stati assunti quasi contemporaneamente all’ospedale, come assistenti.

  • "Posso paragonarti a un giorno d'estate?"

    "Posso paragonarti a un giorno d'Estate? Tu sei più amabile e più tranquilla. Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio. E il corso dell'estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l'occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s'oscura; E d'ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, Nè perder la bellezza che possiedi, Nè dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, Quando in eterni versi al tempo tu crescerai: Finchè uomini respiraranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e ti daranno vita."