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    Quando uscirono ormai quasi cento anni fa, nel 1914, i "Dubliners" di James Joyce, quindici scene di vita cittadina, il grande Erzra Pound scrisse che non poteva esserci prosa più "flaubertiana". Pound aveva ragione: come Flaubert, anche Joyce vede la realtà da un punto di vista impersonale e perciò rappresenta le persone, i sentimenti e le vicende delle persone, come se fossero cose, fissando il fluire della vita nel disegno di un'immobile rievocazione.