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  • Il ginnasio di Alvano

    L’unico ricordo positivo che aveva degli anni del ginnasio, nelle sue perdute memorie di scuola, era lo studio della lingua francese. Ogni volta che c’era l’ora di francese Alvano era felice. Lei entrava in classe col suo passo cavallino, sui tacchi a spillo, alta, formosa, sempre ricercata nel vestire. Alvano la seguiva con lo sguardo, era come se la conoscesse da sempre. Si fermava a mezza strada tra la porta e la cattedra. Si guardava intorno per un attimo, poggiando a terra la punta dell’ombrello. Dopo di aver fatto cenno agli alunni di sedere, saliva sulla pedana.

  • L'anglomania di Alvano

    L’anglomania è una forma di fantasia accentuata come tutte le parole che contengono il suffisso ‘mania’. Spesso il significato che si dà a queste parole degenera in un eccesso alterando la realtà. Quando Alvano decise di partire per Britannia non sapeva molto né dell’isola né dei suoi abitanti. Se penso a quello che sia io che lui crediamo di sapere di tutto ciò che è “inglese” riferito alla cultura e alla storia di quelle isole, a distanza di mezzo secolo, è piuttosto difficile pensare a ciò che Alvano aveva in testa a quel tempo.

  • La biblioteca del padre

    Un bibliomane che nasce tale non s'è mai visto. Se non raramente, comunque. Voglio dire che bibliomani, più che nascere, si diventa. A pensarci bene, c'è sempre comunque un background, uno sfondo, un ambiente in cui una persona, alla quale piace leggere e scrivere, diventa appassionato di libri. Li legge, li compra, li conserva, li colleziona perchè li eredita, li scambia, e magari li scrive e li vende. La mia passione per i libri l'ho ereditata da mio padre che i libri, oltre che leggerli e conservarli, li stampava anche, nella sua vecchia tipografia tradizionale. In occasione della festa del papà intendo qui ricordarlo pubblicando un estratto del libro "Il testimone. Le metafore di Alvano" uscito diversi anni fa. Alvano è l' "alter ego" di questo bibliomane.

  • 6. L'impassibile Vesevo

    Tutto taceva allo scorrere delle nubi portate in alto verso l’impassibile Vesevo. Lui non aveva voluto astenersi dalla contesa. Ora era stanco ed era rimasto a rantolare nel buio. L’aria era impregnata di acqua. L’umidità era calata con la sua spessa coltre di nubi sulla città ancora addormentata.

  • 5. Acqua

    Liquido trasparente, privo di colore e di sapore. Per la sua abbondanza sulla superficie terrestre fu considerata dagli antichi uno dei quattro elementi costitutivi dell’universo. Bene primario dell’uomo. La memoria delle origini. L’uomo venne dal mare. Tre quarti del globo sono ricoperti di acqua. Acqua di cielo, di mare, di terra. Questa è acqua di terra ...

  • 4. Il fiume

    Il fiume, già simbolo di vita e di prosperità, sarebbe stato la causa della sua fine. Forse anche per quelle captazioni selvagge, per il continuo inquinamento, per lo sfruttamento dei terreni, lo avevano trasformato in serpente motoso, nel silenzio di una natura inerte ed inerme. Sarniner, il dio dai lunghi e biondi capelli, dalle corna ritorte d’ariete, un tempo era il simbolo dell’abbondanza e della fertilità ...

  • 3. La valle

    La valle aveva caratteristiche naturali di sacralità e fertilità. Denominata più tardi “valle reale” avrebbe visto al suo centro nascere la città. Alcune testimonianze antropiche risalenti al quarto millennio prima di Cristo collocavano le sue origini ai piedi del gigante. Tra un momento avanzato del neolitico medio e quello del neolitico finale.

  • 2. Già, la mente.

    Si può essere sani di mente ed avere un corpo malato. Oppure avere un corpo sano ed una mente malata. Mettetela come volete, sceglietevi il posto che più vi aggrada tra le diverse condizioni e vivete o lasciatevi vivere. Vivere, qui sta l’inghippo, la fregatura. Non puoi non farlo. Voglio dire, non puoi dire a te stesso o agli altri: non ci sto, non voglio vivere, mi rifiuto. Devi continuare a giocare. Da quando sei nato sei fregato ...