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  • "Scuorno"

    Molte sono le espressioni in lingua napoletana contenenti la parola che dà il titolo a questo libro. La vergogna: "che scuorno", "senza scuorno", "nun tiene scuorno" e via scornando. Del resto la vergogna è un sentimento proprio degli uomini, sotto tutte le latitudini, legata com'è all'intimità del corpo e della mente, del pubblico e del privato, del singolo e della collettività. Ed ogni popolo riduce il senso della vergogna ad un certo suo posizionamento nel sociale, nella storia di appartenenza, nel contesto in cui si trova a vivere. Da questo posizionamento l’individuo procede ai necessari aggiustamenti, giorno per giorno, generazione per generazione. Un sentimento personale che diventa quindi collettivo e che nel personale è destinato a ritornare. In questo continuo trasferirsi, transitare avviene una sorta di transustanzione, che è cambiamento e adattamento, consapevolezza e apparenza, gioco e sfida, memoria e tradimento.