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  • Sapete cos'è la sinestesìa?

    Girando per la città, capita di notare persone che, armate di bastone bianco o accompagnate da un cane, camminano seguendo percorsi invisibili. Lungo una traiettoria lenta e precisa, il cieco si muove con uno stile facilmente riconoscibile: punta alla meta certo ma circospetto, si muove dubbioso e spavaldo. A chi, almeno per un istante, non è balenato un pensiero ingenuo, quasi inevitabile: e se quella persona tornasse a vedere, cosa succederebbe? Se i suoi occhi cominciassero a funzionare, che impressioni avrebbe, quanto cambierebbe la sua vita? Il libro prende spunto da questo interrogativo. Più di trecento anni fa, William Molyneux, forse turbato per la cecità che affliggeva la moglie, pone a un suo celebre corrispondente, il filosofo inglese John Locke, l'interrogativo seguente: "Se un giorno un cieco ritrovasse la vista, riuscirebbe a riconoscere con gli occhi due oggetti come un cubo e una sfera che fino a quel momento aveva percepito col tatto?". Il carattere vagamente astratto della questione riscuoterà un'attenzione che, a un primo sguardo, sembra avere dell'incredibile poiché finirà col tracciare le coordinate di un dibattito filosofico e scientifico che, si può dire senza interruzioni, arriva fino ai nostri giorni. La cosiddetta "questione Molyneux" ha successo perché mette il dito su un problema teorico decisivo che, in prima approssimazione, può esser formulato così: "Quale fondamento ha il privilegio attribuito, dalla tradizione occidentale, alla percezione visiva? È corretto cercare di comprendere l'esperienza umana analizzando le modalità sensoriali (vista, udito, tatto, gusto e olfatto) una alla volta, trascurando le forme della loro intersezione?". Per questa ragione, la questione Molyneux costituisce la lente di ingrandimento (a volte chiarificatrice, altre distorcente) attraverso la quale esaminare la capacità percettiva che dà titolo al libro, la sinestesia, cioè la possibilità di percepire simultaneamente uno stesso oggetto per mezzo di sensi diversi.