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    Il tema dell’estate viene affrontato da Wlliam Shakespeare nel sonetto numero 5 della sua raccolta in una maniera quanto mai drammatica e realistica, legando il filo della continuità esistenziale a quello del ciclo naturale della vita e della riproduzione. Una visione forse troppo pessimistica e brutale, non per questo però meno realistica e veritiera.

  • "Posso paragonarti a un giorno d'estate?"

    "Posso paragonarti a un giorno d'Estate? Tu sei più amabile e più tranquilla. Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio. E il corso dell'estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l'occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s'oscura; E d'ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, Nè perder la bellezza che possiedi, Nè dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, Quando in eterni versi al tempo tu crescerai: Finchè uomini respiraranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e ti daranno vita."