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  • Uomini e animali, bestie e "bestiari"

    Quando Adamo si svegliò dal sonno della Creazione e si guardò intorno scoprì che non era solo nella foresta della vita. Aveva come compagni di viaggio gli animali e le bestie che abbondavano ed erano molti e di diversa natura. Abitatori del terreno, naviganti del cielo e delle acque, tutti avevano bisogno di un nome. Ed egli li nominò chiamandoli secondo la loro natura e la loro funzione. Non usò né la lingua greca né quella latina, bensì la lingua ebraica che era la lingua parlata dagli uomini del Diluvio. In latino erano chiamati animali o esseri animati perché sono animati dalla vita e vengono mossi dal respiro. I quadrupedi sono così detti perché camminano su quattro piedi (quatuor pedibus). Anche se sono come il bestiame non sono sotto il controllo dell’uomo. I quadrupedi sono i daini, i cervi, gli asini, non sono selvaggi come i leoni, né sono domestici come quegli animali che aiutano gli uomini nei loro lavori. Ogni cosa che non ha un volto umano ed una lingua è chiamato bestiame…

  • Gli scrittori e “l’Età dell’Oro”

    Scrivevo in un post precedente che questa faccenda degli aggettivi di “destra” e di “sinistra”, applicati alla vita, ci tormenta sin da quando veniamo al mondo, il mondo della politica, delle arti, della scienza, specialmente qui da noi in Italia. I due aggettivi si dichiarano e si contrappongono, si incontrano e si scontrano, si condannano e si assolvono, si ingannano e si evitano, non possono mai amarsi e odiarsi, intendersi e accettarsi, comprendersi e convivere. Sin dai tempi di Cristo, c’era chi sedeva alla sua destra e chi alla sua sinistra, chi continua ad essere un figuro “sinistro” che non potrà mai sfilare insieme ad un “figuro” di destra, del quale rifiuterà sempre di accettare le idee, i gusti, le letture, i giornali, le posizioni e quant’altro sotto il cielo nel grande universo delle idee. Anche nel campo della letteratura il dibattito è aperto e, a quanto sembra, di difficile soluzione. Ci ha provato di recente anche un’autorevole rivista letteraria inglese che qui propongo alla lettura, con una chiosa personale finale.

  • A che serve leggere romanzi oggi?

    Che senso ha leggere gli autori contemporanei? Quelli che parlano del presente, delle nostre vite, del mondo che abitiamo? Riescono a offrire un punto di vista alternativo a quello di una televisione satellitare con trecento canali? Quali modelli, costruzioni simboliche, mondi possibili immaginano che già non si trovino nella sconfinata rete di internet? In che modo intrattengono, fanno sognare e fantasticare diversamente dalla serie di videogiochi della Playstation, di un gioco di ruolo virtuale o di un programma di simulazione informatico? È ancora in grado il romanzo di descrivere, interpretare, codificare, formalizzare il cambio di paradigma attuato oggi dalle nuove tecnologie? Esiste ancora un'irriducibile specificità romanzesca o il romanzo è ormai destinato a disseminarsi nei flussi comunicativi, ad assumerne inesorabilmente le forme, a sciogliersi nel grande mix multimedia, ad avere una funzione meramente residuale? Esistono ancora esigenze simboliche, scissioni, vuoti nelle società attuali che solo il romanzo sa indagare o riempire?

  • Le tre fiere di Dante

    Prima di dare inizio al suo viaggio attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, Dante dice di avere smarrito la diritta via nella foresta della notte della sua anima. All’alba si ritrova ai piedi di una collina che simboleggia il peccato, l’ignoranza e la morte spirituale che stanno per impossessarsi di lui. Man mano che sale su per l’erto colle egli vede un leopardo in agguato, poi un feroce leone, e quindi una lupa affamata. C’è un crescendo di paura e di storia in queste tre bestie misteriose che appaiono all’improvviso.

  • Il fascino del “Principe”

    Ci sono scrittori che sono diventati famosi non solo per i libri che hanno scritto e per il numero di lettori che riescono a mantenere col passare del tempo, ma anche per l’attualità che riescono a mantenere con la loro scrittura, con i simboli e con i valori attribuibili non solo alla loro arte ma anche al ruolo ed alla funzione che hanno avuto durante la loro vita. La continuità che scaturisce dalle loro opere, continua ad essere rilevante ed essenziale li fa diventare dei veri e propri personaggi. E’ il caso di Niccolò Machiavelli, uno scrittore di cui si parla sempre non solo in quanto tale, per le sue opere, bensì anche e soprattutto per la sua vita, le sue idee politiche, la sua persistenza letteraria che sfida il tempo e ne fa un personaggio che emana un “fascino principesco”.

  • Mary Shelley e suo “figlio” Frankenstein

    Il romanzo gotico “Frankenstein” venne pubblicato l’11 marzo del 1818. Figlia di Mary Wollstonecraft, Mary Shelley iniziò la sua carriera letteraria correggendo le opere di suo marito il poeta Percy Bysshe Shelley e facendo in modo che le sue opere fossero conservate per le generazioni future. Poi cominciò a lavorare per conto proprio scrivendo racconti, romanzi culminando il suo impegno nel classico romanzo gotico per il quale divenne famosa: “Frankenstein”.

  • A morte i critici!

    Sono loro, insieme agli autori impomatati e agli editor furbi furbi, i colpevoli del degrado culturale. Nel mondo dei magazine e della televisione vince la mediocrazia. Anche nella letteratura. Parolai e parodisti della letteratura, arrampicatori, scrivani che più realisti di così non si può, autentiche soubrette della tivù che non conta...

  • Il volto di Dante?

    Il volto di Dante? Senza naso aquilino Firenze, restaurato il primo ritratto documentato. Che smentisce le immagini rinascimentali e rivela anche una carnagione scura. Ma è davvero importante conoscere l'aspetto del Poeta? Non basta quello che ha scritto l'aspetto immaginato ad esempio dal grande Dalì?

  • “Una iena col reggiseno”: Mary Wollstonecraft Godwin

    Per la giornata delle Donne. Da poco è uscito in Inghilterra una nuova biografia di Mary Wollstonecraft una scrittrice inglese del 18° secolo autrice di un famoso trattato sui diritti delle donne, moglie del filosofo William Godwin e madre di Mary Shelley, autrice della famosa storia di Frankenstein. Negli anni settanta il movimento femminista internazionale ebbe come slogan, tra i tanti, anche questo: “The personal is the political”. La vita di Mary fu, appunto, un fatto personale che diventò poi un fatto politico, uno slogan che ha il carattere di un “mantra”, un’energia, una vibrazione nel significato della parola indiana, una “politica” nel significato culturale occidentale.

  • È Austen la più romantica regina del «rosa»

    «Orgoglio e pregiudizio» della scrittrice inglese Jane Austen è stato proclamato il romanzo più romantico di ogni tempo. Ad eleggere il libro, apparso nel 1813, come la migliore «love story» è stato un sondaggio condotto tra i soci della Romantic Novelists' Association, un'associazione britannica che riunisce oltre 700 autori, in gran parte del mondo anglosassone.