La Biblioteca Nazionale di Parigi

Dopo esserci occupati di alcune delle grandi biblioteche italiane, facciamo un rapido excursus su una delle più grandi biblioteche mondiali.

Nel 1368, Carlo V, “Il Saggio”, spostò la sua biblioteca personale al Louvre, in Tour de la Fauconnerie. L’inventario fatto da Gilles Malet, custode della biblioteca, mostra che la collezione raccoglieva 9700 manoscritti. In quei giorni, comunque, le collezioni reali venivano irrimediabilmente disperse alla morte dei loro proprietari. Tutto ciò continuò fino a Luigi XI, che regnò dal 1461 al 1483 e fu il vero fondatore della Bibliothèque Nazionale: questa continuità si stabilizzò – riflettendo la continuità della dinastia reale. Il figlio Carlo VIII, seguito da Luigi XII, successivamente aggiunse molti manoscritti più recenti così come i primi libri a stampa raccolti durante le campagne in Italia. La collezione non si disperse più. La Bibliothèque fu trasferita a Amboise quindi a Blois, dove fu incorporata nella nuova “Librairie” collocata a Fontainebleau da Francesco I in 1522 e affidata alle cure di Guillaume Budé. Il 28 dicembre 1537, il re introdusse un nuovo principio per decreto reale, secondo il quale tutti gli editori e i librai erano obbligati a depositare copia di tutti i libri stampati messi in vendita nel Regno con la libreria Château de Blois. Questo decreto è conosciuto come “Dépôt Légal” e la sua creazione segna un passo storico fondamentale nella storica delle biblioteche, anche se il decreto non fu applicato uniformemente nei primi anni. Nel 1622 un inventario conta ancora soltanto 4.712 manoscritti and libri a stampa. Nella seconda metà del 16 ° secolo, la biblioteca fu trasferita a Parigi e subì numerosi danno durante le guerre di religione. Il periodo di maggiore espansione della Biblioteca fu sotto gli auspici di Colbert, il grande uomo di Stato vissuto alla corte di Luigi XIV, la cui ambizione fu quella di fare della Bibliothèque uno strumento che testimoniasse la gloria del suo re. Colbert trasferì il materiale della Biblioteca in un quartiere di Parigi che ancora oggi è occupato, trasferendo la parte delle collezioni reali per la quale al Louvre non c’era più spazio in due piccole case che lui stesso possedeva in rue Vivienne. Lui attivò e sostenne una politica di continue acquisizioni, acquistando o ricevendo in dono una larga parte delle collezioni private come quella storica appartenuta a Loménie de Brienne, o quella dell’orientalista Gilbert Gaulmyn. Nel giro di pochi decenni, la Bibliothèque divenne la prima biblioteca europea. Il numero dei volumi crebbe a tal punto che I bibliotecari non potevano ricordarsi a memoria la loro collocazione. Nicolas Clément, che entrò al servizio della Bibliothèque du Roi nel 1670, fissò un sistema di classificazione per il materiale a stampa le cui linee guida sono ancora in vigore. I testi furono divisi in 23 categorie, ognuna delle quali rappresentate da una lettera dell’alfabeto: le prime Quattro per i soggetti religiosi, due per legge e giurisprudenza, dieci per la storia, Quattro per la filosofia, la scienza e le arti e tre per la letteratura. I manoscritti vennero classificati in a seconda del linguaggio e del soggetto. Fu l’Abate Bignon, che divenne bibliotecario del re nel 1719,che portò la biblioteca al suo massimo splendore. nel 1720 organizzò la biblioteca in cinque dipartimenti, ognuno dei quali aveva a capo un responsabile: Manoscritti, Libri a Stampa, Titoli e Genealogie, Incisioni e stampe, Medaglie e Iscrizioni. Bignon continuo il lavoro del suo predecessore incrementando le raccolte, e fu particolarmente ansioso di acquisire le opere maggiori dei grandi d’Europa. Per incrementare e allargare l’accesso alle ricchezze della Biblioteca, egli aprì la maggior parte delle collezioni agli studenti e anche a quanti volessero allargare le proprie conoscenze. nel 1720, con un decreto del Consiglio si decise che la Biblioteca avrebbe aperto al pubblico una volta alla settimana dalle ore 11.00 del mattino fino alle ore 13.00. Infine, nel 1721, Bignon effettuò il primo trasferimento di materiale verso i palazzi che erano di proprietà del cardinale Richelieu. Il periodo della Rivoluzione fu un momento oscuro per la Biblioteca. Le leggi sul deposito legale furono abolite per tre anni e chi lavorava alla biblioteca fu spesso sospettato di connivenza con I rivoluzionari. Anche durante questo periodo la biblioteca, che era intanto diventata la Bibliothèque Nationale invece che la Bibliothèque du Roi, aumentò i propri fondi e il proprio spazio grazie alle numerose confische: proprietà ecclesiastiche, collezioni appartenute agli emigranti etc. Così, la collezione privata di Luigi XVI, Marie-Antoinette e Madame Elizabeth vennero a confluire qui. È stato stimato che circa 5200 libri, 1400 manoscritti e 8000 incisioni passarono a far parte delle collezioni della biblioteca. Questo afflusso di nuovo materiale rese ancora più urgente la necessità di trovare ulteriore spazio e di risistemare il materiale già stipato nei diversi ambienti. La prima metà del 19° secolo fu estremamente travagliato e difficile. Nel 1858, una commisisone guidata da Prosper Mérimée stese un rapporto sui cambiamenti necessari all’organizzazione della Bibliothèque Impériale, linee poi seguite. Le conclusioni tratte da questo rapporto furono adottate da Napoleone III, che commissionò il restauro e la ricostruzione nel medesimo sito di alcuni dei palazzi all’architetto Henri Labrouste. Labrouste restaurò l’Hôtel Tubeuf e la Galerie Mazarine e costruì nuovi palazzi lungo rue de Richelieu e rue des Petits Champs. Labrouste è noto in particolare per la Sala di Lettura dei Libri a Stampa (1868). Risorse in denaro furono accantonate anche per continuare il lavoro dei cataloghi a stampa. Queste innovazioni continuarono sotto Léopold Delisle, medievalista e amministratore generale della biblioteca dal 1874 al 1905. Delisle iniziò il Catalogo Generale dei Libri a Stampa (Catalogue général des livres imprimés), la cui sezione Autori fu completata solo nel 1981. Dopo il famoso lascito di Victor Hugo nel 1881, Delisle diede un forte impulso alla campagna di acquisizione dei manoscritti originali di molti altri autori. La biblioteca continuo la sua espansione nel 21° secolo, annettendo i palazzi di Versailles nel 1934, 1954 e 1971, l’apertura di una nuova sala catalogo e bibliografie (1935 - 1937) e di una per la lettura dei periodici (1936), la creazione del dipartimento Incisioni vicino all’Hôtel Tubeuf (1946) e il trasferimento di mappe e carte allo stesso Hôtel Tubeuf (1954). nel 1958, il deposito dei libri a stampa fu innalzato e si creato un dipartimento ad hoc per i manoscritti Orientali. Nuove strutture furono costruite al 2, in rue Louvois a Parigi per ospitare il Dipartimento di Musica e gli Archivi dei Suoni (1964). L’Amministrazione venne collocata in un nuovo palazzo nel 1973, e nel 1985, alcuni palazzi della Galerie Colbert al 2-4 di rue de Vivienne furono attrezzati per i dipartimenti di informatica e gli uffici di accoglienza delle nuove accessioni. L’architetto per progettare la nuova struttura della biblioteca fu selezionato attraverso una competizione a livello internazionale organizzata dall’Association pour la Bibliothèque de France, in stretta collaborazione con l’International Union of Architects. Nel luglio 1989, la giuria internazionale selezionò 4 progetti, appoggiando in particolare quello ad opera di Dominique Perrault. Questo fu poi il progetto vincente. Il progetto di Dominique Perrault si basava su un podio rettangolare a sostegno di 4 torri, completamente a vetri, che simulavano un libro aperto. Una delle torri, di ben 79 metri, ospita 16 piani di uffici e 11 di magazzini. Il belvedere nella torre di nord-est è aperta al pubblico. Il basamento termina con una scalinata che porta al lungo Senna.

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