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Carlo Maria Card. Martini e la biblioteca desiderata

Un uomo di Chiesa cosa chiede al mondo delle biblioteche?

Scrive il Manzoni che Federigo Borromeo si segnalò per aver instancabilmente voluto e perseguito la fondazione della Biblioteca Ambrosiana, “ in mezzo a quell’ignoranza, a quell’inerzia, a quell’apatia generale per ogni applicazione studiosa” propria dei suoi tempi. Lontana da noi l’idea di voler porre una similitudine tra quell’età e la nostra, misconoscendo i progressi compiuti, e anche specificatamente nel campo del sapere e della cultura. E tuttavia qualcosa delle parole del Manzoni ci sembra riecheggiare nell’affermazione di un filosofo contemporaneo: cioè che una discriminazione fondamentale per comprendere l’oggi va cercata nella distinzione tra “persone pensanti” e “non pensanti”. In tale contesto, una biblioteca appare come un luogo, un’occasione, uno stimolo, magari modesto, per potenziare l’attitudine al “pensare”, un’abitudine che non sembra spesso propiziata dalla civiltà che ci circonda. Stimolo tanto più valido in quanto una biblioteca può essere non solo luogo di studio, bensì anche di coagulo sociale e di riflessione e dibattito culturale, per tutti prezioso, in particolare per le generazioni più giovani. Ci auguriamo dunque, ritornando al Manzoni, che di fronte all’impegno per nuove biblioteche siano rare le voci che riprendano quelle con cui furono accolti gli inizi dell’Ambrosiana: “Cosa importa? C’era altro da pensare? Che bell’invenzione, mancava anche questa!”. Vogliamo invece auspicare la comprensione e la fattiva collaborazione di molti, mentre siamo lieti di esprimere il nostro vivo apprezzamento e incoraggiamento.