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Maria Rosa Cutrufelli e la biblioteca

Da un'esperienza personale ecco la voce viva di una scrittrice.

In tempi lontani (fine anni sessanta) ho lavorato presso una biblioteca di quartiere a Bologna. Fu un’esperienza entusiasmante e particolare: mai come allora ho discusso di letteratura e di problemi sociali, di comunicazione e di mercato editoriale, di educazione e di domande esistenziali con persone tanto diverse tra loro per idee, appartenenza di classe sociale, cultura. Da quel lavoro ho ricavato un convincimento che nel tempo si è rafforzato: la biblioteca non può essere un luogo morto, un deposito di libri. Viceversa, deve aprirsi al dibattito, ad una frequenza non finalizzata soltanto alla lettura: deve diventare un familiare e abituale luogo di incontro e di confronto. No un silenzioso museo, e neppure esclusivamente un luogo di studio o di consultazione di testi. L’istituzione biblioteca deve prendere parte attiva alla vita culturale del quartiere, della città, deve anzi inventarla e favorirla e sollecitarla. Solo in questo modo potrà reggere, come si usa dire, la sfida dei tempi.