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Il Medioevo e la biblioteca

Massimo Montanari racconta quanto ha scoperto nelle sue peregrinazioni fra le pergamene medievali.

Nel corso delle mie perlustrazioni tra le carte medievali alla ricerca di notizie sulla storia delle campagne e dei contadini, mi ha colpito un gruppo di contratti agrari stipulati a Ravenna nei secoli avanti il Mille. Essi prevedono un tipo di corresponsione piuttosto insolita e particolare: librum unum, un “libro” da consegnare al proprietario - nella fattispecie, l’arcivescovo ravennate – all’atto in cui il nuovo concessionario entra nel fondo. La prima cosa che viene da pensare è che nell’Alto Medioevo l’oggetto-libro sia diventato talmente raro e prezioso da renderlo in tutto e per tutto equiparabile ad altri oggetti di pregio – mantelli, pellicce…- che più solitamente compaiono in questo genere di contratti. Ma potremmo anche rovesciare il discorso, riconoscendo in questa forma, sia pur particolarissima, di “circolazione libraria” un segno della vivacità culturale della Romania esarcale, un’area che agli inizi del Medioevo, nel generale degrado delle istituzioni culturali e della stessa cultura scritta, sembra porsi quale unica effettiva erede, in Italia, della tradizione letteraria e scientifica greca e latina. Mi sono più volte chiesto a quale razza di “libri” alludano i contratti agrari ravennati. Veri libri scritti, codici papiracei o pergamenacei reperiti chissà dove e chissà come e utilizzati come oggetti di scambio, con un valore semplicemente monetario – o piuttosto simbolico – ormai privo di specifiche funzioni d’uso? O non piuttosto libri da scrivere, pergamene “vergini” preparate per l’uso? Anche se mancano precisi indizi a proposito, mi è sempre piaciuto pensare le campagne ravennati – che sappiamo ricche di pecore, secondo una tradizione pastorale schiettamente romana che in quest’area rimane assai forte in tutto il Medioevo – come luoghi di produzione dei supporti librari, strutturalmente inseriti, a modo loro, nel sistema di conservazione e trasmissione della cultura. Le greggi di pecore che affollavano i parti salati della pianura vicina al mare, o i pascoli alti della collina e del monte, le immagino anche come immense potenziali biblioteche.