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La biblioteca di Goffredo Fofi

Un appassionato, un collezionista: ma il futuro del suo patrimonio?

Desidererei una biblioteca in cui poter depositare (a cui poter donare) i miei libri, almeno parte di essi, certo che vi verranno curati, catalogati, messi a disposizione del pubblico, utilizzati. Una parte dei miei libri – quelli del cinema – ha preso il volo per Città del Messico, dove la cineteca è frequentata dagli allievi di una delle più grandi università del mondo e ha pochissimi libri e pellicole, poiché un incendio la distrusse anni addietro. Ma il mio sogno sarebbe di poter donare tutti i libri che ho (e quelli che avrò) a una biblioteca vicino a casa, dove potessi, se mi servissero, consultarli o averli facilmente in prestito, senza le lungaggini e il disordine burocratico, senza la storica inefficienza delle nostre istituzioni. La mia biblioteca pubblica ideale è quella che ha i libri indispensabili e sa distinguerli dai superflui; è quella che non nasconde il libro, ma che neanche lo idealizza e è quella in cui piccoli e grandi possono incontrarsi e discutere non solo di libri; è quella dotata di un bar e di una sala video; è quella che ha personale specializzato e personale volontario, comunque interessato a ciò che fa, al ruolo che svolge. La mia biblioteca ideale forse non c’è, ma non sarebbe difficile farla esistere se solo ci fossero strutture, funzionari intelligenti, bibliotecari entusiasti formati più che alle tecniche alla comprensione e distinzione dei bisogni.