L’intervista a Jostein Gaarder
D: Lilli de Libris e la biblioteca magica non è il primo libro da Lei dedicato ai giovani, i quali ne sono anche protagonisti. Come riesce a immedesimarsi nella loro mente, a interpretare i loro sogni e i loro desideri in modo così chiaro e semplice?
R: La ragione principale è che anch’io sono stato giovane e so cosa significa provare tali sensazioni. Inoltre ho due figli maschi e, come dice un poeta inglese, “il ragazzo è il padre di un uomo, la ragazza è la madre di una donna”. Non dimentichiamo infine un elemento per me molto importante, cioè la curiosità che mi porta a indagare l’incredibile mondo dell’infanzia.
D: Ci può raccontare come quando è nato questo romanzo?
R: Era il 1993, un anno speciale per la Norvegia perché si festeggiava l’anniversario del primo libro stampato nel nostro paese. Per celebrare tale avvenimento mi hanno chiesto di scrivere un libro che sarebbe stato in seguito regalato a tutti i dodicenni e le dodicenni norvegesi, circa 16.000 ragazzi. Così ho chiesto aiuto al mio amico e scrittore Klaus Hagerup e insieme abbiamo deciso di scrivere una storia alternando la voce di un ragazzo, Nils, scritta da Hagerup, con quella di una ragazza, Berit, di cui mi sarei occupato io.
D: Nils e Berit citano numerosi libri per ragazzi noti in tutto il mondo come Winnie the Pooh e il Diario di Anna Frank. Sono gli stessi che amava leggere Lei?
R: Confesso di essere stato fortunato da bambino perché i miei genitori, pur lavorando entrambi, riuscivano a trovare il tempo la sera per leggermi le favole prima di dormire. In particolar modo mia madre mi leggeva le fiabe dei fratelli Grimm che amavo molto e i libri di Astrid Lindgren. Credo che il miglior favore che un genitore possa fare al proprio figlio nella società moderna sia quello di leggere un libro ad alta voce permettendo così uno scambio di esperienze tra il mondo infantile e quello adulto. Inoltre ritengo che romanzi come Alice nel paese delle meraviglie o Il piccolo principe raccontino storie che insegnano molto a entrambi e che il loro messaggio sia universale.
D: Come ha organizzato il lavoro pratico insieme a Klaus Hagerup?
R: Come dicevo prima, Hagerup e io siamo molto amici e ci conosciamo bene avendo trascorso diverso tempo insieme. Ciò ha facilitato il nostro lavoro. Così quando abbiamo iniziato a pensare al libro ci siamo incontrati (lui vive in una zona della Norvegia diversa dalla mia) e abbiamo stabilito che non solo i due protagonisti dovessero essere un maschio e una femmina, ma anche che la storia dovesse essere ambientata sia in una società urbana sia in campagna, dove si trovano, almeno in parte, le mie radici. In seguito ci siamo scritti, proprio come i giovani protagonisti, mandandoci però il materiale via fax.
D: In una delle lettere che Berit scrive al cugino si legge: “Mi vengono sempre un sacco di buone idee finché scrivo.” Condivide tale affermazione?
R: Certamente. Sono convinto che lo scrittore abbia un dono e che per mantenerlo debba allenarsi costantemente, come capita allo sportivo che allena i muscoli con la ginnastica ogni giorno. Lo stesso accade con la scrittura: più idee vengono usate e più se ne generano.
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L’intervista a Klaus Hagerup
D: Quando ha iniziato a scrivere romanzi per ragazzi e come si avvicina al loro mondo?
R: Era il 1989 quando ho scritto il mio primo libro con un bambino come protagonista. Nello stesso anno era uscita una biografia su mia madre, Inger Hagerup, una poetessa morta nel 1984. Lavorando a questo libro, e specialmente descrivendo alcuni momenti della mia infanzia, mi sono trovato a ripensare non a episodi particolari, ma a quelle sensazioni di tristezza e gioia che mi assalivano a quell’età. Oggi ho 55 anni, ma quel libro su mia madre ha riaperto la via che mi riporta a quel periodo, meccanismo questo che mi aiuta ora con facilità nella scrittura. Così quando descrivo alcuni bambini non penso ai miei lettori, ma a cosa provavo allora e alla sensazione di essere bambino che ancora una volta scopro in me stesso.
D: Quale importanza ha per Lei il ruolo del bibliotecario nel trasmettere l’amore per la lettura?
R: I miei genitori erano scrittori e traduttori, quindi la nostra casa era una vera e propria biblioteca. Così sono cresciuto tra i libri, e i miei genitori sono stati i bibliotecari più importanti della mia vita. Ritengo che sia stato molto saggio da parte loro non separare i libri per adulti da quelli per bambini, per cui all’età di dieci anni i miei preferiti erano: Alice nel paese delle meraviglie, Il circolo Pickwick, Tarzan il re delle scimmie e I tre moschettieri.
D: È stato difficile scrivere un libro a quattro mani con un altro autore?
R: Jostein e io abbiamo stili molto diversi, e credo che ciò sia importante dal momento che rappresentiamo due persone distinte all’interno del romanzo. Scrivere un libro insieme è stato possibile solo perché comunichiamo molto bene anche nella vita in quanto siamo amici da diversi anni e abbiamo trascorso molte vacanze insieme nel Fjaerland, dove è in parte ambientata la storia. Abbiamo lavorato insieme sulla trama e poi ognuno, singolarmente, ha creato il proprio personaggio.
D: Il messaggio affidato a Lilli de Libris è un invito per giovani e adulti a imparare ad apprezzare la gioia della lettura. Chi l’ha trasmessa a Lei?
R: Come ho accennato prima, è stato fondamentale il ruolo dei miei genitori. Posso aggiungere che ho iniziato a leggere quando ero ancora molto piccolo e che ricordo ancora la fantastica sensazione che ho provato quando ho improvvisamente colto il legame che univa le lettere mentre le mettevo insieme.
D: Incontra spesso i Suoi giovani lettori?
R: Sì, ho trascorso molte ore nelle scuole leggendo pagine dei miei libri ad alta voce, e con piacere. Mi sorprende sempre scoprire che il pubblico migliore è quello formato dai bambini, che solitamente non leggono. Ritrovo spesso in loro le sensazioni che provo nello scoprire un paese nuovo ed eccitante, il paese dei libri. Questo, più di ogni altra cosa, mi riempie di speranza per il futuro della letteratura.

Matita









natalia
01 Jun 2009 - 16:04 - #1Nils e Berit sono cugini: lui vive a Oslo, lei in un piccolo paesino. I due si tengono in contatto spedendosi “l’epistolario”, nel quale ciascuno a turno scrive una lettera all’altro. Berit ha saputo di un libro su una “biblioteca magica”, la cui pubblicazione è prevista per l’anno successivo, ma di cui un antiquario romano possiede già una copia. Il mistero conduce i due ragazzi in un viaggio attraverso il mondo dei libri, attuali e antichi, passando per Roma, Oslo, una baita nel cuore della Norvegia e la misteriosa casa gialla di Lilli de’ Libris, ma nella loro indagine sono ostacolati dal “Ghigno”, un losco personaggio stranamente interessato all’epistolario. Età di lettura: da 10 anni.
Una lettera misteriosa, una donna bizzarra, l’enigma di un libro non ancora scritto e di una biblioteca magica… il quaderno che i due cugini Nils e Berit si spediscono a turno tra Oslo e un paesino nella regione dei fiordi diventa quasi un’indagine poliziesca. Perché la strampalata bibliotecaria è così interessata al quaderno di Nils e Berit? E perché Nils si trova sempre alle calcagna il Ghigno, losco e untuoso individuo?
Il quaderno dei due ragazzi pullula di idee, ipotesi, ricerche, sogni, piani d’azione, e la loro fantasia vortica in un universo magico che piano piano comincia ad acquistare senso: il vecchio antiquario di Roma che possiede libri non ancora pubblicati, gli strani rumori provenienti dalla casa gialla di Lilli de Libris, la poesia rubata in una baita nel cuore della Norvegia…
Jostein Gaarder è ai vertici della narrativa internazionale. Nato a Oslo nel 1952, dopo aver studiato filosofia, teologia e letteratura ha insegnato per dieci anni. Per Salani ha già pubblicato C’è nessuno? (1997), Cose c’è dietro le stelle? (1999) e Il castello delle rane (2004).
Klaus Hagerup, nato nel 1946, è il più famoso autore per ragazzi norvegese. Prima di dedicarsi alla letteratura, è stato drammaturgo, regista e attore. Vive e lavora in Norvegia, e ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Salani ha pubblicato Olle Pappamolle (1999), Olle Tira e Molla (2001) e Olle Sibemolle (2005).