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Céline, Breton, Dalì: all’asta i gioielli della biblioteca Bollo

Un patrimonio da un milione e 600mila euro fatto di manoscritti e prime edizioni: li ha raccolti l’eccentrico industriale morto lo scorso anno.

Aveva un nome importante e una biblioteca imponente e non si era mai fatto un vanto né del primo né della seconda. Si sapeva che il suo impero era di carta, ma pochi avevano accesso alle carte private, le più preziose. Poeta, oceanografo, superstite del battaglione di 177 fucilieri della marina francese che sbarcarono in Normandia il 6 giugno del ’44, Gwenn-Aoel Bolloré apparteneva alla dinastia titolare delle omonime cartiere: quelle che producono i raffinati figli per le Bibbie e per la prestigiose edizioni de La Pléiade di Gallimard. Ma invece di accontentarsi di leggere il suo cognome nei listini della Borsa di Parigi, Gwenn-Aoel l’aveva fieramente regalato a uno sconosciuto granchio fossile, scoperto e classificato durante le sue ricerche oceanografiche. Per tutti era soltanto un industriale bretone un po’ eccentrico e molto generoso; e, ai suoi funerali, a metà luglio dell’anno scorso, c’erano soprattutto poeti, letterati e sognatori. Come lui. Che adesso forse si stupirebbe della valutazione stabilita per il bottino accumulato nella sua vita di bibliofilo: un milione e 600 mila euro, più di tre miliardi di lire, quanto dovrebbe fruttare la vendita all’asta di manoscritti e prime edizioni dei grandi autori del Novecento. Un tesoro cartaceo sommerso di cui pochi conoscevano l’esistenza. Suddivisa in 243 lotti, la biblioteca Bolloré sarà dispersa tra i migliori offerenti che si raduneranno il 12 febbraio prossimo nel salone di Sotheby’s, per contendersi pezzi rari o addirittura unici del collezionista scomparso. Con qualche notevole sorpresa. Era finito negli scaffali di Gwenn-Aoel Bolloré il manoscritto di Nord, l’ultimo libro pubblicato da Louis Ferdinand Céline prima di morire. La versione originale è quotata tra i 400 mila e i 600 mila euro. Ed era sempre lui, Bolloré, il geloso custode di un quadernetto sul quale un giovane scrittore di nome André Breton aveva annotato i suoi primi esercizi poetici giovanili: 17 poemi che valgono adesso tra i 30 mila e i 45 mila euro. Nella sua caccia alle rarità letterarie, l’imprenditore bretone aveva avuto anche qualche colpo di fortuna legato al buon vicinato: con lo scrittore e pittore Max jacob, per esempio, originario come lui di Quimper e del quale Bolloré conservava due taccuini di viaggio, scritti a mano, e valutati attualmente tra i 6.000 e i 9.000 euro ciascuno. Ma tra gli esemplari per cui si profila battaglia spiccano i 27 disegni originali di Salvador Dalì che accompagnano e illustrano una sontuosa edizione di Les Chants de Maldoror, i Canti di Maldoror del misterioso conte Isidore Ducasse de Lautréamont, rilegata da Paul Bonet nel 1948. La stima è di poco inferiore a quella dell’originale di Céline: tra i 220 mila e i 380 mila euro. Relativamente più abbordabile il manoscritto del Mendiant Ingrat, il Mendicante ingrato, prima parte del massiccio diario di fine Ottocento dello scrittore Léon Bloy, che dovrebbe essere aggiudicato per una somma oscillante fra i 45 mila e 60 mila euro. Ognuno degli oltre 240 lotti potrebbe raccontare un frammento di vita del suo proprietario, diviso fra passioni letterarie e scientifiche, reduce orgoglioso dello sbarco in Normandia, che celebrava ogni anno in divisa e di cui raccontava volentieri momenti terribili. Bolloré aveva 19 anni e il ruolo di infermiere: non dimenticherà mai i coetanei che non riuscì a salvare né a confortare con un po’ di morfina. Finita la guerra, l’anno dopo, non gli restò scelta: l’industria familiare di carta lo attendeva in Bretagna. Ma la carta non gli dispiaceva affatto, soprattutto quella stampata: diresse l’Operà, settimanale di critica letteraria e di spettacoli, e per trent’anni ha presieduto la Table Ronde, la casa editrice che tra il 1958 e il 1988 ha selezionato alcuni tra gli autori più anticonformisti di Francia. Come il loro mecenate, che ha sempre preferito il mare ai salotti, fino a fondare un museo oceanografico nel parco della sua proprietà nella valle dell’Odet, in Bretagna. Tra poche settimane la bella biblioteca sarà dispersa, ma un granchio vecchio qualche milione di anni testimonierà ancora, nel nome di Bolloré, la passione di un cacciatore di rarità.